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Europee. Spagnuolo (CS): lavoro e previdenza questioni centrali

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"Le questioni del lavoro e della previdenza sono assolutamente centrali", commenta Roberto Spagnuolo, responsabile lavoro e previdenza di Convergenza Socialista. "Si parta da una redistribuzione della ricchezza e del lavoro, dalla riconversione sociale dell’economia centrata sui bisogni e non sui consumi, e da una maggiore democratizzazione in Europa.” 

 

“Per quanto riguarda la redistribuzione di ricchezza e lavoro, occorre definire i modi per non rimanere relegati nella parte residuale anche nel futuro. Oggi la rete, la tecnologia e l’accesso libero ad esse faranno la differenza in futuro, cosi per il lavoro e le relative pensioni. La redistribuzione delle ore di lavoro è solo uno strumento di medio periodo ma non la soluzione strutturale. Occorre pianificare l'istruzione libera, la formazione e la riqualificazione continua, integrate in una rete di domande e offerte di lavoro monitorate sul territorio locale, nazionale ed europeo; così è possibile dare continuità alla redistribuzione anche nella fascia più alta dei redditi. Altrimenti rimarrebbe solo la redistribuzione fine a se stessa e solo del lavoro residuo a basso valore di reddito e, conseguentemente, di pensioni.”

 

“Recuperare artigianato e agricoltura locale sfruttando la rete per valorizzarne i valori e le ricadute sul territorio è importante”, continua Spagnuolo. “I centri di assistenza al lavoro distribuiti sul territorio collegati in rete nazionale ed europea devono garantire il corretto collocamento e l’adeguata formazione e riqualificazione. Solo se funzionano le ricollocazioni la redistribuzione amplierà gli effetti. La redistribuzione delle ore di lavoro va abbinata ad una politica della solidarietà, decentrando capitale e guadagni sul territorio, perché la produttività diventi sociale, e non solo del lavoro interna all’azienda. Occorre che anche i costi e i benefici sociali del lavoro esterni alle imprese, così come quelli ambientali, siano conteggiati nei bilanci e i salari non vengano incisi dalle minori ore lavorate. La misurazione delle imprese parte dal basso, dalla valorizzazione sociale del singolo lavoratore, e solo le aziende meritevoli nella qualità sociale del loro prodotto e servizio può concorrere al PIL sociale. Il PIL quantitativo dell’UE è obsoleto e antisociale per lo sviluppo del sistema economico.”

 

“Un ulteriore punto da considerare è nel fatto che la riconversione sociale dell’economia passa dai bisogni e non dai consumi”, continua Spagnuolo. “Ciò vale specialmente per i beni e servizi necessari alla persona in tutto il suo ciclo di vita, in particolare, per nascita - istruzione – lavoro – pensione, dove l’assistenza dello Stato è fondamentale in ogni fase, specie nei passaggi. Il diritto al reddito minimo europeo ne rappresenta la garanzia di partenza a tal proposito, legato ai diritti di accesso e mantenimento di un lavoro, dove anche la pensione minima dignitosa europea è il punto di chiusura dell’attuazione della solidarietà, presente nella Costituzione ben prima degli equilibri di bilancio, in un mondo del lavoro che è la parte fondamentale della vita dei cittadini europei. Diritti che vanno garantiti alla persona dalle leggi europee senza soluzioni di continuità, per evitare il dumping sociale e previdenziale sulla pelle di lavoratori e anziani.”

 

“Gli anziani, in particolare, non devono essere costretti a cambiare nazione per vivere dignitosamente in Stati in difficoltà fiscale che drenano risorse a Stati in altrettanta difficoltà, costretti alla guerra fiscale anche sulle pensioni. Stati relegati in una Europa a due velocità anche nella cura della terza età. Ripensare anche il sistema di finanziamento delle pensioni, che attualmente strozza strutturalmente il mondo del lavoro, anche per evidenti sbilanciamenti demografici in UE tra attivi al lavoro e pensionati. Sapendo anche che esiste un tetto al tasso di occupazione massimo in UE, per cui se aumenta la popolazione anziana il numero e valore assoluto delle pensioni può solo aumentare, con ulteriori prevedibili forti tensioni sul mondo del lavoro futuro. Occorre creare un metodo di transizione a fonti indipendenti dal mercato del lavoro degli attivi, per pagare le pensioni correnti, e legate ad un sistema che ha già accantonato i propri contributi di lungo periodo in modo definito, dove la fiscalità generale interviene per le integrazioni di breve periodo, dove il debito pubblico possa contribuire al finanziamento con titoli dedicati al credito previdenziale, tutelato quest’ultimo anche in maniera specificamente privilegiata, perché il futuro dei cittadini non può essere lasciato al caso una volta anziani.” 

 

“Infine, occorre maggiore democrazia nell’Unione Europea, con obiettivi di disoccupazione anche per la BCE legati ai programmi legislativi del Parlamento”, conclude Spagnuolo. “Essi sono il presupposto di un modello di sviluppo che non può avere il neoliberismo come ispirazione. L’accentramento di capitale, conseguentemente dei redditi, ha già mostrato evidenti limiti strutturali, per l’erosione delle materie prime, ma soprattutto sociali. Infatti, se la soluzione per il domani, per garantire ancora ricchissime rendite, è di milioni di sovvenzionati relegati ai margini del consumismo di massa senza altre prospettive, allora occorre invertire al più presto il processo. Decentramento del capitale, con investimenti locali su persone locali, con guadagni e utili sul territorio; valorizzazione dei mercati locali, dell’artigianato locale, dell’indotto locale, sfruttando la connessione alla rete per valorizzarne la qualità globalmente, non per sfruttare la competitività dei costi ma pubblicizzando il valore d’uso locale in tutto il mondo. Come i guadagni del lavoro anche le spese dei pensionati devono poter ricadere localmente e non finanziare altri Stati. Inoltre, il fiscal  compact va modificato certo ma per un nuovo Social Compact UE, in modo che tutte le spese di bilancio abbiano obiettivi sociali prima, poi possono anche rispettare obiettivi finanziari purché siano rispettati la trasparenza verso il parlamento UE e i parlamenti nazionali delle effettive realizzazioni nei territori, con riscontri reali dei ritorni degli investimenti sulle economie sociali locali, in termini di obiettivi raggiunti per il lavoro,  l’assistenza, la sanità, la previdenza e la cura degli ecosistemi.”

 

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