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L’importanza della cura di sé nella storia

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L’uomo ha sempre aspirato ad avere un potere sul sé che gli consentisse di purificare il proprio corpo e la propria anima. Le tecniche utilizzate nel corso dei millenni sono svariate e tendono ad avere obiettivi diversi a seconda delle epoche e delle mentalità diverse. I Greci  ed in particolare gli stoici utilizzavano quattro tecniche per agevolare la cura del sé, che saranno poi riprese anche in tempi più recenti:
1) Scrivere lettere agli amici era un modo di aprirsi ad uno sguardo esterno e porre l’attenzione sulla descrizione del proprio stato d’animo. Anche  i Romani  come Marco Aurelio e Seneca utilizzavano questa tecnica ponendo l’accento su particolari minuti della vita, sui dettagli apparentemente più insignificanti. A differenza di Cicerone, l’attenzione dei loro scritti era rivolta sulle malattie, sui problemi giornalieri e sulle azioni da compiere per salvare il proprio sé. Scrivere lettere era considerata una vera e propria cura medica continua.
2) L’esame di coscienza da svolgersi di notte, prima di dormire era una sorta di recupero dalla memoria degli errori commessi durante la giornata.
3) L’Askesis consisteva nel prestare attenzione ed ascoltare gli insegnamenti del maestro, trasformandoli in regole di condotta da applicare nella vita quotidiana.
4)L’interpretazione dei sogni ha avuto fortune alterne a seconda dei periodi storici, era di solito consentita solo quella che riguardava l’interpretazione dei propri sogni al fine di evitare premonizioni di eventi funesti altrui.
Avere cura di sé, del proprio corpo, era per Greci e Romani fondamentale per temprare il proprio spirito e solo successivamente approdare al principio delfico della conoscenza di sé.
     Con i paleocristiani le cose cambiano: il cristianesimo vede il sé come qualcosa di cui liberarsi per avvicinarsi a Dio. Diviene fondamentale conoscere le pulsioni,le verità nascoste e confessarle. Con tecniche come l’Exomologhesis il penitente doveva riconoscere pubblicamente il proprio status di peccatore al vescovo, invocando il perdono. Era un vero e proprio rito teatrale di autopunizione e autosvelamento che aveva una durata che oscillava tra i quattro e dieci anni.
Con i puritani si giunge al paradosso che il sé divenga il vero nemico dell’uomo, un impostore che non può salvarsi. A differenza dei cattolici che vedono l’uomo che cerca di respingere l’assalto del  male corruttore, nel puritanesimo la salvezza dipende  solamente dalla misericordia di Dio e dalla sua volontà di perdonare l’uomo.
Mentre per i cattolici il peccato va eliminato, per i puritani è basilare riconoscerlo, ammettere la propria inadeguatezza e sperare nella clemenza divina.
Con Rousseau entra in gioco la confessione secolare, il proprio io che si apre allo sguardo esterno dell’osservatore, un sé diverso da quello della vita di tutti i giorni, un rifugio dalle storture della vita. Il diario confessione diventa un modo per temprare il proprio sé e far crescere la consapevolezza della propria individualità che darà un contributo morale ed un sostegno ideologico agli ideali  che condurranno alla Rivoluzione francese.
Foucault evidenzia come le tecniche adottate da Freud nella psicanalisi non siano altro che antiche costruzioni del sé che l’uomo ha utilizzato nel corso della storia come metodo di autosoccorso.
Associazione libera di idee,interpretazione dei sogni, esame di coscienza, lapsus sono stati utilizzati storicamente, secondo Foucault, per accrescere le capacità e dominare il nostro comportamento e Freud non ha fatto altro che dissotterrare i resti di un passato antico per creare la psicanalisi.
La radice di queste misure per assumere potere sul proprio  sé si perde in tempi antichissimi e l’unico merito di Freud consiste nell’aver recuperato queste tecniche, rendendole  unitarie e rivestendole di una patina medica

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