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AUTISMO. COLOMBIA, RICERCA IDO-UNIVALLE AL CENTRO DI 3 CONFERENZE DA MERCOLEDÌ A VENERDÌ A CALI, PALMIRA E UNIVERSIDAD PONTIFICIA BOLIVARIANA

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Roma, 3 dicembre - È partita la settimana dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) in Colombia con tre conferenze. Si comincia domani (4 dicembre) nella sede centrale dell’Università del Valle (Univalle) di Cali, per arrivare a venerdì mattina nella sede distaccata dell’Univalle di Palmira e il pomeriggio nell’Universidad pontificia bolivariana. Al centro sarà il progetto di ricerca congiunto tra l’Univalle e l’IdO sullo 'Sviluppo di un protocollo clinico per la diagnosi precoce dei disturbi dello spettro autistico'. Le conferenze sono aperte a studenti, professionisti, genitori, insegnanti e presidi.
L'attuale aumento del numero di bambini diagnosticati nello spettro autistico rappresenta una situazione complessa non solo per i genitori, ma anche per le istituzioni educative e le entità governative in diversi paesi. Per comprendere meglio questa condizione psicologica e aprire la strada a delle proposte terapeutiche e di inclusione, il Dipartimento di sviluppo e simbolizzazione del gruppo di ricerca clinica in Psicologia, Neuropsicologia e Neuropsichiatria dell'Università del Valle di Cali ha unito le sue riflessioni con quelle dell’IdO di Roma per condividere visioni e obiettivi. Il campione di studio dell'indagine è formato da 15 bambini/e dai 12 mesi ai 5 anni provenienti da diversi quartieri della città di Cali (e da diversi strati sociali). Sono coinvolti nel progetto di ricerca anche i genitori.
Lo studio punta a riconoscere i bambini con disturbi dello spettro autistico quali individui dotati di capacità emotive e cognitive, per comprendere la complessità del loro mondo interiore (non solo il loro comportamento). L’IdO ha creato il progetto DERBBI (developmental, emotional regulation, relationship and body-based intervention), è il primo modello italiano evolutivo a mediazione corporea soprannominato ‘progetto Tartaruga’ perché non ci sono miracoli, ma seguendo dei percorsi mirati molti bambini hanno grandi miglioramenti. Alla base, quindi, del progetto di ricerca tra l’Univalle e l’IdO c'è una nuova idea di diagnosi di autismo, con un protocollo diagnostico che consenta una valutazione precoce per la comprensione delle differenti dimensioni che costituiscono la soggettività del bambino.
“Vogliamo trascendere l’attuale concezione della diagnosi come semplice individuazione dei disturbi dello spettro autistico- spiegano Maria Eugenia Villalobois, direttrice del gruppo di ricerca, e la docente Laura Pacca, anche referente IdO in Colombia- rendendo possibile, fin dal primo momento della diagnosi, nuove comprensioni che guideranno la proposta terapeutica e l'inclusione educativa e sociale dei bambini con questa condizione. Tale conoscenza, infatti, sarà una luce che guiderà gli interventi che vengono loro offerti nei luoghi educativi e nei centri terapeutici”.
Il protocollo clinico vuole stabilire una diagnosi precoce di autismo che trascenda l'attuale corrente diagnostica focalizzata esclusivamente sull'osservazione del comportamento, quindi, per portare al riconoscimento delle competenze individuali a livello cognitivo, emotivo e sociale.
L'individuazione di fattori prognostici e di differenziazione clinica tra i diversi tipi di autismo in età evolutiva rappresenta un'irripetibile finestra terapeutica. Ne è convinto l’Istituto di Ortofonologia di Roma che nel 2016 ha sviluppato il protocollo T.U.L.I.P. che indaga le abilità intellettive (attraverso il test Leiter-R), relazionali (con il test sulla capacità di comprendere le intenzioni altrui – UOI – Understanding of intention) ed emozionali (Tce: Test del contagio emotivo) dei bambini con autismo. Adesso con l’Univalle si cercherà di individuare proprio il profilo sensoriale di ogni bambino, per identificare l'eventuale presenza di contagio emotivo e la possibile presenza di empatia, nonché la comprensione delle intenzioni degli altri. Infine si delineerà il livello cognitivo, nonostante le difficoltà linguistiche, e si cercherà di ampliare la visione del bambino con autismo a livello medico, educativo e sociale a partire dalla comprensione della complessità del loro mondo interiore e non solo del loro comportamento.
Il progetto Univalle-IdO è stato già presentato dalle due docenti al congresso colombiano di psicologia di Barranquilla, che si è svolto dall'11 al 13 settembre. María Eugenia Villalobos e Laura Pacca hanno portato le osservazioni effettuate sui 15 bambini del campione di ricerca.
Da questo studio esplorativo, il contagio emotivo è stato concettualizzato come la capacità di notare e riprodurre in modo reattivo e precognitivo le caratteristiche espressive dell'emozione di un altro. Una piccola "finestra" che potrebbe precedere costruzioni più complesse come l’empatia, il legame e la relazione. Per favorire queste aperture all'interazione con gli altri, un terzo aspetto che è stato approfondito dall’equipe di ricerca ha riguardato l’efficacia degli “arrullos” (ninne nanne tipiche colombiane accompagnate dall’atto del cullare) come mediazione nell'intervento clinico con i bambini con autismo minori di 3 anni. “La canzone, l'abbraccio e le carezze del corpo invitano il bambino a un incontro piacevole con un'altra persona- concludono le docenti- si tratta di vibrazioni che favoriscono la consapevolezza di un evento in cui è presente un momento condiviso con un altro. Tale proposta risulta in linea con la lettura della problematica autistica come un arresto nel processo di sintonizzazione affettiva, che a sua volta determina le problematiche a livello relazionale, sensoriale e cognitivo tipiche dell’autismo”.


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