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La chiusura dell’Istituto “ Papa Giovanni XXIII° “ di Serra d’Aiello

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La chiusura dell’Istituto “ Papa Giovanni XXIII° “ di Serra d’Aiello ha scritto un’altra pagina nera per la Calabria. A differenza di tanti non mi sento di stigmatizzare l’esecuzione dell’ordinanza emessa dalla Procura di Paola, ne la presenza del numero elevato di Forze dell’Ordine durante lo sgombero. Ma non posso non richiamare i vergognosi silenzi di tutti coloro che dietro questo Istituto hanno fatto le loro fortune finanziare ed elettorali.
Anche l’amara conclusione di questo “fattaccio” è da ascriversi alle responsabilità delle varie Amministrazioni regionali, in particolare su quella attuale, le quali hanno gestito la sanità pubblica e privata solo per proprio tornaconto, e mai nell’interesse del cittadino , finendo col provocare il dissesto finanziario dell’intero settore, di fronte al quale non mi appare più comprensibile il motivo per cui il Governo nazionale si attardi sul dovuto commissariamento.
Di fronte alla gravità di questo scippo mi sarebbe piaciuto, innanzitutto, apprendere che don Alfredo, abituato a vivere nel lusso, avesse scelto un luogo da eremita ed in piena povertà, ed avesse restituito alla comunità quanto frodato sulla pelle dei poveri degenti.
Mi piacerebbe, inoltre, sapere perché la Regione Calabria non abbia “battuto ciglia” sulla situazione abbattutasi su degenti e lavoratori, lasciando decadere l’interessamento della società “Fiorile” e delegando automaticamente alle decisioni il dirigente dell’A.S.P di Cosenza, il quale, se non vado errata, ha alle spalle sentenze giudiziarie che non consentirebbero di occupare simili incarichi.
Credo andrebbe anche motivato il silenzio della Giunta regionale rispetto alla prospettiva di riconversione dell’Istituto Giovanni XXIII° avviata da un precedente assessore regionale alla salute, e che sicuramente avrebbe dato vita alla necessaria svolta per la ripresa del Centro di Serra d’Aiello. Quali e di chi gli interessi da salvaguardare?
La Magistratura paolana non potrà sicuramente ritenere chiusa la fase investigativa sull’intera vicenda: oltre ad individuare dove sono finiti ed in quali mani i fondi frodati negli anni, quali e di chi le responsabilità sui degenti scomparsi, credo che adesso occorra anche valutare se la scelta di trasferimento dei degenti in altri Centri specializzati sia esente da interessi particolari e privati.

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