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Sicurezza. Una lettera quanto mai attuale

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«Il pacchetto sicurezza diventa legge. Sì alle ronde, la clandestinità è reato. Berlusconi: "E' un provvedimento da me fortemente voluto che garantisce i cittadini"». E’ uno dei tanti titoli che si leggevano sui giornali nel luglio del 2009. Scrissi, riguardo a quella legge, la lettera che segue, quanto mai attuale: “Gentile direttrice, perché due persone della stessa generazione, vissute nella stessa società, con un bagaglio di conoscenze suppergiù corrispondenti, a un dipresso della stessa intelligenza, su determinati argomenti che toccano la sfera morale, fanno ragionamenti del tutto contrastanti? Perché una di quelle persone riesce a ridere di soddisfazione alla notizia che è stata approvata la legge sulla sicurezza, e l'altra prova rabbia e tristezza? Non dovrebbero ragionare suppergiù alla stessa maniera? E se non è questione di cultura, d'intelligenza, che cosa è che fa la differenza? Qualcuno sorriderà, mi prenderà in giro, dirà che sono un ingenuo, ma io sono persuaso che a fare la differenza sia il cuore. Chi è d'animo buono e chi non lo è”. (Tustyle n. 28 – 14 luglio 2009). Ed ecco la risposta di Marisa Deimichei: “Le rispondo in due modi. Il primo con ciò che penso; chi è davvero intelligente, quasi sempre è anche buono. Perché sa che “conviene” esserlo: aprirsi agli altri, accoglierli, dividere con loro un pezzo di pane è un atto giusto e quindi socialmente utile. Chi è intelligente sa che le risorse della Terra non possono essere consumate da una minoranza sempre più egoista, ripiegata su se stessa e preda di irrazionali paure. Nei prossimi giorni i padroni del mondo si riuniranno per parlare anche di questo: vedremo chi, concretamente, si impegnerà per aiutare i più poveri. Il secondo modo con cui rispondo è con la lettera della lettrice Romina Rosolia: “Le allego uno degli scatti che ho realizzato a Lampedusa, dove mi sono recata per raccogliere le testimonianze sull’espulsione di immigrati clandestini. La foto riprende un muro di indumenti restituiti dal mare, appartenenti agli immigrati e che un anziano raccoglie e stende su una corda retta da due pali”.

Carmelo Dini


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