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La decadenza napoletana

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Napoli è una donna, nobile e altezzosa, bella e impenitente,ma gli anni passano, la decadenza corre veloce e invade i suoi gioielli più preziosi. Gli stupri, gli abusi, che è costretta a subire da decenni l’hanno resa debole ed indifesa. L’indifferenza delle istituzioni, il menefreghismo di buona parte dei napoletani, l’hanno deturpata, forse in modo irreversibile.
 I suoi averi sono stati barattati in cambio di un illusorio potere e lo scrigno della sua anima venduto al miglior offerente di giornata. Le rughe le solcano il viso e le ferite mai rimarginate riemergono continuamente ad ogni batter di ciglia.
Il degrado che investe i beni culturali di Napoli è segno del disfacimento interiore della città che sta perdendo la sua identità. Cumuli di immondizia sommergono lo spazio urbano, calcinacci volano sulle teste dei passanti,edifici di culto dal grande valore storico muoiono lentamente abbandonati al loro destino. Non c’è decoro, non c’è manutenzione, la puzza dei rifiuti arriva sino ai sagrati delle chiese.
Orde di vandali, camorristi e cercatori di cimeli preziosi camminano nell’ombra delle notti insonni rubando pezzi di marmo, di statue, persino crocifissi, da esporre come cimeli nelle ville dei boss. La chiesa  di Santi Cosma e Damiano è solo una  tra le tante ad aver subito diversi saccheggi ignobili negli ultimi tempi.
La politica cosa fa? Si indigna, ammonisce, progetta, promette fondi, restauri, ma all’atto pratico tutto resta uguale, gli stanziamenti non bastano mai. Servono piani gestionali immediati, seri e realistici, affidati a specialisti di elevato spessore che salvino le oltre 100 chiese dal disfacimento.
Il Rapporto delle città d’arte del mezzogiorno realizzato dal Cidac(associazione che raggruppa 40 città d’arte italiane) ha evidenziato il ruolo fondamentale che le Fondazioni di origine bancaria potrebbero avere al fine di valorizzare e sviluppare la cultura. I dati sono eloquenti: solo 12 su 88 fondazioni operano al Sud e con un patrimonio insufficiente.
 Giannola, Presidente dell’Istituto Banco di Napoli Fondazione invoca la necessità di una gestione sistematica e strategica delle risorse economiche come perno della valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale, evitando gli sprechi e i furbi localismi.
 I lavori di ristrutturazione tardano ad essere attivati o nel migliore dei casi sono inadeguati. Il terremoto dell’Irpinia dell’80 è ancora presente nei profili e nelle strutture portanti di tanti edifici storici, abbandonati al loro infausto destino.
La chiesa di San Giovanni Battista delle Monache, di Piazza Bellini, è un esempio:i lavori di restauro post-terremoto  hanno ulteriormente danneggiato il complesso causando il crollo della volta e della cupola. L’incuria, la sporcizia, il fetore, invadono lo spazio circostante e allontanano i passanti.
Stessa sorte è toccata alla maestosa chiesa dei Girolamini ,di via dei Tribunali,(resa celebre dal film “Operazione San Gennaro”) chiusa dal 1982 per una diatriba tra curia e Stato e  successivamente colpita dalla lentezza dei lavori. A riaccendere i riflettori sulla maestosità del complesso è stato il grande direttore d’orchestra Riccardo Muti che ha evidenziato l’importanza della biblioteca dei Girolamini che custodisce  manoscritti di inestimabile valore.
La facciata barocca della chiesa Santa Maria Vertecoeli
è un vero e proprio luogo di culto per i napoletani.
Onnipotenti matrone fissano come fossero in estasi la porta sacra, agitano le dita invase dai santini, bisbigliano cantilene infiammate dalla fede. La chiesa, chiusa dal 1981, è visitabile solo guardando dal buco della serratura ,dal quale è possibile scrutare l’altare che appare tra i calcinacci crollati dal soffitto.
Andando verso le colline della città potremmo ammirare la chiesa di San Giovanni Battista ai Camaldoli, se solo fosse possibile raggiungerla…La cappella è abbandonata al suo ineluttabile destino, semidistrutta, occultata da una fitta vegetazione che la avvolge, quasi soffocandola e rendendola lugubre. Il sopralluogo  del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale campano ha constatato come il tempio versi in uno stato di conservazione pessimo.
 Tra via De Gasperi e Via Marina si staglia la chiesa di Santa Maria di Portosalvo, fondata nella metà del 1500 dal marinaio Bernardino Belladonna: qui il degrado è debordante,sia la parte interna che quella esterna dell’edificio sono disastrate,gli occhi soffrono nel vedere così tanta bellezza soffocata da rifiuti,bottiglie,cartoni,escrementi. E’  chiusa da tanti anni, dopo essere stata riaperta per poco tempo.
 “Il Comitato per la salvaguardia e la tutela del patrimonio storico, artistico, architettonico, culturale, antropologico e sociologico della Chiesa di S. Maria di Porto Salvo” ha lanciato da tempo  un grido di allarme, presentato denunce e proposte volte a risvegliare dall’oblio istituzioni e cittadini per salvare un edificio di alto valore come questo, che annovera un soffitto a cassettoni in legno dorato con al centro il dipinto  “La gloria della vergine” di Battistello Caracciolo.
Il presidente del comitato Antonio Pariante si rivolge direttamente al Ministro dei Beni culturali Sandro Bondi invocando la fine dello scempio che attanaglia Napoli e le sue preziose strutture che  implodono nella loro sofferenza.
Il quadro delineato è spaventoso e avvilente, la dichiarazione dell’Unesco che ha riconosciuto il centro storico di Napoli come patrimonio dell’Umanità nel 1995, inserendolo nell’elenco dei beni che meritano tutela è una delle poche consolazioni che ci resta. Ecco la motivazione: “Napoli è delle più antiche città d'Europa di cui l'attuale conformazione urbanistica conserva gli elementi di tutto il suo straordinario percorso ricco di eventi. Il suo sistema di strade, la ricchezza e la varietà dei suoi edifici storici riferite a varie epoche e la sua collocazione nel golfo di Napoli le attribuisce uno straordinario e unico valore senza confronti capace di propagare profondamente la sua influenza in tutta Europa ed anche oltre”.
Le istituzioni sembrano non approfittare degli stanziamenti messi a disposizione dall’Unione europea per la riqualificazione del centro storico cittadino ed il restauro di monumenti, piazze, giardini, palazzi storici. I fondi per ora restano congelati a Bruxelles: la Regione non è stata ancora in grado di approntare il plane organizzativo relativo agli interventi economici  per attuare il Megapiano sul recupero del centro storico, sottoscritto da arcidiocesi Regione e Comune. Il progetto bipartisan di proporre Napoli come capitale europea della cultura nel 2019 è in ritardo, come sottolineato anche dall’assessore alla cultura del Comune di Napoli Oddati.
“I lavori non sono mai partiti e non abbiamo mai avuto risposte su niente” afferma Tiziana Iorio del “Comitato città antica” che ha organizzato una manifestazione sotto la sede dell’Unesco, con i lenzuoli bianchi a lutto come vessillo della protesta.
Possibile che non sappiamo custodire un tale patrimonio riconosciuto in tutto il mondo?
Urgono investimenti  più cospicui dei 6 milioni promessi dal comune, gli interventi da attuare sono tanti e il tempo stringe.
Non bastano punture di botulino o un lifting a restituire giovinezza alla nobile decaduta, serve un restyling  completo che parta dalle viscere, un moto interiore dell’anima profondo e deciso. Un cambiamento che parta dal basso, formato da reti civiche che come una valanga discendano e travolgano l’indifferenza, per regalare alla città una goccia di speranza, prima che sia troppo tardi.

Invia commento comment Commenti (2 inviato)

  • Inviato in data Stefania, 16 Giugno, 2009 23:37:13
    Questo articolo ma ha toccata dal profondo come credo sia successo a chiunque ami la città di Napoli per la sua storia, la sua unicità, la sua gente. Sono napoletana solo per adozione ma sono stata conquistata da subito dall' aria che si respira tra queste mura. L'autore dell' articolo sembra partecipare intimamente al dolore per la decadenza che subiscono i monumenti, riesce ad esteriorizzare le sue emozioni e ad oggettivarle, aprendo ampi spazi di discussione che sono sempre ben graditi in quanto si spera portino ad una soluzione.Il problema viene affrontato da una nuova angolazione,dalla prospettiva di chi vive e partecipa intensamente a ciò che lo circonda. Grazie alla prosa fluida ci immergiamo in minuti piacevoli e ci arricchiamo di nuove sfide.
  • Inviato in data Dino Suppa, 15 Giugno, 2009 17:06:52
    Caro Nicola, mi piange il cuore nel leggere quanto lei scrive. Napoli, purtroppo, è vittima dei napoletani. Chi è al governo della nostra Napoli e della nostra Campania è gente indegna di stare sulla faccia della terra. Però, se stanno la’ a derubare e deturpare questo gioiello del mondo, è solo ed unicamente colpa di quella parte di cittadini che li votano e li accettano come i loro protettori. Come si fa ad accettare che i gestori di Napoli e della Campania, dopo tutti i misfatti, reati e obbrobri compiuti alla luce del giorno, pur essendo sputtanati in tutto il mondo, siano sempre arrogantemente ai loro posti dorati? Per lo stesso motivo! Come mai i politici italiani, confrontati dall’evidente sfacelo in cui vive Napoli e la Campania, non intervengono? Perché è anche grazie all’appoggio queste larve che possono governare (derubare) l’Italia. A poco serve l’appello dei pochi sani e corretti amanti della Campania Felix, in uno stato con al timone gente che ha come CREDO solo i PROPRI INTERESSI privati e ha come BANDIERA la CORRUZIONE. Mi creda, la mia non è rassegnazione bensì rabbia! Rabbia: verso questa parte di Campani che tratta la nostra Campania come territorio di ALTRI, dimenticando di esserci nati, di averci i loro affetti e di doverla lasciare così ai loro discendenti. Rabbia: verso quella parte di Campani onesti e laboriosi che, senza reagire, si lascia calpestare da questa parte di Campani che non merita nemmeno di vivere in questa Regione che tutto il mondo ci invidia. Ciao Dino