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Le cellule staminali

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Fra gli scienziati è netta la sensazione che il futuro della medicina passi dalle staminali(sono cellule il cui destino non è ancora deciso e possono originare vari tipi di cellule diverse,attraverso un processo denominato differenziamento). In America,dove la ricerca è tenuta in grande considerazione,al contrario del nostro Paese,e per questo destinataria di massicce risorse finanziarie da parte dello Stato in quanto cartina di tornasole dello sviluppo di una società e dove la classe politica,più avveduta della nostra,ha recepito questo messaggio, sono stati recentemente sbloccati, dal neo presidente Obama,i fondi pubblici per la ricerca sulle staminali ricavate da embrioni umani, dopo il blocco imposto dal suo predecessore nel 2001.
Queste cellule,per usare una metafora sicuramente non scientifica ma efficace,rappresentano una cassetta per gli attrezzi in grado di riparare qualunque organo danneggiato del nostro corpo.
Per la comunità scientifica mondiale le staminali sono una sorta di pietra filosofale della medicina in grado,in futuro,di curare ogni cosa:dai piccoli difetti alle malattie genetiche.
Ma come?Lo hanno dimostrato recentemente alcuni ricercatori giapponesi prelevando delle normali  cellule adulte della pelle e trasformandole in staminali più giovani o “bambine” aggiungendo al brodo di coltura delle sostanze chimiche in grado di risvegliare quattro geni addormentati dal passare del tempo,realizzando così un passo concreto sulla strada che conduce verso l’elisir dell’eterna giovinezza.
Se gli Stati Uniti hanno deciso di cambiare rotta in questa materia,l’Italia mantiene le redini tirate.
L’ultimo bando di ricerca del ministero del Welfare e della Salute destina 8 milioni di euro agli studi sulle staminali,ma escludendo le ricerche sulle embrionali umane.
Eppure questo tipo di ricerca è legale nel nostro Paese,a condizione che le cellule embrionali siano importate dall’estero e non ottenute in Italia.
Fino a poco tempo fa le scoperte nate dalle staminali sembravano concentrarsi nell’ambito della medicina rigenerativa, che assicura di riparare organi consumati dall’usura e dal passar del tempo, ma oggi le potenzialità di queste cellule si sono moltiplicate.
Gli scienziati pensavano di iniettare staminali nel cervello di un malato per curare il morbo di Parkinson o la Còrea di Huntington, o nel cuore, per riparare i danni prodotti da un infarto; e invece grazie a queste cellule si può risalire a monte,scoprendo quali sono le vere cause di alcune malattie e aprendo la strada alla scoperta di farmaci più semplici da somministrare.
Ai trapianti di organi ricostruiti in laboratorio si è sostituita una strada nuova:iniettare delle staminali del midollo osseo per rieducare il sistema immunitario e ridurre il rigetto provocato dal nuovo organo.
Ma accanto alle promesse, la pietra filosofale delle cellule staminali sconta anche una maledizione: infatti le persone effettivamente curate con questa tecnica si contano oggi sulla punta delle dita.
E sono sicuramente surclassate,in fatto di numeri,da quelle rovinate da laboratori senza scrupoli che promettono miracoli in Paesi dove la legislazione è poco stringente.
E proprio per la loro attitudine di dividersi instancabilmente,le staminali si sono rivelate la benzina di cui si nutrono molti tumori.
La rivista Public Library of Science,ha dimostrato questo dualismo alla dottor Jekyll e mr. Hyde, pubblicando il caso di un bambino affetto da una malattia genetica che gli impediva movimenti e parola.
Nel 2001 questo bambino fu trattato con un’iniezione di staminali prelevate da un feto abortito in Russia scoprendo molti anni dopo che i suoi frequenti mal di testa erano causati  da alcuni tumori al cervello e al midollo spinale.
Insomma a volte questa nuova pietra filosofale della medicina riserva anche sorprese negative.   
 

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