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Impotenti contro i progressi della Resistenza iraniana, i mullah ammettono la popolarità e l’influenza dei Mojahedin del Popolo ( MEK ) nelle famiglie iraniane

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Di Mahmoud Hakamian

Qualcosa ha costretto i mullah dell’Iran a mettere da parte la loro politica obsoleta di ‘silenzio radio’ sulla Resistenza iraniana e sull’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI, Mujahedin-e Khalq o MEK).

Si tratta delle attività delle “Unità di resistenza” del MEK all’interno dell’Iran e del loro riflesso sulle principali proteste degli iraniani in molte capitali e alla Convenzione di cinque giorni ‘Iran Libero’ ad Ashraf 3

 

, in Albania, con la presenza di circa 350 personalità politiche da 47 Paesi, che hanno presentato una nuova immagine della Resistenza iraniana agli occhi del mondo.

Il 4 agosto 2019, Ali Rabie, portavoce del governo del regime e membro fondatore del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza (MOIS), si è lamentato del fatto che il discorso della Casa Bianca contro il regime è diventato simile a quello del MEK.

Il quotidiano “Kayhan”, affiliato alla ‘Guida Suprema’ del regime Ali Khamenei, ha scritto l’8 agosto riferendosi al MEK: “è penetrato profondamente nelle nostre case e il suo impatto si avverte”.

Il 28 luglio il generale di brigata delle Guardie Rivoluzionarie Assadollah Nasseh ha dichiarato alla televisione di Stato: “Dobbiamo sapere che tutto ciò che si svolge nel mondo contro di noi è il risultato dello sforzo di lobbying [del MEK] da qualche parte o di un prezzo che hanno pagato. […] La questione dei missili, come abbiamo visto, si è basata sulle informazioni da loro fornite agli americani. Per quanto riguarda i diritti umani, creano fascicoli e fascicoli e li forniscono agli europei e ci mettono sotto pressione in questo modo. Usano ogni leva contro di noi”.

I funzionari del regime iraniano sono inorriditi dallo spettro di ciò che vedono come la calorosa accoglienza per l’OMPI/MEK e per la Resistenza iraniana sui social network. I comandanti più alti in grado delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC) ne parlano apertamente come in coro.

Il generale di brigata dell’IGRC Gholamreza Jalali, che dirige le forze di difesa civile del regime, ha dichiarato all’agenzia di stampa statale ISNA il 29 luglio: “La nostra nuova guerra [contro l’OMPI/MEK] nel cyberspazio è più difficile dell’Operazione Mersad”. (L’Operazione Mersad, o Operazione Luce Eterna, fu una grande offensiva della Resistenza iraniana che penetrò per 100 miglia all’interno dell’Iran portando alla liberazione di due città nel luglio 1988, cosa che scosse il regime fino alle sue fondamenta.) “Le impronte digitali [del MEK] sono su molte delle controversie che affrontiamo. Molti dei cicli di notizie nel cyberspazio che sono orientati contro lo Stato e la rivoluzione sono guerra psicologica [da parte del MEK] contro di noi [...] Essi [il MEK] sfruttano alcune delle deboli circostanze economiche all’interno del Paese e incitano la gente a insorgere.”

Il 29 luglio, Esmaeil Kowsari, vice comandante della base di Sarallah dell’IRGC, ha dichiarato alla televisione di Stato: “Oggi [il MEK] compie ogni sforzo per umiliare il sistema sacro della Repubblica Islamica nel cyberspazio”.

Uno dei fondatori dell’IRGC, il generale di brigata Abolghassem Forootan, ha detto all’agenzia di stampa statale Mizan il 2 agosto, riferendosi al MEK: “vuole danneggiare i valori della nostra nazione e del nostro sistema attraverso l’uso del cyberspazio e del soft power”.

Il 29 luglio, l’agente del MOIS Mohammad Javad Hasheminejad si è lamentato della “presenza di 1.500 unità [MEK] in tre turni ventiquattro ore su ventiquattro” sui social media e del loro ruolo nelle “rivolte del 2018 nel Paese”, aggiungendo: “Dobbiamo conoscere il nostro nemico e conoscere i suoi obiettivi in modo da poterlo contrastare di conseguenza “.

Di fronte a circostanze difficili, i mullah stanno ricorrendo al tentativo di silenziare la voce dei loro avversari e al blocco della libertà di informazione sui social media. MOIS, IRGC e Forza Quds (IRGC-QF) hanno intrapreso una futile campagna per contrastare la crescente resistenza al regime attraverso la loro macchina di propaganda e guerra informatica.

Le loro note tattiche repressive contro la Resistenza iraniana includono campagne di demonizzazione, diffusione di informazioni e notizie false, uso di e-mail e account fraudolenti, invio di e-mail minacciose e immissione di virus per hackerare i computer e gli account e-mail dei sostenitori della Resistenza iraniana.

Un’ondata di e-mail infettate da virus, tentativi di hackerare siti Web e social network dell’opposizione, casi molto frequenti di furto di identità e tentativi di inquinare l’atmosfera utilizzando queste identità rubate fanno parte della cyber-campagna dei mullah contro la Resistenza iraniana.

Tuttavia, media statali parlano di “inazione” da parte dello Stato nel rispondere alla crescente influenza della Resistenza iraniana e affermano che “i funzionari culturali dormono”. Le loro implicite richieste di ulteriore censura su Internet dimostrano che le azioni del regime finora sono state inefficaci o, a volte, hanno avuto un effetto contrario.

 

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