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Il Porto di Gioia Tauro, che avrebbe dovuto rappresentare il volano dello sviluppo dell'intera Calabria

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La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro delle infrastrutture  dei trasporti e il Ministro per i rapporti con le regioni: per sapere - premesso che:

 

- Il Porto di Gioia Tauro, che avrebbe dovuto rappresentare il volano dello sviluppo dell'intera Calabria, rimane ancorato alla sola attività di transhipment, anche se la stessa sta evidenziando altalenanti fasi positive e negative;


- la gestione del Porto di Gioia Tauro è stata sempre organizzata in un quadro di incertezze che non hanno consentito l'effettuazione della polifunzionalità del Porto stesso: ritardi nei finanziamenti, scarsa attenzione sulla rivalità nata da parte di altri porti italiani e mediterranei, lentezza nel completamento delle infrastrutture portuali, marginalità dell'obiettivo della polifunzionalità, mancanza dell'istituzione di una zona franca produttiva;


- fin dal dicembre del 1997, già Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi, con la presentazione delle linee-guida del «famigerato» master plan del Porto di Gioia Tauro, era divenuta del tutto marginale la relativa polifunzionalità, anzi era apparsa chiara la volontà di capovolgere la polifunzionalità completa, affermata nel protocollo d'intesa;


- nel marzo del 1998, l'allora ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, ha supportato il veto, espresso nel luglio 1996, dalle organizzazioni sindacali confederali circa l'ipotesi d’istituzione di zone franche nel sud, comunicando l'approvazione di ben quattro punti franchi doganali in Sardegna e non nel Porto di Gioia Tauro;


- sempre sotto la Presidenza del Consiglio del professor Romano Prodi, nel 1996 era già stato nominato un inutile coordinamento del Porto di Gioia Tauro, affidato al Sottosegretario di Stato ai Trasporti dell'epoca;


- ancora in questa legislatura la Regione Calabria ha assunto comportamenti che l'interpellante giudica equivoci nei confronti del Porto di Gioia Tauro; nonostante l'anomala nomina di un sottosegretario regionale con apposita delega per quell'area portuale, nonché la nomina di un Commissario Straordinario per l’elaborazione di un piano di sviluppo strategico per l’area ampia sempre di Gioia Tauro è riscontrabile una inefficiente ed equivoca programmazione per rilanciare le potenzialità del Porto stesso e del relativo retroporto;


- la legge finanziaria del 2007 aveva introdotto l'autonomia finanziaria delle Autorità portuali, senza creare alcun beneficio per Gioia Tauro, visto che oltre il 94 per cento delle merci che transitano per quel Porto non toccano terra e che le banchine esistenti sono quasi tutte concesse alla Medcenter e alla Blg;


- sempre la legge finanziaria del 2007 aveva autorizzato un contributo di 50 milioni di euro per il 2008 per lo sviluppo del Porto di Gioia Tauro;


- la stessa Trenitalia continua a far lievitare il costo della intermodalità mare – ferro, mettendo in discussione accordi commerciali sottoscritti soltanto alcuni mesi fa, e triplicando la circolazione dei mezzi pesanti sulle strade calabresi, sufficientemente penalizzate dai cantieri, sulla Autostrada Salerno – Reggio Calabria;

- solo l’istituzione di una “zona franca” nel Porto di Gioia Tauro avrebbe rappresentato uno strumento capace di creare sviluppo in sinergia con attività portuali e di Transphiment;

- ma dai quotidiani regionali degli ultimi giorni si apprende che nell’ambito delle entrate in vigore delle 22 zone franche urbane italiane, la Regione Calabria non avrebbe fatto inserire proprio quella di Gioia Tauro, propendendo per altre zone calabresi e finendo così con l’ agevolare zone del territorio regionale sicuramente meno disagiate di quelle della Piana di Gioia Tauro;

- all’interpellante appaiono davvero non più accettabili la disattenzione e le equivocità che fino ad oggi sono ruotate attorno al Porto di Gioia Tauro , nonché la mancanza di adeguati interventi utili a far rappresentare quel Porto quale volano per lo sviluppo dell’intera Calabria:

- quali  gli interventi per scongiurare che le scelte della politica nazionale e regionale non provochino il definitivo abbandono della possibile polifunzionalità del Porto di Gioia Tauro ed il decremento dell’attuale attività di transhipment, con il conseguente crollo dell’ attività occupazionale, esistente in una zona del territorio calabrese, sufficientemente intaccata dall’alto tasso di disoccupazione e dalla preoccupante pervasività delle cosche della ‘ndrangheta.

 


On. Angela NAPOLI


Roma, 27 ottobre 2009

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