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Manifesti affissi a Reggio Calabria

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Considero lodevole l’iniziativa, assunta per il momento da ignoti, che ha portato all’affissione sui muri della città di Reggio Calabria di manifesti contenenti l’appello ai commercianti a denunziare gli estortori.
Ho sempre ritenuto assurdo il comportamento di coloro che, pur in presenza della dilagante piaga del racket, anticamera dell’usura, preferiscono avvalersi del silenzio. Cedere al racket e, quindi, alla paura, porta automaticamente a foraggiare il bilancio economico dei mafiosi. Le cifre appaiono indicative: in Calabria oltre 900 milioni di euro annui vengono “elargiti” dai commercianti alla ‘ndrangheta. Le indagini evidenziano che il 70% delle attività commerciali e/o imprenditoriali che operano nel territorio di Reggio Calabria è soggetto al racket delle estorsioni ed il restante 30% è riconducibile direttamente a gestioni di appartenenza mafiosa.
Nonostante queste preoccupanti cifre pochissime sono le reazioni e le denunzie presentate. Eppure alla legge n. 44/99 potrebbe appellarsi qualsiasi vittima di estorsione.
Credo che il coraggio dimostrato, nell’ultimo periodo, dall’imprenditore di Lazzaro (R.C.) e dai coniugi di Filandari (V.V.) contro la volontà dei malviventi determinati ad impadronirsi delle loro attività, sia riuscito a far emergere la capacità dello Stato nel porre in essere la relativa azione di contrasto.
I giovani palermitani di “Addio Pizzo” sono stati di grande incoraggiamento alle denunzie contro il racket e mi convince l’iniziativa, se pur ancora anonima, assunta a Reggio Calabria.
Coloro che si piegano alle pressioni del racket finiscono con l’avvalorare le perverse logiche mafiose tendenti ad impadronirsi delle libertà dei singoli e della collettività.

                                                                          On. Angela Napoli
                                                   Componente Commissione Nazionale Antimafia

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