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È possibile costruire un Dna culturale?

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La scoperta che possa esistere un’evoluzione culturale, con linee di sviluppo simili alla genetica, apre la via allo scenario post-umano.
La memetica è per la cultura ciò che è il  gene per l’evoluzione biologica. Il suo compito è  studiare la replicazione, la diffusione  e l’evoluzione dei memi. Il prossimo salto evolutivo che ci aspetta sarà quello di creare un’unità memetica, cioè il Dna culturale della nostra società.
Cos’è un meme? E’ semplicemente un modello di informazione, un valore, un’idea, una canzone, in sostanza qualsiasi cosa imparata o trasmessa ad altri, presente nella memoria di un individuo, oppure come artefatto, con una grande  probabilità di essere copiato nella memoria di un altro. Ovviamente la replicazione favorisce molto spesso la propagazione di informazioni, idee non necessariamente più profonde o utili per il genere umano, ma che possiedono le caratteristiche più adatte.
Questa teoria è stata introdotta da Dawkins nel 1976 con i suoi studi sul “Gene egoista” che ha come caratteristiche la longevità,la fecondità e la fedeltà di copiatura. Per l’autore il meme è l’equivalente del gene per quanto riguarda la cultura.
Giova ricordare come il meme sia prodotto dalla neocorteccia cerebrale che rappresenta la parte del cervello adibita alla creazione di simboli, astrazioni e di tutto ciò che non è visibile. Oggi sappiamo grazie agli studi di Maclean  che il cervello è formato da tre livelli che sono integrati solo parzialmente:
1)Il rettiliano è la parte più primitiva del cervello, ha come fine primario la sopravvivenza,rappresenta l’istinto, l’hinc et nunc, la delimitazione del territorio.
2)Il limbico è associato all’intelligenza equina,alla mancata capacità di aggirare gli ostacoli, quando si presentano al proprio cospetto.
3)E’ grazie alla neocorteccia,invece, che possiamo manipolare i simboli, astrarre concetti e creare delle vere e proprie mappe progettuali.
Il problema, ad oggi, è il ritardo della costruzione dell’unità memetica che avrebbe come fine l’individuazione dei memi più adatti a vincere la sfida evolutiva. Il problema è che,  al posto di progettarla, si cerca di individuare i memi già esistenti nella società.
Le potenzialità di questa scienza  sono enormi: la possibilità di scoprire come i valori, le idee e le culture dominanti si trasmettono nelle persone e di generazione in generazione, apre scenari affascinanti per la costruzione di una futura mappa culturale umana, simile a quella del Dna. Inoltre grazie ad essa  sarebbe possibile comprendere i meccanismi di funzionamento dei media, della pubblicità,della politica, dei comportamenti sociali.
Naturalmente esistono i rovesci della medaglia, controllare i memi potrebbe voler dire indirizzare scientificamente pensieri ed ideologie verso interessi soggettivi e parziali.
La modalità di propagazione dei memi  è sfruttata, ad esempio, dalle aziende che promuovono campagne pubblicitarie virali per potenziare le vendite e promuovere i loro brand. In questo modo le imprese tentano di mascherare il messaggio promozionale, camuffandolo come informazione o spettacolo, impedendo al consumatore di riconoscerlo come autentico spot e spingerlo a consumare la merce desiderata.
Contagiare le menti,indirizzarle verso i desideri delle aziende sta divenendo sempre più semplice per il marketing, grazie all’esplosione di social network come Facebook che fungono da vere e proprie miniere d’oro di informazioni da utilizzare per conoscere i gusti del mercato, in particolare quello giovanile.
Gli individui possono difendersi solamente cercando di utilizzare migliori strumenti cognitivi per comprendere ciò che li circonda, pur sapendo che fermare il progresso non comporterebbe altro che sprofondare in un nuovo oscurantismo

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