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PD e FI HANNO GIA’ SVENDUTO L’ITALIA AI CINESI ED ORA NON VOGLIONO IL COMMERCIO CON LA CINA…

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Le opposizioni a questo governo  fatto da Lega-M5S stanno in questi giorni boicottando l’iniziativa, peraltro condivisa per certi versi anche dal Quirinale, in base alla quale si vorrebbe in qualche modo sviluppare un filone, non solo commerciale, con la Cina, denominato “Via della seta”.

Basterebbe questo per far capire e condannare senza appello l’ipocrisia in capo ai detrattori di questa operazione, tenuto conto che, fino a pochi mesi fa, detti ipocriti detrattori ne hanno inventate di tutti i colori per entrare nel mercato dell’Asia orientale… le cui caratteristiche, tra l’altro,   non sembrano essere  in contrasto con la legislazione europea.

Detto questo, non si  capisce il perché di questa levata di scudi verso una tale evenienza da parte delle opposizioni visto che, già da anni, in Italia si parla…cinese:  non esistono  un  negozio, bar, caffè, ristorante, supermercati, centri sportivi, che non siano ormai ad alta indicizzazione asiatica, tanto da mettere in difficoltà la stessa comprensione della lingua, salvo che non si faccia ricorso all’inglese (per quei pochi di noi che sanno detta lingua).

A questo punto, atteso che ormai il discorso etnico-commerciale si è già  insediato in quasi tutte queste nostre suddette realtà, io vedrei in positivo un potenziale sviluppo dei rapporti commerciali con la Cina, non tanto per dare impulso all’economia italiana che potrebbe aumentare il PIL e diminuire il debito pubblico, ma anche perché tutto ciò potrebbe dare avvio ad un dialogo fra le grandi potenze, costrette anche ad imparare l’una dall’altra, Cina in primis. E’ noto infatti che il libero mercato in Cina ancora non esiste e quindi, intensificando l’interscambio fra Europa ed Asia, realtà di cui l’Italia sembra essere chiamata a questo importante avvio, si finirebbe per auto-livellare i prezzi dei mercati in funzione delle necessità del consumatore.  E se si muove la Cina, con le sue macroscopiche immissioni di merci sui vari mercati,  non è detto che le nostre aziende abbiano a soffrire più di tanto; al massimo, esse saranno costrette a modificare le loro strategie nell’interesse della globalizzazione che richiede, questo sì, una regolamentazione a tutto giovamento dei consumi. Va da se infatti che anche le aziende devono stare al passo con i nuovi fenomeni.

 

La imminente visita in Italia di Xi Jingping, Presidente della Cina, a mio avviso non è una occasione da sprecare,  perchè potrebbe costituire una sorta di panacea per dare avvio ad una nuova stagione economica per il Paese, atteso che, ora come ora, il debito pubblico italiano risulta insanabile e che, particolari accordi commerciali con la Cina, potrebbero anche concertare una qualche “diavoleria” volta al suo risanamento sulla base dell’interscambio. Per questi motivi, sia Trump che Putin storcono il naso, in quanto vedono, in potenziali accordi italo-cinesi, magari con riflessi UE, un concreto depauperamento dei loro mercati interni.

Staremo a vedere. Ovviamente è necessario conservare la nostra identità,  lungi da ogni tentazione colonialista...che potrebbe insinuarsi da parte cinese, facendo leva sulla nostra attuale precarietà economico-finanziaria.

 

Arnaldo De Porti, Feltre


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