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Italiani all'estero. Chi ha paura del PD?
A colloquio con il deputato italo-australiano
Marco Fedi (PD), eletto nella Circoscrizione Estero (ripartizione Australia) sulla crisi del PD: "Abbiamo commesso degli errori, è vero. Ma il PD è ancora oggi, nonostante tutto, un’opposizione seria, equilibrata e forte".
ADL - Mancano ormai pochi mesi alle elezioni europee: Lei non ritiene che il PD dovrebbe dire con chiarezza in quale gruppo parlamentare intende sedersi a Strasburgo?
Fedi: Il PD deve dire con chiarezza come intende gestire la propria rappresentanza nel Parlamento europeo. Condivido la necessità della chiarezza su questo punto. Non vedo invece davanti a noi scelte obbligate, se non quella di non forte no alle forzature. Credo che il PD debba scegliere autonomamente. Una delle tante scelte che dovremo fare insieme, rapidamente. Ed una delle ipotesi è quella di un nuovo gruppo parlamentare. Questa ipotesi non va accantonata con troppa disinvoltura. Le famiglie politiche europee hanno una storia importante e nessuno deve essere chiamato a rinunciare alla propria storia. Ma il Partito Democratico è un’altra cosa. Il PD è nato da storie e culture diverse e si prefigge di unirle in un progetto politico nuovo. È proprio questo "essere un’altra cosa" che spesso non viene compreso. È evidente che se la scelta fosse tra PSE e PPE non avrei esitazione a "votare" per l’ingresso nel PSE. Altrettanto evidente che se abbiamo costruito un’altra cosa in Italia non dobbiamo rinunciarvi nella casa comune europea. Un gruppo autonomo PD oppure una componente PD nel gruppo misto non sarebbero una fuga nella "non scelta" ma una scelta per il partito nuovo che abbiamo fondato e che stiamo costruendo. A chi non piace il PD e perchè?
ADL - Dato quel che è successo intorno al caso Eluana, non sarebbe giusto poter conoscere qual è la posizione del PD sull'interventismo del Vaticano in Italia?
Fedi: Le mie posizioni sulla vicenda Englaro le ho espresse alcuni giorni fa e quindi non le ripeto. La proposta di legge sul testamento biologico presentata dalla maggioranza è offensiva e l’opposizione deve respingerla. Non per rispondere all’ingerenza del Vaticano ma perchè è una proposta sbagliata. La mia posizione è quella contenuta nella proposta di Ignazio Marino. Il PD deve decidere anche su questi temi etici. E deve farlo recuperando tempo e terreno persi fino ad oggi. L’ingerenza del Vaticano è dovuta ad un male profondo della nostra società e della nostra democrazia parlamentare. Una società ed un mondo politico che non promuovono una aperta e chiara riflessione su tutti i temi etici, un mondo dell’informazione che è strumento della politica, un mondo politico, falso e ipocrita, che oggi non è in grado di gestire in modo trasparente e chiaro il rapporto tra i poteri dello Stato figuriamoci tra lo Stato e la Chiesa. In alcuni Paesi, tra cui l’Australia, porsi il problema della laicità dello Stato è "unusual". In Italia è all’ordine del giorno.
Our voice in Rome: il deputato italo-australiano Marco Fedi
Quindi la questione deve necessariamente porsi in rapporto al mondo politico nella sua generalità. Il PD deve imparare a decidere. Maggioranze e minoranze – sui temi etici come sulle grandi sfide del nostro tempo – sono la vita interna di un grande partito riformista. È con le scelte quotidiane che si afferma la laicità dello Stato, non con le dichiarazioni o i titoli dei quotidiani o le minacce di scissione. Ogni minaccia di scissione distrugge un pezzo di cammino del PD. Per essere ancora più chiaro nella risposta: non è importante misurare il livello di ingerenza del Vaticano ma misurare la qualità, immediatezza e saggezza della nostra riposta politica. Perchè il PD ha difficoltà a prendere le decisioni che contano?
ADL - La Cgil muove verso una agitazione nazionale sulla crisi economica che rappresenta per altro la questione fondamentale sul tappeto: Lei non troverebbe giusto che il PD si schierasse o di qua o di là?
Fedi: Il sottoscritto si è già schierato con la CGIL e credo sia giusto che i parlamentari decidano autonomamente. Le agitazioni sindacali sono e rimangono tali. I partiti politici – affinchè rimanga credibile l’azione sia del sindacato che delle forze progressiste e riformiste – devono rimanere tali. Non confonderne i ruoli. Mi spiego. Chiedere un maggiore intervento su pensioni e redditi bassi o sugli ammortizzatori sociali, dalla prospettiva sindacale, deve essere lo stimolo al più grande partito di opposizione per trasformare queste richieste in azione parlamentare di opposizione e in proposte politiche. Devo dire che sotto questo profilo il PD ha lavorato bene. Chi ha paura del PD?
ADL - On. Fedi, per concludere, non le andrebbe di fornirci, pacatamente, marzullianamente, le risposte alle domande con le quali lei ha voluto siglare le sue dichiarazioni?
Fedi: Sì, rispondendo alle vostre domande arrivo sempre ad una serie di interrogativi. A chi non piace il PD e perchè? Abbiamo commesso degli errori, è vero. Essere coerenti non è sempre la formula vincente ed è stato il primo errore. Il centro-destra fagocita tensioni e contraddizioni e continua a rinviare il progetto del partito nuovo della libertà. Il PD è ancora oggi, nonostante tutto, un’opposizione seria, equilibrata e forte. Non credo si possano attaccare ragionevolmente i gruppi PD di Camera e Senato per le scelte fatte in Parlamento. Ne sono orgoglioso. Il PdL invece deve fare i conti con la Lega Nord. Ma il PD non piace anche alla sinistra radicale: rappresenta una via alla aggregazione di storie e culture diverse che appare impossibile nel variegato mondo della sinistra, dove, dal dopo-Prodi, le sigle sono aumentate anzichè diminuire.
ADL - Be', non sarà sempre colpa degli altri se il gruppo dirigente dell'ex Pci, nella sua famosa "coerenza", ha cambiato nome, posizione, strategie, alleanze internazionali parecchie volte, da Mosca a Bruxelles, a New York senza contare una certa ciclica piaggerie filo-vaticana...
Fedi: No, vede è che è aumentata l’incapacità di comunicare, a elettori e cittadini, il percorso per ottenere i cambiamenti culturali, sociali e politici per i quali ci battiamo da anni. Questa incapacità è un problema nostro. Di tutti. Perchè nella politica moderna esiste solo un modo per non subire le scelte nefaste della destra: vincere le elezioni. Per vincere le elezioni occorre avere un programma politico e la forza per portarlo avanti, non la forza di ricatto per metterlo in discussione ogni giorno.Perchè il PD ha difficoltà a prendere le decisioni che contano? Il secondo errore è stato non aver accelerato la costruzione del partito democratico raggiungendo la strutturazione necessaria ad assumere le decisioni, anche le più difficili. Con la partecipazione più ampia possibile. Chi ha paura del PD? Cosa fare ora? Il PD spaventa tutte quelle forze che per anni hanno costretto la politica italiana a vivere in una condizione di "necessaria permanente mediazione" – altri potrebbero definirla "ricatto" – da parte dei piccoli partiti. Dobbiamo riprendere un cammino politico – fatto di valori e di idee – che apra il PD al confronto a sinistra e rafforzi tutti gli strumenti di proposta e di partecipazione per tornare a fare politica e per tornare ad essere una convincente, e vincente, alternativa di Governo. La sinistra deve decidere che peso vuole avere in questo confronto e dialogo.
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Commenti (1 inviato)
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Inviato in data Carmine , 05 Marzo, 2009 23:01:30Io ho sempre saputo che per vincere le elezioni bisognava avere i soldi, soldi, soldi i programma politici servono solo durante le campagne elettorali, all' indomani e' tutto dimenticato




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