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ANNA RÜDEBERG PER BERSANI

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Agli esponenti ed agli elettori del PD
Ai miei connazionali residenti all’estero


Care amiche e cari amici,
mi rivolgo direttamente agli esponenti del partito al quale appartengo, il PD, ed anche ai cittadini italiani residenti all’estero, perché ritengo che le scelte politiche di ciascuno, come quelle istituzionali, debbono essere portate avanti nella tortale trasparenza, con il massimo rispetto per tutti, sostenendo le proprie idee e la propria parte, ma avendo anche il diritto/dovere di non tacere quando questa sbaglia e di riconoscere che anche i tuoi avversari possono essere portatori di proposte giuste e condivisibili. Non è consociativismo ma affermazione di una credibilità che non può prescindere dalla onestà personale e intellettuale e, per quanto riguarda noi, dalla capacità di azione in favore delle nostre collettività all’estero. Chi ha una identità forte non ha paura del confronto. Io non so se sono stata o sono sempre capace di operare in conformità con quanto affermo, ma questo mi sforzo di fare ogni giorno, nella mia attività professionale, sociale, politica, istituzionale. Ho condiviso fin dall’inizio il progetto del PD. Lo vedevo come la possibilità di superare un sistema dei partiti in crisi, mettendo insieme persone con identità diverse e forti, non rinunciatarie, che sono orgogliose del meglio della propria storia ma che sono anche capaci si superarne gli aspetti negativi. Tradizioni politiche complementari che la storia del ‘900 aveva diviso, rendendole conflittuali anche quando non lo erano. Le tradizioni cattoliche, socialiste, liberali, assieme a quelle più contemporanee, quella ambientalista e quella, particolarmente significativa, che si è affermata sull’onda delle  battaglie delle donne. Ho sperato che finalmente, con la caduta delle ideologie, l’Italia sarebbe cresciuta economicamente, socialmente, culturalmente, civilmente, con l’apporto di tutte queste culture. Ma così non è stato, e così non è. Non voglio dire che così non sarà, ma oggi, sia per quanto riguarda l’Italia che il centrosinistra la realtà non è quella che abbiamo sperato e per la quale ci siamo impegnati. In Italia il berlusconismo è andato ben oltre la semplice coalizione che governa lo stato. Ha costruito un sistema che sfiora la illegalità costituzionale, che concentra potere e mezzi di conquista del consenso, con una arroganza e una inciviltà che non ha eguali nei Paesi civili di cultura occidentale i quali, giustamente, gridano ogni giorno la propria indignazione e la propria preoccupazione. Molto meglio e molto di più di quanto non facciano i cittadini e le forze di opposizione italiane. Abbiamo oggi un’Italia più povera e più ingiusta, che non gode più a livello internazionale del ruolo e del prestigio del passato. Un paese pericolosamente in declino e ripiegato su sé stesso. Di fronte a questo scenario ci sarebbe bisogno di una opposizione e di un Partito Democratico ben più forte e qualificato di quello che abbiamo.
                               Il PD di oggi non corrisponde alle aspettative degli aderenti e degli elettori. Il Partito è eccessivamente burocratico e centralistico, al faticosa impegno per cambiare si è sostituito un nuovismo asfittico che ha sostanzialmente prodotto l’isolamento, la rottura con tutte le altre forze politiche, la perdita consistente di voti fino a precipitare ad un 25% assolutamente insufficiente per un Partito che si autodefinisce a vocazione maggioritaria e che aspira alla conquista della maggioranza e al governo del Paese. Non tornare alle coalizioni larghissime e controproducenti dei tempi dell’Unione non significa non porsi il problema delle alleanze, che devono fondarsi su forze e programmi democratici e alternativi al centrodestra. Questo metodo, centralistico e fondato sulla affidabilità dei referenti e non sulla politica e sulla serietà e onestà degli aderenti e dei dirigenti, ha prodotto guasti sia per il partito a livello nazionale che, drammaticamente, per la Circoscrizione Estero. Sono state imposte figure dal centro non scelte né votate dai connazionali all’estero aderenti al PD, figure senza competenza e senza legami con i problemi e con i territori dei nostri connazionali all’estero. Il risultato è stato che l’esperienza del recente passato de L’Ulivo, di un impegno unitario e qualificato che è stato legittimato da due affermazioni elettorali, è stato messo in discussione con un metodo verticistico, scollegato dalle realtà di base, burocratico e antidemocratico, che ha in alcuni casi compromesso la qualità e la presenza del centrosinistra nei diversi territori di emigrazione e ci ha regalato due pesantissime sconfitte elettorali, alle politiche del 2008 e alle europee del 2009.

                                    Non ultimo, credo che qualsiasi partito, a maggior ragione il Partito Democratico, debba fondare la sua azione politica su comportamenti etici inattaccabili, su una onestà personale e istituzionale dei propri aderenti che purtroppo in alcuni casi non abbiamo riscontrato. E non abbiamo riscontrato neppure una adeguata, coerente risposta da parte del segretario e della segreteria nazionale, né tantomeno da parte del responsabile della Circoscrizione Estero.  La gente ci darà fiducia solo se dimostreremo di essere diversi dagli altri, se potrà avere fiducia su dirigenti ed esponenti che fanno della serietà, della competenza, della capacità di coinvolgimento, dell’onestà i pilastri fondativi della propria attività. Per queste ragioni, personalmente, ho valutato che esistano maggiori elementi di concretezza e di coerenza nella mozione presentata da Bersani, che condivido in larghissima parte e che sosterrò. Fermo restando che il mio sostegno incondizionato e principale va al PD in quanto tale, con la speranza che la competizione per le primarie sia non una occasione di divisione ma una opportunità per approfondire analisi e per costruire risposte qualificate e concrete contro il centrodestra e per una alternativa di governo.
Anna Pompei Ruedeberg
Presidente del PD della Svizzera
Consigliere del CGIE – Europa


 

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