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Privacy e spam. Garante e Tribunale spianano la strada al traffico di dati sensibili? Interrogazione

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Intervento della senatrice Donatella Poretti parlamentare Radicali - Partito Democratico

 

Secondo un giudice del Tribunale di Firenze, interpellato perche' un istituto religioso non voleva far sapere da chi aveva preso gli indirizzi di alcuni bimbi a cui aveva inviato proprio materiale di propaganda, e' lecito non render nota questa fonte: per 'origine dei dati' non e' da intendersi -come logica vorrebbe- il soggetto che li ha illegalmente diffusi e/o venduti, ma e' sufficiente una indicazione generica sulle modalita' con cui solitamente si ottengono questi dati. Un generico "non ricordiamo da dove provengono", cosi' come si e' difeso questo istituto, per il giudice e' nell'ambito della legge. Che in questo modo diventa solo un orpello a disposizione dei vari poteri e non certo dei cittadini, per la cui privacy e liberta' era stata introdotta nella nostra legislatura, con tanto di Garante che dovrebbe garantirne l'applicazione e semplificare il ricorso nel caso di presunte violazioni.
Legittimazione, quindi, di quello spam che, Ue prima e Italia dopo (art.7 codice Privacy), dicono di voler combattere.
Ma non si tratta di un caso isolato. In molti Comuni, come segnalato dall'Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), i dati anagrafici e sanitari vengono disinvoltamente forniti a soggetti privati, profit e no-profit.
Nello specifico fiorentino era gia' accaduto a me direttamente col 'Movimento per la Vita' dopo la nascita di mia figlia. Ma, rivoltami alla Procura della Repubblica per chiedere che si indagasse sull'origine della fuga di dati personali da parte del Comune (commette infatti reato quel pubblico ufficiale che divulga dati sensibili dei cittadini), l'esposto e' stato archiviato senza indagare.
Allo stesso modo Pietro Moretti, vicepresidente dell'Aduc, padre di due bimbe, a poche settimane da un cambio di residenza, ha ricevuto al suo nuovo indirizzo due lettere (una per ogni figlia) dall'Istituto San Gregorio che lo invitavano a visitare il loro asilo privato. Rivoltosi al Garante della Privacy, l'Autorita' aveva condannato l'istituto alle spese legali, ma non a rivelare la fonte da cui aveva avuto gli indirizzi. Moretti ha allora impugnato questa decisione presso il Tribunale di Firenze, dove il giudice Aloisio ha invece dato ragione al Garante.
Le motivazioni del Garante e di questo Tribunale spianano la strada allo spam, garantendo l'impunita' a chi guadagna dallo smercio dei dati privati dei cittadini. Senza la possibilita' di conoscere e quindi perseguire chi fa smercio dei nostri dati sensibili, viene meno l'intero impianto della legge sulla protezione dei dati sensibili, ed il cittadino non ha possibilita' alcuna di farsi valere. Anagrafi comunali e societa' provviste di indirizzari potranno, senza timore di essere perseguiti in alcun modo (penale o civile) divulgare e vendere materiale sensibile, di cui non si potra' mai accertare la provenienza.
Per questo, col sen. Marco Perduca, ho rivolto un'interrogazione al Ministro della Giustizia, per sapere se non intenda inviare degli ispettori presso la Procura e il Tribunale di Firenze affinche' accertino la correttezza dell'operato della magistratura inquirente e giudicante, che cosi' agendo hanno di fatto reso inapplicabile una norma europea e italiana e nullo un diritto del cittadino.

Qui il testo dell'interrogazione: http://blog.donatellaporetti.it/?p=444

 

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