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Weltroni e il Cavaliere ma dov'è la sinistra?

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di Felice C. Besostri
 


Sarebbe facile ironia quella su una nuova formazione politica "voluta dalla gente", che nasca per decreto del vecchio leader del nuovo partito, dal predellino di una Mercedes grigia: tardiva imitazione casalinga di quando Boris Eltsin fece fallire il golpe vetero-comunista dalla torretta di un carro armato.
    Berlusconi è quel che è. Sbaglia a tradurre il nome del partito europeo di riferimento, che non è il "Partito del Popolo Europeo" bensì il "Partito Popolare Europeo".
    Limitarsi all’ironia? Sarebbe sbagliato. Il popolo berlusconiano ha fiducia nella persona (lui è sempre lui) non nelle sue enunciazioni, mutabili a piacimento secondo gli interessi del momento.
    Berlusconi doveva uscire dal "cul di sacco", in cui si era infilato, da solo, puntando su una crisi del governo Prodi durante la legge finanziaria. Ne è uscito, come un coniglio dal cappello a cilindro di un prestigiatore, lasciando stupefatto e meravigliato il pubblico.
    La sua leadership della CDL era fortemente contrastata da Fini e da Casini. Lui ha azzerato la CDL e riciclato Forza Italia. La nuova formazione già si pone come l’interlocutrice del PD di Walter Veltroni (d’ora in poi, per brevità, Weltroni), il quale non può ignorare come un loro accordo disporrebbe di una solida maggioranza nei due rami del Parlamento (maggioranza che diverrebbe debordante con i minori della Casa delle Libertà: la DC di Rotondi, il PRI di Nucara, il Movimento per le Autonomie di Lombardo, gli scissionisti del Nuovo PSI). Sarebbero 335 parlamentari alla Camera dei Deputati e 171 al Senato della Repubblica.
 
 
 
Ma Weltroni non ha interesse ad anticipare il voto, se tiene conto delle altre formazioni del centro-sinistra. Un voto imminente costringerebbe la sinistra ad unirsi in liste di sopravvivenza, mentre con un orizzonte più lungo emergerebbero le differenze tra una sinistra del socialismo europeo e una sinistra antagonista, tutt'oggi incapace di metabolizzare la frattura tra socialisti e comunisti risalente agli inizi del XX secolo.
    L’esclusione, che è anche in parte autoesclusione, della Costituente socialista dal processo di unità della sinistra beneficia il PD in quanto questi diventa il naturale polo di riferimento di tutte le formazioni riformiste dai socialisti agli ex DS non disposti a farsi assorbire da Rifondazione, sia come alleato che come contenitore, diciassette anni dopo la Bolognina.
    Il PD ha interesse che alla sua sinistra non si formi alcuna aggregazione con vocazione maggioritaria, mentre andrebbe molto bene una "Cosa Rossa" nostalgica di falci e martelli e di richiami al comunismo, oltre che nemica della socialdemocrazia.
 
 
 
La teoria e la pratica delle due sinistre, una “riformista” e l’altra “estremista” (entrambe a parole) cade a fagiolo, perché il PD può così giocare a fare la parte della “sinistra riformista”, malgrado le sue vocazioni centriste. La proposta di Weltroni di riforma della legge elettorale appare un buono strumento per il raggiungimento anche di questo scopo. Le piccole circoscrizioni, che alzano la soglia di accesso ben oltre il 5%, fanno sì che a sinistra soltanto Rifondazione possa distribuire le carte, come più le aggrada.
    E allora, paradossalmente ma non troppo, sarebbe meglio una soglia di accesso del 10%, fissata in maniera esplicita, perché così tutte le formazioni di sinistra potrebbero giocare le loro carte.
    A questo punto la sinistra italiana (dalla Costituente al PdCI passando per i Verdi) dovrebbe presentare una proposta unitaria di riforma della legge elettorale, con soglia di accesso chiaramente indicata e calcolata razionalmente, pur lasciando, come nel sistema tedesco originale, la possibilità di partecipare alla ripartizione proporzionale alle liste che abbiano eletto tre candidati nei collegi uninominali.
    La legge dovrebbe inoltre prevedere la possibilità di liste collegate, con un programma comune, accettando in tal caso una soglia di accesso più elevata (nell’ordine del 8-10%?)
    In tal caso il processo di unità della sinistra verrebbe fatto con i piedi per terra e sulla base di un effettivo rinnovamento programmatico e ideale, processo che al momento non è neppure iniziato e che non è surrogabile da due giorni di Stati Generali programmati per il prossimo dicembre.(ADL)
 

 

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