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Storia di un giornalista permaloso

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Il giornalista che cura un noto blog di un altrettanto noto quotidiano, nell’anno 2017 mi pubblica ben dieci lettere, quasi una al mese. Stessa cosa, ad un dipresso, negli anni precedenti a cominciare dal 2014, anno in cui ho preso ad inviare missive al noto blog. Poi succede che il giornalista viene a sapere dal sottoscritto che la maggior parte di quelle lettere recano in calce la propria firma, altre sono firmate con pseudonimi. La ragione degli pseudonimi è che i giornali non amano far vedere ai lettori troppe volte la stessa firma. La faccenda, però, non piace al giornalista, come non gli piace ricevere qualche garbata critica che gli ho rivolto. E così, mentre il sottoscritto, tranquillo, continua come sempre, ad inviare lettere al blog, ma solo con la propria firma ovviamente, il giornalista da più di un anno, cestina le lettere che prima trovava interessanti per i lettori. Ora, non è che la cosa sia per me molto importante, ché tutto diventa meno importante man mano che si va verso la fine dell’avventura nel mondo, ma poiché escludo che il giornalista possa essere persona meschina, sarei curioso di sapere il motivo che lo ha spinto a non pubblicare più le mie lettere. Vendicativo? Non è possibile. Ripeto: non è cosa importante, sia per il motivo che già ho spiegato, sia perché se non pubblica un giornale, pubblica un altro. Sono curioso di sapere, però. La curiosità non passa col passare degli anni. Perlomeno la mia curiosità.

Renato Pierri   


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