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La Resistenza iraniana: un nuovo fattore nella politica verso l’Iran

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Nonostante il dibattito sull'accordo nucleare iraniano, la comunità internazionale dovrebbe essere pronta a rivolgere la sua attenzione alla questione più ampia di quale sia la politica corretta per trattare con l'Iran in generale. Mentre c'è un crescente consenso su entrambe le sponde dell'Atlantico sulla necessità di tenere testa alla minaccia sempre peggiore del regime iraniano, c'è un certo disaccordo sul modo giusto di farlo e sulla minaccia di un'escalation delle tensioni.

Il tallone d'Achille degli ayatollah è all'interno dell'Iran. L'equazione iraniana è cambiata definitivamente dopo le massicce rivolte popolari che hanno scosso il regime alla fine di dicembre e in gennaio, quando gli iraniani hanno manifestato in oltre 140 città e paesi in tutto l'Iran. Gridando slogan come “Morte a Khamenei” e “Morte a Rouhani”, hanno manifestato chiaramente e inequivocabilmente il loro desiderio di un cambio di regime. Con slogan come “Intransigente/riformatore, il gioco è finito”, hanno respinto la nozione che vi sia una qualche moderazione all'interno del regime clericale.

Le proteste hanno anche smentito le affermazioni secondo cui l'accordo nucleare avrebbe aiutato il popolo iraniano e il suo benessere. L'economia iraniana è nel caos totale. La moneta nazionale si è svalutata di oltre il 50 percento rispetto al maggio 2017, e questa tendenza in discesa senza precedenti non mostra segni di arresto.

Anche la corruzione e il nepotismo sono dilaganti. Un certo numero di istituzioni finanziarie che erano collegate all'IRGC (il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche) ed erano state approvate dalla Banca Centrale hanno sottratto ingenti somme di denaro e hanno chiuso, provocando pressioni quasi quotidiane da parte dei depositanti che recitano slogan contro il regime nella sua interezza. E naturalmente il regime non può rispondere ai loro bisogni poiché non ci sono soldi.

Le entrate economiche dell'accordo nucleare sono state saccheggiate dagli ayatollah o dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, o utilizzate per appoggiare il dittatore siriano Bashar al-Assad o per finanziare gruppi terroristici come Hezbollah. Nel frattempo, difficilmente passa un giorno senza proteste sindacali in varie città. La stampa statale iraniana è piena di storie di lavoratori e dipendenti pubblici che scioperano o protestano dopo non essere stati pagati anche per 23 mesi.

La situazione è così precaria che un ayatollah di rango molto elevato, Javadi Amoli, mentre parlava con il ministro del Lavoro a Qom il 27 aprile, ha descritto i responsabili degli affari economici del regime come incompetenti e ha detto ai funzionari del regime: “Se ci sarà una rivolta, tutti noi saremo gettati in mare”. Ha aggiunto: “Naturalmente molti dei funzionari sono fuggiti, molti hanno creato un luogo sicuro in cui farlo, ma noi non abbiamo nessun posto dove fuggire”.

Il 29 aprile, il presidente Rouhani ha dichiarato: “Alcuni dei nostri ministri hanno espresso pessimismo e disappunto dall'inizio del nuovo anno [20 marzo] e le loro osservazioni sono pessimistiche”.

Slogan come “Lascia andare la Siria, pensa a noi” e “Il nemico è qui, ma i bugiardi dicono che sono gli Stati Uniti” sono chiari segni che le politiche chiave del regime sono state totalmente respinte e che la propaganda del regime è diventata completamente inefficace. La gente ora chiaramente e con forza lo rifiuta nella sua interezza.

Il 2 gennaio Rouhani ha parlato al telefono con il presidente francese Emmanuel Macron e si è lamentato del fatto che l'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell'Iran – OMPI / MEK stava causando disordini in Iran. L’OMPI è la principale costituente del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran – CNRI, e Rouhani ha chiesto al suo omologo francese di limitare le attività del gruppo, che ha sede nei dintorni di Parigi. Il 9 gennaio, Ali Khamenei, il leader del regime, ha evidenziato che l'OMPI è stata la forza principale dietro la recente rivolta e l'aveva programmata con mesi di anticipo. L'ammissione sorprendente di Khamenei e l'appello disperato di Rouhani mostrano che l'OMPI pone una crescente minaccia al regime clericale.

Dopo la rivolta di dicembre e gennaio, il presidente eletto del CNRI, Maryam Rajavi ha dichiarato che le proteste continueranno e il movimento avanzerà fino al rovesciamento del regime clericale. Da allora, importanti proteste e atti di sfida sono avvenuti a Teheran, a Isfahan, ad Ahvaz e a Kazeroon. In ognuno di questi luoghi i disordini sono continuati per diversi giorni nonostante pesanti repressioni da parte del regime, poi sono scoppiati altrove.

Così ha affermato Maryam Rajavi nelle sue osservazioni alla convention degli iraniani americani a Washington, DC il 5 maggio: “Il popolo iraniano, che da dicembre ha partecipato a centinaia di proteste e insurrezioni, cerca il rovesciamento del regime clericale nella sua interezza. Chiedono alla comunità internazionale, in particolare all'Occidente, di sostenere la loro rivolta per rovesciare il regime iraniano. Esortiamo con enfasi la comunità mondiale a non rimanere in silenzio di fronte ai crimini persistenti perpetrati da un regime che detiene il primato mondiale delle esecuzioni in rapporto alla popolazione. Chiediamo loro che, adottando misure sanzionatorie, costringano i mullah a rilasciare coloro che sono stati arrestati nelle recenti rivolte e proteste, incluse centinaia di nostri compatrioti arabi nella provincia del Khuzestan e un gran numero di curdi nell'Iran occidentale, e a porre fine alla barbara persecuzione dei contadini a Isfahan”.

In poche parole, un nuovo fattore è entrato nella politica iraniana: il fattore popolare. Questo è l'incubo dei mullah e il loro tallone d'Achille, e si rivelerà un punto di svolta.

Il 30 giugno, gli iraniani e i loro sostenitori internazionali si riuniranno in un grande evento a Parigi, “Free Iran 2018”, a sostegno della rivolta popolare e della prospettiva di un cambio di regime da parte del popolo iraniano. Vi parteciperanno personalità di spicco americane ed europee di diversi schieramenti politici. Viste tutte le preoccupazioni riguardanti l'Iran e la sua condotta nefasta e alla luce di tutti i grandi cambiamenti in Iran, il messaggio di questo raduno è più importante che mai. L'Occidente in generale e Washington in particolare saranno saggi a prestare particolare attenzione all'evento e al messaggio che gli espatriati iraniani riecheggeranno a nome dei loro compatrioti in Iran. Essi non cercheranno denaro, truppe o armi dall'Occidente. Chiedono una politica ferma che consideri gli ayatollah responsabili e si schieri con gli iraniani e la loro resistenza nel loro sforzo per strappare il Paese alla morsa della dittatura teocratica.

Un Iran libero, democratico e non nucleare è un obiettivo su cui tutti possono essere d'accordo. Mentre la società iraniana vive un tumulto costante e gli ayatollah affrontano crescenti problemi sociali ed economici in patria e un crescente isolamento regionale e internazionale, sembra che le prospettive non siano mai state più brillanti per il cambio di regime.

Mahmoud Hakamian

@HakamianMahmoud 

 

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