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Parto Cesareo. Come donne siamo le ultime in Europa

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Intervento in Aula su mozione parto cesareo della senatrice Donatella Poretti, Parlamentare Radicale - Partito Democratico, segretaria Commissione Sanita'
 
Mi deprime intervenire oggi su questa tematica. La depressione non sara' una categoria politica, ma esprime il senso di disagio di una donna italiana che nel 2009 deve affrontare il tema dell'essere donna appunto in Italia, per cui evidentemente c'e' qualcosa che non va.
Non e' un caso che siamo le ultime in Europa quanto ad accesso al mondo del lavoro, non riusciamo neppure a lasciare il nostro cognome ai nostri figli, se non attraverso escamotage incredibili, abbiamo le leggi piu' violente che entrano nel nostro corpo (come la n. 40 del 2004, sulla procreazione medicalmente assistita), stiamo negando perfino l'accesso all'aborto farmacologico, perche' solo quello chirurgico puo' criminalizzarci meglio; e stendiamo un velo pietoso sull'aborto terapeutico.
Siamo ancora qua, con delle mozioni ad affrontare temi come quello dell'abuso del ricorso al taglio cesareo, che va ovviamente in coppia ed e' una conseguenza della negazione del parto senza dolore.
Troppo facile il richiamo al rispetto letterale del precetto biblico "partorirai con dolore"; troppo facile e semplice. Non basta e c'e' di più. C'e' una societa' maschilista e patriarcale che produce questi effetti devastanti sul corpo delle donne. Certo, tra i fattori socio-culturali non possono non influire quelli della religione cattolica, prevalente in Italia, che e' sicuramente maschilista.
Che spiegazione si puo' dare ai dati che abbiamo davanti e che sono stati ricordati fino ad ora? Intanto dobbiamo riferirci a dati ISTAT del 2001, che rilevano che solo il 3,7 per cento di donne ha fatto ricorso all'epidurale, quindi ad un parto senza dolore, contro percentuali imparagonabili degli altri Paesi; il 70 per cento in Francia e Gran Bretagna, il 90 per cento negli Stati Uniti. Siamo forse diverse noi, donne italiane, vogliamo patire durante il parto e, invece, le altre donne del mondo europee e del mondo, no? C'e' qualcosa che non va ed e' abbastanza evidente.
Alla fine del 2008, e' stata condotta un'indagine nelle ostetricie italiane, come rileva la rivista scientifica "Acta anaesthesiologica italica", che infatti conferma che solo nel 16 per cento dei punti nascita in Italia l'analgesia epidurale durante il travaglio e' offerta 24 ore su 24 e senza costi per l'utenza: solo nel 16 per cento dei casi. Nel 27 per cento degli ospedali l'epidurale viene applicata, ma saltuariamente e con limiti organizzativi. Ad esempio, a Firenze, l'epidurale e' praticata in un solo ospedale, con dei limiti enormi.
Ebbene, noi siamo qui ad affrontare il problema, cosi' come hanno fatto il Comitato nazionale di bioetica nel 2001, la Camera dei deputati nel 2004 con delle mozioni, nel 2008 la legge sul parto, i Livelli Essenziali di Assistenza - LEA (poi scomparsi). Allora, torno per concludere alla mia depressione politica e personale di donna italiana, che solo grazie ad un amico anestesista, letteralmente, buttato giu' dal letto con una telefonata alle due di notte, non ha partorito nel dolore e ha rischiato il parto cesareo; non ero infatti in grado di sopportare quel dolore e, in quelle condizioni, il cesareo era per me l'unica alternativa. Soltanto grazie ad un amico, ho potuto vivere con serenita' e tranquillita' il primo momento in cui ho visto mia figlia. Intanto, tutte le altre donne, anche in quell'unico ospedale dove in qualche modo l'epidurale e' garantita, urlavano e molte donne ancora oggi continuano ad urlare e a vedere per la prima volta il loro figlio in un bagno di lacr
 ime che
spesso le fa anche desistere dall'avere un secondo figlio.

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