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CANTICHE RIBELLI. DA COSENZA AL MONDO

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di Domenico Bilotti (*)

 

“Canto per un ribelle. Lettere di lotta e disobbedienza” di Chantal Castiglione (per i tipi di Erranti, Cosenza, 2018) è un testo che unisce intimità e racconto a fenomenologie diffuse di critica sociale. Il lato personalistico è saldato alla dedica intrinseca del volume, peraltro qua e là riecheggiata negli scritti che lo compongono: un attivista del Cosentino, Andrea Arcuri, impegnato nelle battaglie del territorio con generosità e abnegazione, tifoso vero della squadra locale e della parte più intransigente ed esposta della sua tifoseria, ragazzo ricordato anche oggi dagli amici, nonostante la prematura scomparsa, per la sorridente sostanza della sua bontà contagiosa. Ci sono però, nel libro, anche scritti apertamente di denuncia che forse meglio compongono al lettore il sottotitolo dell’opera. Se il volume è dedicato a uno sfortunato ribelle dei giorni nostri, gli articoli e i saggi che si susseguono uno via l’altro rappresentano uno spaccato dei tanti percorsi di studio, d’analisi e d’impegno personale dell’Autrice. Tanti i filoni rappresentati: quello già sperimentato dall’A. sulla manipolazione di memoria storica che ha impedito in Italia un giudizio politicamente consapevole e storiograficamente maturo sugli anni della contestazione; quello della politica estera, così notoriamente negletta dai nostri esecutivi, eppure sempre più consustanziale alla reale pratica di governo degli equilibri del mondo; quello delle vertenze territoriali legate all’ambiente, all’abitare, ai diritti sociali non meno che a quelli politici e civili (ché letture sbrigativamente avversative degli uni contro gli altri nocciono in fondo alla loro stessa idea di tutela).

Si, sono lettere, nel senso di cronache, di corrispondenze, di editoriali che un inviato immaginario del tempo presente consegna alla sua profumata redazione di inchiostro stampato. E c’è una disobbedienza che è in fondo una disobbedienza plasmata nel pensiero di Lorenzo Milani, una disobbedienza che è compimento della legge come l’atto d’amore per San Paolo, perché è una disobbedienza che imprime un’accelerazione equitativa allo stato di cose invocando temi, stili e toni altri del principio di legalità. Una disobbedienza tarata a resettare il peso lordo dell’ingiustizia e a donarsi non come mera testimonianza politica, ma anche come occasione di riscrittura degli spazi comuni.

Sono prose intelligenti, prose pensate, prose calorose, che elaborano le tracce di una riflessione critica già presenti nell’agire sociale, nello spirito cooperativo, nei doveri di solidarietà, nell’esercizio delle libertà fondamentali. Non sono pagine austere e a senso unico, ma feritoie dell’esistente: come se da un incavo nella terra potessero finalmente scorgersi il mare e la nave che lo sta solcando.

 

(*) Docente di “Diritto e Religioni” e “Storia delle Religioni”, Università Magna Graecia di Catanzaro

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