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Con la satira possiamo infischiarcene del secondo Comandamento

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Virna Lisi, secondo il noto spot, con quella bocca poteva dire ciò che voleva, noi con la satira possiamo dire ciò che vogliamo, e possiamo infischiarcene del secondo comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”, e magari anche del primo. Che cosa ce ne importa? Si tratta di satira e quindi possiamo anche bestemmiare, satireggiando ovviamente, altrimenti non si può. E poi, secondo quanto ha detto Michele Santoro (Servizio Pubblico La7), la satira non offende Dio, giacché Dio è al di sopra di tutto e non si offende, la satira offende i nostri giudizi, i nostri pregiudizi. E va bene, Michele, io non so se tuo padre è ancora vivo, però se fosse morto, poiché sicuramente sarebbe in Paradiso e là nessuno si offende, potrei dire qualche parolaccia all’indirizzo di tuo padre? Oppure correrei rischio di vederti molto offeso? Ma che discorso è? Si ragiona così  perché non si sa bene che cosa sia la fede per un credente, che cosa sia Dio per un credente. Gesù disse: "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me" (Mt 10,37). Per molti fedeli Dio è più di una madre e più di un padre. Per un credente sbeffeggiare Dio è peggio che sbeffeggiare la madre o il padre. Detto questo, ma mi sembra superfluo dirlo, per chi reagisce con la violenza, non c’è nessuna giustificazione. Però, vi prego, non confondiamo la libertà d'espressione, con la libertà di offendere.

Elisa Merlo

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