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Dinanzi alle grandi sfide della grande integrazione dei Balcani

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di Massimo Zangari

 

Dinanzi alle grandi sfide della grande integrazione dei Balcani, l'Italia si pone come apripista e grande sostenitore dei Paesi balcanici. Eppure, qualcosa non va nel sistema italiano nei Balcani: una dura eredità del passato che non riesce a guardare al futuro, tante schegge impazzite che distruggono  anni di lavoro e di sforzi per far ripartire questa grande forza motrice.

Un progetto ambizioso, impossibile da attuare e comunque reale, quello dell’Osservatorio Italiano, nato dal successo di Rinascita Balcanica, da anni di esperienza nei Balcani e poi da un immenso lavoro. Un media indipendente, una intelligence economica e una camera di commercio virtuale per aziende ed imprenditori che guardano verso i mercati dell’Est come opportunità di sviluppo e cooperazione. Qualcosa che tutti dicono di aver pensato e aver ideato, ma nessuno ha mai portato a termine, nonostante lo Stato italiano abbia profuso miliardi di lire e poi milioni di euro per lasciare un segno dell’italianità nei Balcani. Dunque il problema non è mai stato il “vile denaro”, bensì l’onesto impegno e sacrificio dei funzionari, degli impiegati, dei giornalisti o di quei famosi “ideatori”. Cercando le tracce di questa famosa italianità, abbiamo trovato solo cocci e rovine dei massicci investimenti dello Stato, quel senso di deserto e abbandono che caratterizza d’altronde tutto il “mondo degli italiani all’estero”. Dopo tanta amarezza e delusione, siamo giunti alla conclusione che “l’Italia nei Balcani non esiste”.

O almeno quella istituzionale, fatta dei “soliti noti” che circolano a ripetizione, faccendieri di politici, le stesse persone che si incontrano alle feste di premiazioni, di medaglie e di premi sconosciuti. Questo sono le ambasciate, gli Istituti del Commercio Estero, le Camere di Commercio (etc.) : uffici deserti, funzionari super pagati, esperti introvabili, redattori pappagalli. Tutti sono talmente occupati a non far niente, che se vorresti fare una domanda su una banale notizia che circola sui giornali locali si rischia l’emicrania. Internet per ambasciate e uffici commerciali significa ‘Facebook’, non aggiornano i loro siti da mesi, e quei pochi che lo hanno fatto, hanno scopiazzato informazioni, quando sono loro che devono produrre informazioni agendo in prima persona sul luogo, anche perché hanno i mezzi e le conoscenze per farlo. Ma al di fuori di quegli uffici condizionati non sono nessuno, sono dei semplici funzionari che sono stati trasferiti da un paesino italiano e messi dentro un’ambasciata dell’Est. In questi Paesi così lontani da casa basta poco per impazzire e diventare megalomani, avere amanti e fidanzate, e dimenticando tutto il resto. Insomma, i classici “italiani in vacanza all’estero”, quelli che in Romania chiamano “Makarona”; d’altronde nessuno guadagna il rispetto di un popolo senza lavorare onestamente e duramente.

Ed infatti, siamo arrivati al punto che l’Italia non ha neanche un sistema di informazioni istituzionale, non sa neanche quello che succede all’estero, cerca di capirlo costruendo una rassegna stampa di fonti eterogenee con diversi livelli di attendibilità. E’ chiaro che noi italiani siamo bravi a stringere mani e dire “conosciamo bene l’argomento”, tanto poi si vive con i contributi dello Stato. Questa è la grande truffa, vivere come parassiti, spillare contributi allo Stato, divenuti le casse dei politici per fare propaganda. Nel mondo in cui noi viviamo troverete di tutto. Quotidiani che non sono stati mai pubblicati, settimanali fantasma accreditati alle ambasciate, famose telematizzazioni degli italiani all’estero (come l’Aire?), opere d’arte trafugate, valigie di denaro, commercio di visti, personale diplomatico che fa l’agente di commercio per le grandi società italiane che hanno i loro conti correnti alle Cayman. Alla fine sappiamo come vanno a finire le inchieste interne, e questo la dice lunga sul ruolo delle ambasciate, anche se, evidentemente, a Roma le cose vengono dette diversamente, e si continua a tollerare questa situazione perché sono stati volutamente accreditati certi personaggi. La verità è che le ambasciate devono controllare i loro dipendenti locali, che viaggiano come schegge impazzite e, per fare i loro piccoli e miserabili interessi, distruggono l’immagine di un Paese, il lavoro di cento persone, milioni di euro spesi. Pochi gesti di una persona anonima che ‘tira a campare’ va a frantumare mille sforzi e sacrifici di tante persone che cercano di farlo ripartire questo “Sistema Italia”. Però ci si nasconde dietro tanti cavilli e continui scarica barile, e poi tutta la colpa deve ricadere sul Ministero, perchè si dice sempre “se non hai un santo al ministero non si apre nulla”.

Se questo è il nostro esercito, è chiaro che poi il Parmigiano Reggiano viene rubato dai tedeschi e chiamato Parmesan, e mentre gli inglesi, i cinesi, gli albanesi e i romeni vendono i loro prodotti con nome italiano, le imprese italiane si camuffano con nomi britannici. Signori Ambasciatori, aprite gli occhi e controllate cosa fanno i vostri dipendenti, spalancate le porte delle ambasciate affinchè possano entrare imprenditori che vogliono creare un valore aggiunto, e non vogliono chiedere solo dei visti. I mezzi sono sempre pochi e mal distribuiti, ma potreste distribuire loro una nota di quello che succede nel Paese quotidianamente, questo è un modo per cominciare un modo, per dare l’idea di essere vivi. Non chiamate i grandi gruppi bancari per capire dove vanno gli investimenti, non seguite le schede Paese della Banca Mondiale, ma fate la vostra informazione. La gente è stanca di sentire sempre parole “di integrazione euro-atlantica”, cose che non hanno più senso, ma vogliono sapere cosa è stato realmente portato a termine, quanta ricchezza è stata prodotta e quante piccole imprese sono nate. L’indifferenza, il gusto ad agire alle spalle degli altri, l’ignavia, non porterà questa nostra Italia da nessuna parte, ma la aiuterà solo a sopravvivere alla giornata, a raccogliere le briciole e a fare compromessi con grandi multinazionali. Non dimentichiamo che i nostri antenati hanno attraversato oceani, i loro corpi sono stati dispersi nell’oceano, sono stati umiliati, ma senza saper parlare l’inglese hanno costruito intere nazioni come palazzi, hanno dato sostentamento all’Italia in crisi e hanno creato “l’italianità nel mondo”. Gli Italiani, dopo, hanno creato “il mondo degli italiani all’estero” e hanno vissuto come sciacalli alle sue spalle, vanificando cento anni di lavoro. Oggi, assistiamo all’Italia nel mondo che non esiste.

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