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Walter, addio!

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Nei suoi discorsi vola sempre alto, molto alto. E cerca di trasmetterci il messaggio dei suoi sogni. A futura memoria. L’uscita di scena di Walter Veltroni è stata all’altezza della sua discesa in campo come leader del PD.
 
di Felice Besostri
 
    Il Veltroni è uomo di comunicazione: ha ottenuto l’apertura di tutti i telegiornali.
    Come effetto secondario ha oscurato l’ultima battuta infelice (e criminale) di Berlusconi sui desaparecidos argentini.
    Nel clima di celebrazioni della sua coerenza, non ci sarà spazio su una riflessione critica del suo operato.
    Se non fosse per Pansa ed il Riformista, nessuno ci avrebbe ricordato la sequela di sconfitte di cui è responsabile.
    L’unica consolazione è che non c’è più una via di fuga, del "Perdente di successo".
    Scampò alla prima sconfitta dell’Ulivo candidandosi, lui il segretario del maggior partito del centro-sinistra, DS, a Sindaco di Roma.
    Con la sua uscita di scena si compie la parabola di un leader, che non essendo mai stato comunista, non ha nemmeno mai voluto diventare socialista, perpetuando l’anomalia di una sinistra italiana fuori da ogni parametro politico europeo.
    I tentativi di costruire anche in Italia un partito del socialismo europeo sono falliti e nel fallimento la segreteria di Veltroni, ereditata da D’Alema, è stato un nodo decisivo.
    Il punto non è quello dei proclami e dei deliberati congressuali: gli Stati Generali della Sinistra del 1998 erano stati chiari ed anche le conclusioni del Congresso di Pesaro del 2001, con l’incoronazione di Fassino, personalmente un socialista europeo.
    Quello che in altri è stata incapacità di perseguire l’obiettivo, si tratti di Amato, di D’Alema o di Fassino, in Veltroni è stato, invece, un lucido e coerente disegno.
    Dapprima, come detto, con la sua segreteria e dopo come leader del PD.
    Veltroni è stato determinante nella fine anticipata del Governo Prodi, senza di lui le miopi manovre della sinistra radicale non avrebbero avuto successo.
    Veltroni, infine, è il massimo responsabile di un mancato accordo con i socialisti per le elezioni del 2008.
    Con l’obiettivo di far scomparire ogni formazione a sinistra del PD, per evitare che fosse coperto lo spazio lasciato libero dai DS, ha preferito un’alleanza con Di Pietro e la sua IDV.
    Di Pietro l’ha ripagato bene e l’unica soddisfazione di Veltroni è quella di avere, nel suo discorso di addio, attaccato la sinistra giustizialista: e ciò resterà negli annali della storia.

 Vittoria di Berlusconi
o sconfitta di Soru/Veltroni?
 
I dati elettorali sardi parlano chiaro: Berlusconi, e per lui Cappellacci, hanno vinto.
    Le percentuali, ancorché non definitive, non lasciano dubbi, Cappellacci ha ottenuto il 51,83% mentre Soru il 42,94%, poco meno del 10% di distacco.
    Nel 2004 Soru aveva vinto con il 50,13% rispetto al 40,53% di Pili, l’allora candidato della destra.
    Il Centro-Sinistra ha, invece, subito una ben più cocente sconfitta con il voto per i partiti. Ha, infatti, raggiunto il 38.98% dei voti rispetto al 56,13% dei sostenitori di Cappellacci, un distacco di oltre 17 punti percentuali. Nelle precedenti elezioni del 2004 i partiti del Centro-Sinistra avevano raggiunto il 45,86% rispetto al 44,14% del Centro-Destra: un distacco minimo del 1,5%.
    Nel 2004 i partiti che avrebbero dato vita al PD (DS 13,15%, Margherita 10,79% e Progetto Sardegna – Lista Soru 7,77%) conseguirono il 31,71%, mentre nel 2009 il Partito Democratico si è fermato al 24,71%.
    Di contro nel 2004 i futuri partiti del PdL (Forza Italia 14,99%, AN 7,34% e Nuovo PSI 1,04%) ottenevano il 23,37% e sono balzati nel 2009 al 30,47%.
    In Sardegna, quindi, è stato sconfitto Soru ed il PD: le dimissioni di Veltroni sono più che giustificate. Nella coalizione di Soru le forze di sinistra (Rifondazione, PdCI, La Sinistra e Rosso Mori) sono invece andati bene con un complessivo 9,18% rispetto al 2004 (Rifondazione, PdCI, Verdi), quando ottennero un 6,77%, che arrivava al 10,53% conteggiando i socialisti (3,76%), stavolta usciti dalla coalizione con un più modesto 2,34%.
    Senza la sinistra il centro-sinistra non può vincere, mentre il PD è nato con l’obiettivo, purtroppo conseguito, di eliminarla: un’ulteriore sconfitta di quel progetto politico.
    Se, invece, delle percentuali si ragiona sui voti assoluti, si comprendono meglio i risultati e diventa chiaro che Berlusconi non ha vinto, ma i suoi avversari hanno perso.
    Nella specialità, non olimpica, della corsa a ritroso, vince infatti chi corre più piano. Innanzi a tutto c’è stato un calo drammatico dei votanti. I candidati presidenti del 2004 ottenevano complessivamente 972.771 voti, mentre nel 2009 928.376, cioè circa 44.000 elettori in meno.
    Cappellacci è stato eletto con 481.220 voti, cioè con 6.000 voti in meno di Soru nel 2004. I partiti del Centro-Sinistra hanno totalizzato nel 2009 300.313, cioè 93.000 voti in meno che nel 2004.
    Un’ulteriore conferma che è il Centro-Sinistra ad avere perso.
    Se avesse mantenuto i voti del 2004, il candidato Presidente ed i partiti coalizzati a sostegno avrebbero vinto, benché comunque perdenti rispetto alla somma dei voti ottenuti dai partiti della destra nel 2009, che sono stati 432.401, pari al 56,13%, cioè con un incremento di 53.000 voti.
    Questa volta era assente la lista di Soru, perché confluito nel PD dimostrando la regola che in politica la matematica è un’opinione, cioè 2+2 fa 3, come al tempo dell’unificazione socialista o più recentemente della Sinistra Arcobaleno.
    La UDC l’alleato sognato in settori del Centro-Sinistra era alleato al PdL, cui ha dato con l’8,92% un contributo decisivo per il raggiungimento della maggioranza assoluta.
    Ulteriore lezione sarda, lasciano in pace l’UCD, che ottiene di più dalla destra, di quanto possa ottenere dal Centro-Sinistra.
    Se si fossero sommate le percentuali del Centro-Sinistra, dei Socialisti e dell’UDC è ben vero che si sarebbe superato il 50%, ma è tutto da dimostrare, che l’UDC si sarebbe portata tutti i suoi voti in una coalizione di centro-sinistra.
    L’UDC su questioni essenziali, vedi decreto legge e ddl sul caso Englaro, è dall’altra parte, come pure settori del PD.
    Va sottolineato il successo degli indipendentisti sardi, dopo lo sbriciolamento del Partito Sardo d’Azione.: Gavino Sala ha ottenuto più voti di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, dei Socialisti e de La Sinistra, individualmente considerati.
    Alla luce della lezione sarda si rafforza la linea di un centro-sinistra rinnovato, nel quale una formazione unitaria della Sinistra giochi un ruolo essenziale. (ADL)

Invia commento comment Commenti (1 inviato)

  • Inviato in data pietro, 25 Febbraio, 2009 22:39:18
    Grazie Saluti Giuseppina Veltroni e le nuove Steifendiest di Pietro Ancona Le dimissioni di Veltroni da Segretario del PD vanno viste come un "ritiro dalla politica". E' vero: Veltroni è stato capace di atti di inaudita audacia.Ha dichiarato di voler stare da solo, ha escluso ogni alleanza elettorale con il PSI e con i partiti della sinistra radicale con i quali aveva debiti di riconoscenza (il psi lo ha sdoganato ed introdotto nell'internazionale socialista che ora, a quanto pare, non serve più e diventa un punto di rottura del PD) ed i partiti della sinistra radicale avevano servito fedelmente, per me troppo fedelmente, il governo Prodi nella sua incredibile azione di cancellazione degli accordi elettorali e delle garanzie date ai lavoratori. Veltroni, per tagliare fuori la sinistra anche dal Parlamento Europeo, si è servito di un accordo con Berlusconi, cioè ha usato la forza di una maggioranza parlamentare per cambiare una norma. La concellazione della sinistra dal Parlamento Europeo produrrà un impoverimento della democrazia dal momento che il PD non solo dichiara di non essere un partito di sinistra ma si ostina ad essere quasi il clone del PdL. Veltroni si è ritirato perchè spaventato dallo scenario che si va aprendo davanti a noi: una crisi mondiale che il padronato italiano vuole gestire e gestirà in termini di annientamento di quanto resta dei diritti dei lavoratori; una crescita della militarizzazione della politica attraverso le ronde che sono la ripetizione a quasi un secolo di distanza delle Steinfendienst NJ che mano a mano diventeranno orribili strumenti di intimidazione dei partiti del centro-destra e del governo sui partiti della opposizione e sulla popolazione. Sulle ronde c'è stata e c'è molta ambiguità se è vero che il Presidente della Provincia di Milano, un tizio che ha fatto il funzionario del PCI per tutta la vita e che ora sembra convertito ai canoni del peggiore securitismo, ha stanziato un quarto di milione di euro a vantaggio di quelle esistenti. Si, è vero, si tratta di volontariato ma che a quanto pare costa, non è del tutto disinteressato e gratuito. Le guardie padane che esistono da anni sono certamente costate ai contribuenti, forse parte di loro sono transitate nei corpi dei vigili urbani ed ora si aspetta il federalismo per farne in blocco polizie regionali. Il Paese è avvolto in una atmosfera di odio. Il governo proclama il canone della cattiveria. Bisogna essere cattivi con tutti coloro che in qualche modo osteggiano la politica xenofoba e carceraria del centro-destra. Andiamo verso non solo la dittatura della maggioranza in Parlamento che già abbiamo registrato con lo svuotamento del ruolo del Parlamento ma verso la violenza legalizzata della maggioranza sulla opposizione e sul Paese. Gli obiettivi delle ronde diventaranno molteplici ed includeranno i centri sociali, i sindacati di base, i movimenti della galassia comunista libertaria ed anarchica. L'ordine pubblico diventerà ordine politico. A fronte di questa situazione tutti i compagni che provengono dal PCI e si trovano nel PD e non ne condividono l'immobilismo e la postura riverenziale verso il PD farebbero bene ad unirsi ed a lasciare come terreno che scotta il PD per aiutare un processo di ricostituzione in Italia di un partito socialdemocratico come fu il PCI prima dello sciagurato karakiri della Bolognina. IL PD non è in grado di frenare, di bloccare ed ancora meno di invertire lo smottamento verso il neonazismo italiano. Il PD era nato per governare in alternanza a Berlusconi ma con il suo stesso progetto politico liberista. Ora, nonostante il giuramento di Franceschini sulla Costituzione, è diventato del tutto inerte ed inefficace. Il PD non è in grado di fare niente che possa in qualche modo contenere l'espansionismo della destra. Veltroni si è ritirato da una politica che per lui come per tanti altri non è più il giardino incantato delle opportunità della democrazia, ma un tetro campo ingombro di rovine, sul quale incombe la violenza del regime prossimo venturo. Veltroni si è guardato attorno e si è impaurito. Pietro Ancona www.spazioamico.it