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L’on. Garavini (PD): “Una ricerca che valorizzi il merito al fine di attirare i cervelli italiani nel mondo”

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Analisi dell’Ambasciata di Londra sui ricercatori italiani nel Regno Unito

 

“Se il sistema di ricerca in Italia non cambia, i cervelli italiani all’estero non torneranno mai”. Questo secondo l’on. Laura Garavini è il messaggio chiave che emerge dall’analisi che ha condotto l’Ambasciata d’Italia a Londra fra i ricercatori italiani nel Regno Unito. “La ricerca in Italia deve uscire dal suo provincialismo, deve diventare più internazionale ed aprire le porte ai nostri tanti talenti all’estero. Sono infatti una risorsa essenziale per il futuro del paese”, ha ribadito la deputata PD eletta nella circoscrizione Europa.

Facendo i complimenti ai responsabili dell’Ambasciata d’Italia a Londra per la qualità della loro analisi, basata sulle risposte di circa 140 ricercatori italiani che lavorano in Gran Bretagna, la Garavini mette in rilievo i risultati in proposito di un possibile miglioramento del sistema di ricerca e di un possibile ritorno dei cervelli italiani. “Non c’è ombra di dubbio sui cambiamenti che dobbiamo apportare se l’82 per cento dei ricercatori interrogati dall’Ambasciata a Londra chiedono al sistema di ricerca italiano un ‘reclutamento professionale basato su parametri meritocratici e/o trasparenti’ oltre che una depoliticizzazione”, dice la deputata PD conludendo che “alla base di una riforma che renda la ricerca in Italia attraente anche per i nostri talenti all’estero deve essere il principio della meritocrazia e una valutazione trasparente che rispetti gli standard internazionali”.

“Ma l’analisi londinese dimostra anche che l’Italia non andrà avanti senza investire di più nella ricerca e nell’università. Più finanziamenti, più fondi e possibilità di ricerca sono un altro punto fondamentale menzionato dai ricercatori italiani nel Regno Unito nell’analisi dell’Ambasciata”, sottolinea la Garavini. I risultati di Londra dimostrano, secondo la deputata del PD, “che il Governo si deve rendere conto che fondi per la ricerca e per l’università non sono semplici spese ma investimenti importanti per il futuro del paese. Se non puntare maggiormente sulla conoscenza e anche sul ritorno dei cervelli italiani nel mondo, l’Italia corre il grave rischio di rimanere sempre più indietro nella ricerca rispetto alle altre nazioni importanti in Europa e nel mondo”.

 

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