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Inarrestabile l’ecatombe degli esercizi commerciali al Vomero. Anche bar e pasticcerie colpiti dalla crisi

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“ Il Vomero – afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari - è una delle aree commercialmente più attive del Comune di Napoli, ma negli ultimi anni ha fatto registrare segni di forte crisi. Il numero di attività commerciali che hanno chiuso o si sono trasferite a causa dei costi elevati di gestione è aumentato in maniera esponenziale. Per esemplificare, nella galleria Vanvitelli numerosi locali sono vuoti da mesi mentre nel tratto di via Scarlatti tra piazza Vanvitelli e via Morghen, poche centinaia di metri di strada, una decina di attività sono chiuse da tempo. Di recente la crisi sembra che abbia toccato anche settori che fino a poco tempo erano in forte espansione, in particolare i bar e le pasticcerie “.

“ Conseguenti alla chiusura delle attività commerciali è stata la desertificazione delle strade secondarie ed un drastico calo dei livelli occupazionali – prosegue Capodanno -. Passando ad un analisi più approfondita del fenomeno bisogna premettere che da un lato, naturalmente, c’è la crisi economica che colpisce, contemporaneamente, il potere d’acquisto dei consumatori e gli stessi commercianti. Dall’altro dobbiamo considerare che il Vomero era, e oggi non lo è più, un fondamentale punto di riferimento commerciale anche per chi veniva dalla provincia “.

“ Nel quartiere collinare – puntualizza Capodanno - ci troviamo da tempo immemore al cospetto di notevoli problemi legati alla viabilità perché, se è vero che il Vomero è uno dei quartieri meglio serviti della città dal trasporto su ferro, soprattutto dopo la recente apertura della stazione di piazza Garibaldi della Linea 1, è anche vero che l’adozione di alcuni provvedimenti di pedonalizzazione non accompagnati dalla contestuale creazione di infrastrutture, come parcheggi pubblici, ha contribuito ad allontanare i potenziali consumatori che raggiungevano il quartiere pure da fuori città e che ora devono fare i conti con le tariffe orarie stellari dei pochi parcheggi privati “.

“ A questo punto – sottolinea Capodanno- il Vomero si è pian piano uniformato agli altri quartieri cittadini. Non c’è più l’artigianato, non c’è più la cultura, scomparse anche molte librerie e sale cinematografiche. Vanificata a tutt’oggi la possibilità di un rilancio di siti culturali ed ambientali che potevano rappresentare anche degli attrattori per il turismo, come San Martino e la villa Floridiana con il museo Duca di Martina “.

“ Inoltre – prosegue Capodanno - la presenza in zona di due enormi mercati all’aperto, che per altro non risultano dotati delle normali infrastrutture richieste dalla legge, come servizi igienici, pompe d’acqua, cassonetti a scomparsa ed idonei parcheggi a servizio esclusivo, favorisce nei fatti l’ambulantato e le attività commerciali non a posto fisso, che presentano costi di gestione nettamente inferiori, potendo effettuare le vendite a prezzi decisamente concorrenziali, sovente anche senza rispettare le normative fiscali “.

“ Eppure – conclude Capodanno - basterebbe poco per cercare di arginare questa vera e propria ecatombe di esercizi storici. In Regione di recente è stata approvata la legge per valorizzare gli esercizi e le botteghe storiche della Campania che ha finalmente allineato la nostra regione ad altre regioni italiane, dove tale normativa è presente da lustri. Però tale legge per il momento è rimasta ancora sulla carta. Che mi risulti nessun esercizio ha potuto usufruirne in quanto peraltro non sembra che sia stato ancora neppure effettuato il censimento delle attività che potrebbero beneficiarne “.

 

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