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Berlusconi e la lotta alla mafia

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Se il cavaliere dice di volerla combattere e di volere veramente rompere lo 'storico' rapporto fra mafia e politica, faccia una cosa rapida, onesta, intelligente: inserisca in uno dei prossimi provvedimenti, una norma semplicissima e molto efficace che preveda l'immediata decadenza degli eletti (sindaci, consiglieri regionali, parlamentari) che risultino aver beneficiato dei voti delle associazioni malavitose. E che preveda anche il divieto di propaganda elettorale da parte di mafiosi, anche di quelli pregiusdicati, dei sorvegliati speciali ecc.  Oggi, per un vuoto nell'ordinamento, un capoclan può tranquillamente fare campagna elettorale: non è vietato!
 Si tratta, in buona sostanza, di anticipare le norme previste dalla cosiddetta proposta di legge 'Lazzati' (dal nome del Centro Studi che l'ha proposta molti anni fa, su idea del giudice della Corte di Cassazione, il calabrese Romano De Grazia) che giace da anni in parlamento (sono tra i deputati che l'ha sottoscritta nella precedente e nell'attuale legislatura) e che è in discussione alla Commissione Giustizia. Qui, però, rischia di impantanarsi come molti altri provvedimenti legislativi. Si potrebbe invece anticiparla e farla approvare dalle Camere, dimostrando così nei fatti che si vuole davvero interrompere quel dannato rapporto che da decenni stringe le mafie con una parte del mondo della politica e delle istituzioni. Rapporti  stretti sin dall'unità d'Italia, per poi essere confermati dall'intesa con gli Alleati che hanno liberato l'Italia, fino ad alcuni drammatici fatti negli anni '60 e '70. E anche più recentemente negli affari che la mafia ha fatto con politici e imprenditori in molte regioni italiane, nei fatti di sangue, nelle stragi.  La Mafia condiziona la politica e le istituzioni, fa eleggere uomini di fiducia,  partecipa regolarmente alle campagne elettorali nei comuni e nelle regioni.
Se non fermiamo questo rapporto, rompendolo definitivamente, non si può parlare di vera lotta alla mafia! 
C'è, dunque, un modo efficacissimi per rompere questo 'storico' e drammatico rapporto di affari e di interessi reciproci: stabilire per legge che gli eletti grazie a voti mafiosi decadono immediamente. O meglio: vengono prima sospesi dagli incarichi, poi a processo ultimato decadono. Così, in maniera chiara e semplice.  E che nessuno dica che si tratta di norme eccessive, troppo forti, forse incostutizionali.... Non è così. Chi lo dice finge di non vedere e di non sapere che le organizzazioni criminali sono penetrate dappertutto, controllano buona parte dei territori centro-meridionali, avanzano rapidamente nel nord Italia. In moltissime istituzioni si trovano eletti che rispondono direttamente o indirettamente alle organizzazioni mafiose.
Franco Laratta


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