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Napoli: continua la notte nera del commercio al Vomero

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In via Scarlatti chiude Brooks

 

            “ E’ una costante: non c’è giorno che nel quartiere collinare del capoluogo partenopeo, il Vomero, quartiere commerciale per antonomasia, non si annunci la chiusura di qualche esercizio commerciale – afferma amareggiato Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. La crisi economica e la contemporanea lievitazione dei costi di gestione,  hanno messo in ginocchio il terziario commerciale che rappresenta, da tempo, la principale attività produttiva del quartiere collinare con circa duemila esercizi commerciali, alcuni dei quali della grande distribuzione, presenti sul territorio “.

 

 

            “ L’ultimo esercizio commerciale che tra pochi giorni, per l’esattezza il 22 settembre prossimo, così come annunciano i cartelli posti in vetrina,  cesserà la propria attività si trova nell’isola pedonale di via Scarlatti, una delle più appetibile, sul piano commerciale, della Città -  prosegue Capodanno -. Ma non è l’unico. A pochi passi si notano le saracinesche abbassate di un altro negozio con un cartello dove si legge “ chiusura per lavori “ anche se di tali lavori non si osserva alcuna traccia “.

 

            “ La chiusura di via Scarlatti riguarda l’esercizio Brooks,  un negozio presente al Vomero dagli inizi degli anni ’80, condotto da una nota famiglia d’imprenditori napoletani del settore tessile, la cui attività a posto fisso ha avuto inizio nel centro storico di Napoli quasi un secolo addietro. L’unica consolazione è che la ditta non scomparirà dal Vomero. Infatti un altro cartello annuncia che da ottobre sarà di nuovo operativa in via Kerbaker, in un locale più piccolo di quello attuale, in modo da contenere i costi di gestione, lievitati enormemente negli ultimi tempi  “.

 

            “ Purtroppo – puntualizza preoccupato Capodanno - se si va avanti di questo passo, senza alcun intervento da parte della Regione Campania e del Comune di Napoli, tra poco al Vomero potrebbero essere tantissimi i negozi che rischiano di chiudere definitivamente, non potendo sostenere gli elevati costi gestionali, determinati anche dalle richieste esorbitanti per il rinnovo dei contratti di locazione. E di certo per risollevare la grave situazione che si è determinata nel settore non bastano iniziative puntuali, della durata di una notte. Occorrono interventi più incisi e continuativi “.

 

            “ Occorrerebbero iniziative concrete per supportare economicamente le attività in difficoltà – continua Capodanno -. Invece tutto tace. Anche la proposta di legge regionale per la salvaguardia delle botteghe storiche, annunciata tempo addietro, non risulta che sia ancora approdata in aula. In essa sono previsti interventi economici sia per dare contributi ai Comuni della Regione per la rivalutazione dei locali storici, sia per il censimento di questi ultimi “.

 

            “ Bisogna fare presto – conclude Capodanno -. Di questo passo, al ritmo di chiusure di esercizi commerciali che si registrano negli ultimi tempi, reputo che saranno davvero pochi gli esercizi commerciali che potranno usufruire a Napoli delle provvidenze previste, laddove invece in altre Regioni italiane, come il Piemonte, la Lombardia ed il Lazio, la normativa che istituisce le botteghe storiche è già in vigore da lustri, contribuendo a salvare tante attività commerciali ed artigianali che altrimenti avrebbero rischiato di chiudere definitivamente “.

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