Privacy Policy politicamentecorretto.com - IL PUNTO n. 718 del 3 maggio 2019 di MARCO ZACCHERA (marco.zacchera@libero.it) info e numeri arretrati: www.marcozacchera.it

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IL PUNTO n. 718 del 3 maggio 2019 di MARCO ZACCHERA (marco.zacchera@libero.it) info e numeri arretrati: www.marcozacchera.it

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SOMMARIO: -  IO DIFENDO SIRI - POLITICA, QUALITA’ E BUROCRAZIA - W LE PROVINCE - GAFFE - CIRIO NEL VCO -  Allegato: IL MURO DI TRUMP (2° parte)

…………………………………………………………………………………………

IO DIFENDO SIRI

Non conosco personalmente il sottosegretario Siri e non lo difendo perchè è della Lega, ma perchè mi sembra che stiamo perdendo tutti il lume dell'intelletto. A prescindere che la nostra Costituzione sostenga il principio della presunzione d'innocenza fino alla condanna definitiva qui siamo infatti davvero all'assurdo.

Siri non solo non è stato condannato, ma neppure processato. Anzi: non è stato neppure inquisito, nè rinviato  a giudizio e ancora neppure interrogato! Non gli si attribuiscono ancora reati, ma solo la diffusione della notizia (da parte di chi?)  che due persone a lui estranee in una telefonata intercettata sosterrebbero che per "comprarlo" ci sarebbero voluti 30.000 euro, anche se diversi quotidiani sostengono che addirittura la telefonata neppure ci sia stata e comunque nessuno ancora l'ha potuta ascoltare o almeno l'abbia vista trascritta né – tantomeno – risulterebbe traccia del pagamento e l'emendamento che avrebbe dovuto presentare non ha avuto seguito.

Ma ci rendiamo conto che a questo punto basta la volontà "di opportunità politica" per cacciare qualcuno da qualsiasi ruolo? Peraltro Siri si era subito autosospeso ed era stato comunque immediatamente sollevato da ogni delega da quel genio che è il ministro Toninelli, che tutto sarà tranne che un fine giurista. Cosa può fare Siri più che chiedere di essere almeno ascoltato da Magistrati che però da 2 settimane si guardano bene dal farlo?

Capisco le speculazioni politiche e la campagna elettorale, ma trovo che si sia passato il limite, qualunque sia il credo politico di Siri o di chi - di qualsiasi partito - si trovasse al suo posto.

Ricordo che per mesi e mesi componenti (e parenti) del governo Renzi ultra-chiacchierati  e pur con montagne di riscontri  si sono ben guardati dal dimettersi, né sono stati sospesi.

 

POLITICA E QUALITA’

E’ disarmante il livello generale della “qualità” della politica italiana, attraversando in maniera trasversale tutti i partiti. Pochi riflettono però che questa è la diretta conseguenza di un sistema elettorale che prevede ai vertici dei candidati “nominati” (dai partiti) e non eletti sulla base delle loro esperienze e maggiori o minori capacità. Il risultato è che vengono eletti solo amici (e amiche) dei leader di partito alla faccia della qualità.

Se non si cambia questo aspetto la politica italiana andrà sempre peggio ed è inutile poi lamentarsi. Inoltre non dovrebbe essere possibile accedere a determinate cariche (es. il sindaco di località capoluogo o importanti, parlamentare ecc.) senza avere un minimo di esperienza amministrativa o si resterà sempre ostaggi della struttura burocratica. Vi sembra logico che per aprire un bar bisogna avere superato corsi abilitanti ed esami alla Camera di Commercio e invece che si possa mettere a dirigere il Paese chiunque, anche senza alcuna preparazione o qualifica?

 

A queste cose sostanziali si risponde invece con la burocrazia, ammantata da slogan. Al grido di “basta i corrotti nella politica!” (frase demagogica ed idiota, quasi che bastino i certificati per colpire i ladri) su iniziativa del M5S nello scorso gennaio è stata votata ed approvata una legge demenziale per la presentazione delle candidature alle elezioni comunali. Il caso di VERBANIA è da manuale: 7 candidati a sindaco, 369 candidati per 32 posti da consigliere comunale, 13 liste.

W la democrazia? Mica tanto: sono stati necessari oltre 375 CERTIFICATI PENALI IN BOLLO, 369 curriculum personali (spesso di una riga, ma allora a che servono?) circa 2.980 certificati elettorali (diconsi duemilanovecentoottanta, quasi un decimo della popolazione vegliardi e lattanti compresi!) oltre a 375 DICHIARAZIONI DI ACCETTAZIONE di candidatura tutte singolarmente autenticate, una infinità di dichiarazioni di collegamento, simboli con diversi colori e grandezze, autorizzazioni e deleghe dei segretari locali, provinciali, regionali e nazionali e avanti così. Dopo le elezioni sarò obbligo trasmettere oltre 375 comunicazioni alla Corte d’Appello sulle spese elettorali individualmente sopportate (la maggior parte con spesa 0 (zero) con obbligo di comunicazione anche da gente che non avrò preso neppure un voto!) a pena di salatissime multe e denunce, certificazioni dei mandatari elettorali e avanti così.  Domanda semplice semplice: nel quadro di una normativa che prevede L’AUTOCERTIFICAZIONE, essendo tutti questi documenti e certificati GIA’ PUBBLICI E NOTI AGLI UFFICI non si sarebbe fatto prima a non richiedere le sottoscrizioni per le liste dei partiti politici già presenti in Parlamento, far auto-dichiarare ai candidati di essere in regola con la legge e - semmai - verificare bene poi, a posteriori, che ciascun eletto (ovvero solo 32 persone, non 369 candidati!) soddisfino i requisiti? Ma perché spendere migliaia di euro per nulla, oltre al costo dei dipendenti pubblici delegati per settimane a queste inutili  mansioni di conferma e convalida?  Ma ci rendiamo conto che si usano ancora dei moduli cartacei del 1946 e che non sono ancora previste le presentazioni dei documenti in versione digitale?  Ma demagogicamente, adesso, possiamo stare tranquilli:  “sono fuori i corrotti”??!!  Ma per favore…

 

PROVINCE: BASTA DEMAGOGIA

Sono stufo delle sciocchezze espresse dal vicepremier Di Maio che - dopo aver definito le province “un poltronificio” - ne vuole la cancellazione.

Sicuramente a Milano non sono un problema, ma venga il signor Di Maio a vedere la nuda e cruda realtà delle periferie italiane e delle zone montane. Intanto MAI i consiglieri provinciali hanno ricevuto uno stipendio ma (almeno da noi) al massimo solo un modestissimo rimborso spese se provenineti da fuoriu capoluogo mentre la demagogia dell’ex ministro PD Del Rio  ha “abolito” le province ma poi non ha “assegnato” le loro competenze a nessuno e quindi qualcuno deve pur pensare a mandare avanti  scuole, strade, ambiente, caccia, pesca, cave…

Certo che le situazioni sono diverse a seconda delle varie parti d’Italia, ma soprattutto lontano dai grandi centri proprio le province sono il collante del territorio, a parte la storia. 

Visto poi che comunque è stato votato un referendum popolare che ha confermato la loro esistenza nella Costituzione le si lasci lavorare, si diano loro compiti precisi ed adeguate risorse, ovviamente risparmiando e senza sprechi, ma ritornando all’elezione diretta di presidente e consiglieri, ovvero facendole dirigere in modo trasparente, diretto e democratico. Il resto è solo “fuffa” pre-elettorale

 

ESTERI: LA GAFFE DI CANALE 5

L’imperatore Naruhito è il nuovo sovrano del Giappone, ultimo anello di una dinastia che regna con alterne vicende nel paese da 2.600 anni. Peccato che per Canale 5 il nuovo imperatore sia "il continuatore della dinastia del cristianesimo". come è stato ripetuto per ore nei TG il mattino del primo maggio.

Ovviamente si tratta della "dinastia del crisantemo" (e non del cristianesimo), visto che in Giappone sono tradizionalmente shintoisti e difficilmente potrebbe essere cristiana una dinastia nata 6 secoli prima di Cristo, ma è strano che alla TV berlusconiana per ore nessuno si sia accorto della clamorosa gaffe che sottolineava non solo come gli speaker leggano pedissequamente quello che gli mettono davanti senza ragionare, ma anche la preoccupante ignoranza dell'intera redazione.

 

GIORNATA CON CIRIO

Sabato 4 maggio ALBERTO CIRIO, candidato unitario del centro-destra a governatore del Piemonte, sarà nel VCO.

Alle 10.30 incontro in Piazza Ranzoni ad Intra, alle 12 conferenza stampa, alle 14 incontrerà GIANDOMENICO ALBERTELLA e i candidati che lo sostengono a sindaco di Verbania (grande pubblico ed entusiasmo alla presentazione del suo programma, ieri sera nel salone di un Palazzo Flaim gremito di gente). Seguirà alle 15.45 a Gravellona Toce l’incontro con il candidato a sindaco PAOLO NOCILIA al palazzetto dello sport, alle 17 incontro pubblico ad Ornavasso e successivamente a Domodossola con incontri insieme ai candidati OLIVA (FI), CORBETTA (FdI) e PREIONI (Lega) con manifestazione finale alle 20.45 nel salone della comunità Montana Valle Ossola.

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IL MURO DI TRUMP

 

Sul numero 216 de IL PUNTO ho pubblicato la prima parte di questo reportage sul “muro” che divide gli USA dal Messico, ma non l’ho ripreso (per dimenticanza!) sul numero scorso. Riporto quindi questa settimana la 2° parte e -  a chi fosse sfuggita la prima puntata e volesse leggere l’intero testo - consiglio di contattarmi direttamente.

 

(SECONDA PARTE)

……il confine tra USA e Messico è lungo infatti 3.000 chilometri, la gran parte dei quali in pieno deserto.

Nel 2003 ci fu una escalation dei passaggi che in soli sei mesi raggiunsero la cifra di almeno 660.390 persone con come minimo 43 morti di stenti nell’ attraversamento della frontiera lungo il tratto che corre nel deserto di Sonora.

Proprio a seguito di questa situazione il senatore repubblicano della California Duncan Hunter presentò una articolata proposta di legge per rafforzare le barriere prevedendo una serie di costruzioni fisse per 1.123 chilometri, legge che fu approvata dal Senato degli Stati Uniti il 17 maggio 2006 e ratificata dalla Camera dei Rappresentanti il 14 settembre dello stesso anno. Pochi sanno – soprattutto in Italia – che quella legge passò a larga maggioranza e che votarono a favore anche una certa Hillary Clinton e l’allora senatore dell’Illinois Barack Obama.

Trump vuole oggi un rafforzamento delle barriere, ma soprattutto la posa di sensori elettronici - anche nel sottosuolo - perché lungo il confine sono nate diverse città messicane con le case addossate alle barriere e che con la costruzione di tunnel sotterranei oltre alle persone (anche questo è un aspetto poco conosciuto) permettono soprattutto il passaggio in USA di ingenti quantità di droga.

La barriera fissa parte dal Pacifico con dei pali di ferro che dividono una spiaggia, seguono poi le sponde del Tijuana River, un fiumiciattolo che - salvo quando è in piena (raramente, visto che nella bassa California piove molto poco) - è di fatto una fogna a cielo aperto ma che pure lui decide di passare in USA a pochi chilometri dalla foce e non fa quindi da confine naturale, ma è attraversato più volte dalle barriere.

Anche questa è una curiosità: il confine è infatti una linea retta dall’oceano al deserto fino a Yuma, poi scende lungo il sempre più arido letto del fiume Colorado (che quasi per tutto l’anno si secca definitivamente prima di arrivare alla Baia California) e poi se ne va dritto fino al Texas tagliando in due  deserti e montagne, come fu fissato oltre cento anni fa da un tratto di penna sulla carta geografica, con poca logica ma piuttosto figlio di un trattato di pace quando gli USA vinsero la guerra contro il Messico e si annessero i territori verso sud.

Sulla costa del Pacifico si fronteggiano da una parte l’americana San Isidro e dall’altra la messicana Tijuana che, molto più grande e prospicente su di un colle, sembra da lontano fisicamente sovrastare e seppellire gli yenkee.

La realtà è ben diversa e la noti appena ti avvicini da San Diego con l’interstatatale 805: di qui prati verdi con le aiuole ben curate, di là i palazzoni di una anonima periferia urbana che si perdono in un mare di costruzioni basse e senza alcun piano regolatore, caotiche e sporche.

Per passare in Messico non c’è alcun problema: parcheggi vicino ad uno dei tanti duty free, segui le indicazioni di un passaggio pedonale, passi un tornello, entri – con nessuno che controlli - in cinquanta metri di “terra di nessuno” e, passato un altro tornello, ti ritrovi in Messico dove un addetto doganale svogliato ti guarda in faccia, firma un modulo e ti fa passare.

Ti ritrovi così nel pieno del centro urbano di Tijuana, una specie di Scampia con le case gomito a gomito al confine (qui sotto, dicono, ci sono o ci sono stati più cunicoli per attraversarlo che topi nelle fognature) ma è una città visibilmente in crisi.

Lo è non per i migranti - che magari ci vengono speranzosi prima o poi di riuscire a passare “di là” - ma perché sono gli americani che non vengono più a far compere “di qua” soprattutto alcolici, sigarette e medicine di base, viagra o profumi a basso costo più o meno taroccati.

Il problema, infatti, non è entrare in Messico, ma ritornare poi negli USA (anche se sei cittadino americano o turista) perché ormai da mesi i controlli sono volutamente lenti e si creano code sia sull’autostrada che per i passaggi pedonali.

Solo pochissimi – quelli che hanno una sorta di carta verde transfrontaliera - superano velocemente la fila, altrimenti l’attesa è lunghissima per tutti e a seconda dell’ora può durare anche mezza giornata.

Per chi è in regola le procedure sono semplici (per gli europei con l’ESTA basta avere sul passaporto il timbro di un precedente ingresso negli USA negli ultimi 90 giorni) ma la fila che si accumula è comunque sterminata con centinaia di persone in attesa sotto lunghi camminamenti sopraelevati e coperti perché il sole - soprattutto d’estate - è sicuramente potente.

Mentre aspetti il tuo turno (i messicani passano soprattutto per acquisti di piccoli elettrodomestici o prodotti tecnologici), dall’alto vedi le due facce del continente: duty free e centri commerciali a nord, una caotica e maleodorante città verso sud.

Appena più oltre, verso est, il confine comincia ad attraversare centinaia di chilometri di deserto sassoso con una strada che corre lungo le barriere fisse dalla parte messicana ed una sempre più larga terra di nessuno da parte americana e dove si moltiplicano i congegni elettronici per segnalare chi passa. Molti chilometri del tratto più interno del confine sono tuttora transitabili a patto di non essere intercettati dalle pattuglie di confine e spesso con la necessità di attraversare lunghi tratti di deserto.

E’ qui – secondo l’amministrazione Trump – che prospera il traffico sia della droga che dell’immigrazione illegale e dove sarebbe necessario costruire nuove barriere di separazione.

Ma come la pensano gli americani? Dipende molto non solo dalle opinioni politiche ma dal luogo di residenza: in California la presenza ispanica è quasi prevalente e moltissimi si lamentano dell’eccessiva presenza di persone senza permesso e si chiedono nuove misure. Diversa l’impressione negli stati del Nord Est dove pochi parlano spagnolo e quindi minore è l’interesse per il confine meridionale.

Un ulteriore problema è che le tendenze immigratorie non sono tanto dal Messico ma soprattutto dai paesi del Sud e Centro America, come dimostrato dalla recente marcia di migliaia di persone dal Guatemala, bloccate alla frontiera messicana, ma che in parte sono poi comunque infiltrate in Messico e quindi premono alla frontiera.

Disperati spesso nelle mani dei trafficanti, fotocopia della situazione del Mediterraneo, ma con deserto e non il mare a dividere un continente.

“Siamo tutti americani” campeggia in una enorme scritta sulla collina di Tijuana, ma la diversità economica e di vita tra le due realtà è stridente e Il nuovo filo spinato di acciaio inossidabile che brilla alla sommità del muro fa da contrasto al metallo arrugginito sottostante.

Da vicino la barriera sembra la fiancata di una nave in disarmo, ma corre a perdita d’occhio lungo la frontiera. E’ un taglio netto, una divisione, una eloquente conferma che due Americhe sono profondamente diverse e divise e non riescono a parlarsi.

 

 

INTEGRAZIONE (IM) POSSIBILE?

QUELLO CHE NON CI DICONO SU AFRICA, ISLAM E IMMIGRAZIONE

 

Il mio libro  - edito dalle “Edizioni del Borghese”  (260 pagine – euro 18) -  sta avendo  un ottimo riscontro di pubblico e i lettori che lo desiderano potranno richiedermene direttamente una copia autografata contattandomi via mail (marco.zacchera@libero.it) e comunicandomi il loro indirizzo postale.

 
 

 BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                                  MARCO ZACCHERA 


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