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Non per tutti i cardinali la legge morale viene prima della legge civile

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«In una Chiesa in cui gli uomini più in vista hanno in tempi recenti scandalizzato la gente per aver fatto del male ai più piccoli, ai più indifesi, infrangendo le leggi dell’amore e della giustizia, riempie il cuore la notizia di un cardinale che infrange provvisoriamente le leggi di uno Stato che, in questa circostanza, non sta facendo bene il proprio dovere. Forse chi non disdegna di mettere il crocefisso nei porti ed ostentare l’uso di Vangelo e Rosario dovrebbe sapere che per un cristiano la legge morale viene prima della legge legale: i cattolici che a ogni piè sospinto amano ricordarlo a proposito di aborto e valori non negoziabili, se lo ricordino anche a proposito dei poveri».

Giuste, sacrosante parole tratte dall’articolo di don Mauro Leonardi: “Riallacciare la corrente al palazzo occupato è come rubare un pezzo di pane per un affamato” (Agi del 13 maggio).

Ed ecco cosa scrivevo sicuramente lo stesso giorno, e magari nella stessa ora o, chissà, nello stesso momento:

«Nel documento “Motu proprio” del Papa,  non è stato tenuto conto del dovere morale di denuncia all’autorità civile del paese dove i crimini vengono commessi. Il pretesto per questa grave omissione è stato addotto dall’arcivescovo Charles Scicluna, segretario della Congregazione per la Dottrina della fede: «Non possiamo imporre un obbligo non previsto dalle leggi civili, sarebbe un’ingerenza». Ora, a parte il fatto che la Chiesa non si è mai preoccupata molto del principio di non ingerenza, ma che cosa c’entra l’ingerenza in questo caso? Le leggi civili non prevedono l’obbligo di denunciare il crimine, ma neppure lo vietano. E per gli uomini della Chiesa la legge morale non dovrebbe essere al di sopra della legge civile?

Don Mauro, per encomiare un cardinale affermava che per un cristiano la legge morale viene prima della legge legale, ed io esprimevo lo stesso concetto per criticare un cardinale. E il Papa».

Renato Pierri 


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