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Il pupazzetto senza cosina e senza cosino

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Un lettore, su L’Espresso del 5 ottobre, scrive, tra l’altro: “In questi tempi travagliati in cui pare addirittura che solo gli adolescenti possano salvare il pianeta dall’avidità energivora, vorrei segnalare una cosa che considero una rivoluzione morbida, culturalmente epocale: il lancio in questo periodo, da parte di un'azienda di giochi, di una bambola definita dai media “gender fluid”. E' una bambola asessuata, con vari kit di accessori nello stile Barbie, che può essere utilizzata nei giochi sia dai bambini che delle bambine, un’esperienza definita inclusiva, un’idea semplice ma geniale per le possibilità offerte all’infinita creatività dei bambini, senza distinzioni di sesso, pelle, look”.

La bambola asessuata, però, preoccupa molti e persino la giornalista Stefania Rossini, cui la lettera è indirizzata, che risponde: “Non condivido il suo entusiasmo, signor Rizzi. Anzi trovo fastidioso, se non dannoso, che le aziende di giocattoli applichino fino a questo punto il politicamente corretto nell'intento di compiacere quanti rifiutano il genere binario e si appellano alla fluidità. Scelta di vita legittima, intendiamoci, fatta però da adulti consapevoli che non andrebbe suggerita a creature ancora in formazione”.

Ora, forse è un po’ esagerato l’entusiasmo del lettore, ma sicuramente è infondata la preoccupazione della giornalista e di altri lettori che commentano la lettera sul blog de L’espresso. Un commentatore, poi,  se n’è uscito con questa corbelleria: “Ormai, dal mondo anglosassone, arriva una forte corrente di pensiero che considera legittimo scegliersi il sesso. E, cosa che considero aberrante, questa corrente di pensiero consente anche ai bambini di scegliersi il proprio sesso”.

Ho inserito anch’io un commento. Brevissimo: “Chiedo scusa, ma a me tutti questi discorsi per un pupazzetto senza cosina e senza cosino, mi fanno sorridere. Ma qualcuno pensa davvero che il sesso possa essere una scelta, e che su questa fantomatica scelta possa influire un giocattolino tra mille giocattolini? Ma suvvia!”.

Renato Pierri

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