Privacy Policy politicamentecorretto.com - La deportazione dei cani dalla Basilicata alla Calabria non e' piu' possibile

Sezioni

Archivio

Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30

Bollettino

Iscriviti alla newsletter: (Settimanale)


  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this



Data ed ora di accesso alla pagina
-

  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this

La deportazione dei cani dalla Basilicata alla Calabria non e' piu' possibile

Dimensione caratteri Decrease font Enlarge font
image



Intervento della sen. Donatella Poretti, Radicai - Pd

Il trasferimento in Calabria dei 420 cani randagi della comunita montana Val dAgri, ospitati da anni in piccoli canili della regione, non e' ancora avvenuto, e da oggi grazie all'ordinanza del ministero del lavoro, Politiche Sociali e Salute non potra' piu' avvenire. Da domani la nuova soluzione andra' trovata anche a partire da quei 300 mila euro che risultano al bilancio della Regione per le politiche sul randagismo ancora non spesi.
La vicenda che da mesi si sta trascinando tanto da non capire piu' le responsabilita' politiche, finalmente puo' interrompersi. La regione Basilicata per ragioni incomprensibili voleva prima spedire i propri cani in Campania nel lager di Cicereale (Sa) e poi, dopo il sequestro di quel canile, in Calabria in un altro canile con piu' di mille cani. Tutto dopo bandi di gara talmente al ribasso che i piccoli canili di zona non potevano partecipare.
Da mesi sottolineiamo come lo sradicamento dei cani da luoghi in cui da lungo tempo vivono con un soddisfacente equilibrio psico-fisico, comporterebbe un fortissimo stress per gli animali, che puo' avere esiti anche mortali e comunque arrecherebbe loro inutili sofferenze, cosi' definite dagli stessi servizi veterinari di Potenza, in un lungo ed articolato parere. Infliggere sofferenze rappresenta un reato ai sensi dellart. 544 ter del Codice Penale.
L'ordinanza 163 del 16 luglio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 7 settembre, e quindi oggi operativa e in vigore, fissa un principio importante: gli animali di affezione sono esseri senzienti e quindi non sono merce o un problema di cui disfarsi cercando di spendere il meno possibile, proponendo importi giornalieri per il loro mantenimento che non possono in nessun modo garantire la loro salute, o il loro benessere. E dettano rigide norme per i canili: non possono ospitare piu' di 200 cani, devono stare aperti al pubblico per poter garantire l'adozione degli animali e aperti anche alla collaborazione delle associazioni animaliste. E poi individua nel Comune e nella Asl in cui il cane e' stato trovato randagio la responsabilita' delle condizioni igieniche sanitarie e di benessere del cane.
L'ordinanza voluta dal sottosegretario Francesca Martini finalmente rende giustizia alla legge sul randagismo che non voleva aprire un mercato sulla gestione dei randagi, ma voleva dare ospitalita' di passaggio a quei cani in cerca di una nuova famiglia che li ospitasse.
Da mesi ci appelliamo senza risposta al presidente della Regione Basilicata perche' fermi la deportazione dei cani, da mesi con interrogazioni parlamentari abbiamo chiesto l'attenzione delle istituzioni nazionali e del Governo su questa vicenda, ora e' arrivata la risposta con l'ordinanza!

A questo link l'ordinanza:
http://www.normativasanitaria.it/jsp/dettaglio.jsp?aggiornamenti=&id=30011&page=&anno=null

Invia commento comment Commenti (0 inviato)