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RICOMINCIAMO DA TRE

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Dopo la vittoria socialista in Grecia in una stagione altrimenti avara di successi

 

di Felice Besostri 

 

Le elezioni , a partire dal 2008, sono state deludenti per la sinistra a cominciare dai partiti socialisti.
    In una visione non partigiana, questa è l’ottica con la quale analizzare i risultati elettorali, poiché i successi di formazioni a sinistra dei socialisti o di liste ecologiste non cambiano il giudizio di fondo di una sconfitta della sinistra nel suo complesso.
    Quando singole formazioni di sinistra hanno conosciuto lusinghieri risultati, si pensi alla Linke tedesca, era altrettanto evidente che non recuperavano che una parte dei voti perduti dai partiti del PSE.
    Già alle elezioni europee, accanto al generale trend negativo si registravano delle inversioni di tendenza rispetto alle precedenti elezioni nazionali: era il caso di Svezia , Grecia e Malta.
    Il PASOK ha consolidato la tendenza e ha vinto in maniera netta le elezioni del 4 ottobre con il 43,92% dei voti e soprattutto conquistando la maggioranza assoluta dei seggi, 160 su 300 (102 nel 2007)
    Le elezioni greche erano state precedute dalle elezioni islandesi e da quelle norvegesi.
    Un caso a parte sono state le elezioni portoghesi, che per i socialisti sono andate molto meglio delle previsioni, che prevedevano un testa a testa con il PSD, membro del Partito Popolare Europeo, benché socialdemocratico di nome, invece nettamente distanziato.
    Quando la sinistra vince occorre evitare che la vittoria si trasformi in una vittoria di Pirro, per l’incapacità di trovare un accordo di coalizione per i gravi dissensi interni.
    Il Portogallo corre questo rischio ed in Grecia si sarebbe prodotta una situazione analoga perché il KKE (21 seggi, 22 nel 2007) il Partito Comunista Greco (7,54% , nel 2007 8,15%), arrivato in terza posizione è rimasto un classico partito comunista filosovietico, pur senza l’URSS e lo stesso discorso vale per il Partito Comunista Portoghese, peraltro minoritario rispetto al Blocco di sinistra.
    Il PASOK ha conquistato voti sia a Nuova Democrazia, sia alla propria sinistra , dove anche l’altra formazione Sy.Riz.A perde voti (4,60%)
    La maggioranza assoluta dei seggi e con Nuova Democrazia distanziata di 10 punti percentuali consente al PASOK di poter formare un governo e quindi di attuare il suo programma.
    Il programma del PASOK presenta delle interessanti novità, caratterizzato oltre che da una decisa lotta alla corruzione, dalla scelta di politica economica.
    Per affrontare la crisi i socialisti greci puntano decisamente su un incremento del potere d’acquisto dei lavoratori e quindi sul rilancio dei consumi, quando Karamanlis aveva da 24 miliardi di euro in aiuti alle banche.
    "Facciamo come Obama " e " voglio ridare il sorriso alla gente" sono state parole d’ordine del PASOK e del suo leader George Papandreu. I primi atti del governo con la nomina di donne ministro in numero mai visto ( 9 su 36), sono un segnale, come il rinnovamento dei 2/3 dei ministri.
    Unica ombra nella vittoria socialista è il successo di una nuova formazione di destra estrema, la La.O.S (5,63%, 15 seggi, 10 nel 2007), un segnale di tendenza abbastanza generalizzato nelle ultime elezioni europee con il successo di liste populiste, nazionaliste, razziste e antieuropeiste.
    Il successo dei sì al referendum irlandese sul trattato di Lisbona consentirà il rilancio del progetto europeo una volta superate le resistenze dei Presidenti della Polonia e della Repubblica Ceca, sempre che i conservatori britannici, profondamente divisi sull’Europa, non riescano ad imporre un referendum, dagli esiti incerti, anche in quel paese.
    La politica estera del governo socialista greco andrà nella direzione di una più vasta intesa europea. Come ministro degli esteri del governo Simitis, George Papandreu ha perseguito una politica di riduzione dei conflitti con la Turchia sia nel processo di adesione alla UE, che sulla spinosa questione di Cipro.
    I problemi della sinistra in Europa, ma anche in altre parati del mondo come in America Latina (a proposito l’11 di Dicembre si vota in Cile per l’elezione del Presidente), richiedono riflessioni di fondo che vanno ben oltre di singoli risultati elettorali..
    La sinistra, in tutte le sue versioni, non è stata capace di capitalizzare una delle maggiori crisi del capitalismo, sia che fossero al governo o all’opposizione.
    Credo si debba concordare con Josep Ramoneda ("la izquierda atrapada" - El Pais del 4/10/09) quando scrive che "l’anemia generalizzata che attacca la sinistra ha molto a che vedere con la incapacità di mantenere in primo piano la questione dell’uguaglianza (o della sua riformulazione), ragione d’essere della sinistra, di mettersi in contatto con i nuovi soggetti del cambiamento che sono molto diversi e molto più dispersi che nel passato e di generare alternative realmente possibili, approfittando delle diverse possibilità di declinazione del capitalismo".
    La sinistra deve dare sempre un’idea di alternativa, aggiungo, possibile, praticabile e credibile.
    In Grecia gli studenti sono stati i detonatori della massa sociale. Le Università , una volta uno degli strumenti più importanti per la mobilità sociale, hanno cessato di esserlo.
    L’insegnamento pubblico, da quando ha cessato di essere una delle priorità anche della sinistra, è in continuo degrado, Si è favorita la crescita di università private di eccellenza, che hanno accentuato la discriminazione di classe dovuta all’ origine sociale degli studenti.
    L’importanza è talmente evidente che se neè persino accorta la Fondazione "Italia Futura" di Montezemolo. Per i nati prima degli anni ’50 la condizione dei figli era migliore di quella dei genitori nel 41% dei casi, già ridotta al 21% per i nati negli anni ’70. Le previsioni per i nati tra gli anni 1985-1990 riduce la percentuale al miserrimo 6%.
    Quando il 90% degli studenti universitari in Grecia, come in Italia, sono estratti dal 20% della popolazione si possono prevedere già a medio termine un peggioramento complessivo non solo delle condizioni di eguaglianza ma addirittura di più equa condizione di partenza.
    La lezione greca dimostra che per la sinistra e per i partiti socialisti il destino non è segnato a priori ma dipende dalla loro capacità di convinzione come è stato in Islanda e in Norvegia e persino in Germania nei Länder della Saar e della Turingia e da ultimo nel Brandeburgo, pur in presenza di una sconfitta a livello federale.
    Le ultime elezioni greche hanno anche dimostrato che non è destino che i partiti ecologisti abbiano successo, come nelle Europee in Francia o nelle federali in Germania, in Grecia, infatti, i Verdi non hanno raggiunto il 3% e sono rimasti fuori dal Parlamento.

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