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OTTO CENTIMETRI DI MORTE: LA TRISTE FINE DI LUIGI SICA

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“Conoscevo Luigi, i suoi sogni, la sua onestà, quando quella sera lo vidi, mi salutò timidamente con un sorriso, come faceva sempre, mai avrei pensato che sarebbe stata l’ultima volta”.
Con queste toccanti parole Giuliana Covella ha chiuso la presentazione del suo libro d’esordio “Otto centimetri di morte-La fine del sogno di Luigi Sica” (Guida editori), tenutasi martedì 18 maggio, nella saletta rossa della libreria Guida a Port’Alba. Protagonisti del dibattito, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Maurizio De Giovanni, scrittore, l’avvocato penalista Michele Capano e il moderatore dell’incontro, il giornalista Giuseppe Porzio.
La storia di Luigi Sica, sedicenne di Materdei, brutalmente assassinato da un coetaneo, il 16 gennaio 2007 a Santa Teresa degli Scalzi, per uno sguardo di troppo rivolto a una ragazza e pagato con una lama conficcata per otto centimetri nell’addome, ha colpito profondamente Covella, da sentire il bisogno di narrare, attraverso gli occhi della vittima, l’atroce epilogo della sua giovane vita. “Anna, la madre, mi chiese di raccontare la sua storia, affinchè non cadesse nell’oblio”, afferma la scrittrice napoletana.
In un istante i sogni, le speranze, le angosce, le paure, di una vita vengono spezzate, mentre il degrado socio-culturale avanza e la malavita continua a imperversare.
Nel ruolo di “convitato di pietra” il boss della Sanità Giuseppe Misso, oggi collaboratore di giustizia e autore della prefazione del libro, che pur riconoscendo le proprie responsabilità nei confronti dei giovani napoletani, punta il dito contro le istituzioni, colpevoli di non combattere adeguatamente la malavita organizzata.
“Il merito di una cronista di razza come Giuliana Covella”, sostiene Lucarelli, “è di non cadere nella tentazione di trattare queste tematiche in maniera troppo romanzata, ma di analizzare analiticamente la situazione, adoperando un linguaggio asciutto e immediato”. La disperazione che impera in questo libro per De Giovanni è ancora più profonda di quella di Gomorra, “l’efferatezza del singolo gesto spaventa, perchè può colpire chiunque  in qualsiasi momento, a differenza di un sistema che può essere teoricamente reciso alla radice”.
Non bisogna rifugiarsi nel recinto delle proprie consuetudini, vivendo nel terrore della città delle paure di Zygmunt Bauman. Assuefarsi all’illegalità, restare inermi davanti alle aggressioni, farsi i fatti propri, è il vile gesto dell’uomo comune che guarda solo nel proprio recinto e volta le spalle alla realtà. “Voglio credere che la speranza di una vita diversa esista”, afferma Covella, “non bisogna guardare solamente il degrado o i lati negativi di Napoli, esistono esempi positivi e persone che si ribellano alla camorra e vogliono evitare che queste tragedie possano ripetersi”.

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