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Caso Cosentino: le dichiarazioni dei pentiti

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di Massimo Donadi 

 

Il testo del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati, dove ho illustrato la posizione favorevole del gruppo dell'Idv alla Camera alla richiesta di arresto del sottosegretario Nicola Cosentino, citando le dichiarazioni dei pentiti che si inseriscono in un quadro secondo il quale il clan dei Casalesi, con l'appoggio di alcuni imprenditori organici alla camorra e con l'appoggio di alcuni politici organici collaboratori e sostenitori dell'azione camorristica, avrebbero realizzato una gestione totalmente illegale e totalmente in violazione dei più fondamentali principi della libera concorrenza e della legalità del ciclo dei rifiuti in Campania.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, il gruppo dell'Italia dei Valori voterà contro la proposta della Giunta, perché ritiene che la domanda di arresto presentata dal GIP di Napoli nei confronti dell'onorevole Cosentino sia giusta e vada accolta. Vorrei però prima fare una premessa, nella quale si inserisce per noi anche un metodo di comportamento quando arrivano all'esame di questa Assemblea richieste da parte della magistratura di atti restrittivi della libertà nei confronti di singoli parlamentari.
Dal 1993 ad oggi la magistratura ha presentato ben 18 richieste di arresto nei confronti di parlamentari di destra, di centro e di sinistra. Per tutte e 18 le volte questa Camera ha votato contro la richiesta di arresto. Possiamo dunque dire, dopo quasi vent'anni e di fronte a una molteplicità di casi nei quali le indagini erano state condotte in modo ineccepibile e con riscontri probatori gravi, molteplici e tutti riscontrati, che questo Parlamento si è ogni volta voluto trasformare in qualcosa di diverso da quello che la Corte costituzionale aveva voluto che fosse: non in un luogo di verifica che, nei confronti dell'organo di rappresentanza politica del Paese, non arrivassero dalla magistratura atti di carattere persecutorio, ma in qualcosa di diverso, una sorta di Camera che si è appropriata dello stesso potere giurisdizionale, una sorta di casta che sempre e comunque nega la possibilità che la giustizia faccia suo corso e che garantisce un'impunità che non ha limiti e non ha regole; un'impunità che va oltre le regole della giurisdizione.
Anche oggi abbiamo sentito da parte del relatore per la maggioranza una serie di argomentazioni che non vanno minimamente a cercare di ricostruire quello che la Corte costituzionale sostiene, cioè se vi siano o meno gravi indizi di colpevolezza, se vi sia o meno fumus persecutionis nei confronti dell'onorevole Cosentino. Qui si vuole ricostruire il processo, si vuole esaminare punto per punto il provvedimento del giudice per le indagini preliminari di Napoli per emanare una sentenza che è una sentenza politica, sempre e comunque l'unica soluzione.
Noi, rispetto a tutto questo, per principio diciamo che fino a quando non ci sarà una riforma di quella che si definisce autodichia - cioè il potere di autodecisione del Parlamento che questo Parlamento ha dimostrato di non saper meritare e di non saper governare e che in futuro dovrà essere attribuita ad un organo terzo come la Corte costituzionale - fino ad allora, a meno che non ci si trovi di fronte a casi eclatanti di giustizia e di persecuzione, voteremo sempre per i provvedimenti richiesti dall'autorità giudiziaria. Meglio che i parlamentari siano cittadini come tutti gli altri, piuttosto che una casta sempre impunita, sempre sciolta dal rispetto delle leggi e delle regole (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Tanto più lo faremo in questo caso, perché proprio in questo caso appare evidente come la procura di Napoli abbia svolto indagini serie, importanti, articolate, basate sulle dichiarazioni di sei pentiti le cui reciproche dichiarazioni hanno trovato riscontro sia fattuale, sia nelle ricostruzioni complessive che emergono dei fatti raccontati da parte di queste persone.
Sono pentiti o testimoni che sono stati riconosciuti autorevoli per le conseguenze stesse delle loro dichiarazioni. Ricordiamo a quest'Assemblea che uno dei pentiti sulle cui dichiarazioni si basano le accuse qui oggi portate in Aula ha pagato con la vita il prezzo delle sue dichiarazioni. Un altro di questi pentiti con le sue dichiarazioni prima di tutto ha portato al sequestro del suo intero patrimonio (personale e della famiglia), portando così al sequestro di beni per 41 milioni di euro.
Questi sono i dati che hanno portato la procura prima, e i giudici dopo, a ritenere fondate le loro dichiarazioni. Ma allora vediamo di capire quali sono queste dichiarazioni che si inseriscono in un quadro secondo il quale il clan dei Casalesi, con l'appoggio di alcuni imprenditori organici alla camorra e con l'appoggio di alcuni politici organici collaboratori e sostenitori dell'azione camorristica, avrebbero realizzato una gestione totalmente illegale e totalmente in violazione dei più fondamentali principi della libera concorrenza e della legalità del ciclo dei rifiuti in Campania.
Allora andiamo a riprendere alcune singole dichiarazioni, come quella di Gaetano Vassallo che dice: «Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società ECO4 gestita dai fratelli Orsi. Posso dire che la società era controllata dall'onorevole Cosentino».
Ancora Michele Orsi (poi ucciso) dice: «Una volta costituita l'ECO4 fu necessario renderla concretamente operativa, rendendosi necessario ottenere gli affidamenti da parte dei comuni. Intervenne anche qui Valente Giuseppe, il quale ci consigliò di riferirci ai suoi referenti politici». Cita diversi politici tra i quali l'onorevole Cosentino, affermando che era necessario tale sostegno per gli interessi della società.
Ancora dall'interrogatorio di Vassallo: «Mi sono ricordato di una riunione nel 2007 presso il domicilio di un parente di Bidognetti. Alla mia presenza, in quella riunione, Raffaele Bidognetti e alla presenza di Di Tella Antonio, riferì che alcuni onorevoli, tra i quali Nicola Cosentino, facevano parte del nostro tessuto camorristico».
E ancora Gaetano Vassallo dice: «Presenziai personalmente alla consegna di 50 milioni di lire in contanti da parte di Sergio Orsi all'onorevole Cosentino a casa di quest'ultimo a Casal di Principe». Ancora Michele Orsi (poi ucciso) dichiara: «I politici ebbero, altresì, a spartirsi il consiglio di amministrazione per quanto concerne le componenti personali pubbliche. Ricordo che Cosentino individuò nel sindaco di San Nicola La Strada un altro componente del CdA. Rappresento che le tangenti da pagare alla camorra erano ai miei occhi inevitabili, mentre il nostro impegno con i politici poteva essere largamente garantito attraverso le assunzioni nelle società ed incarichi di consulenze, oppure ancora nel consentire la scelta a loro degli amministratori di questa società».
Ancora Michele Orsi: «L'ECO4 si rivelò una società che faceva comodo a tutti. Rappresento che circa il 70 per cento delle assunzioni che vennero operate per la ECO4 erano inutili e motivate per lo più da ragioni politico-elettorali richieste, tra gli altri, dall'onorevole Cosentino».
Gaetano Vassallo dice: «Ho conosciuto Cosentino perché me lo aveva presentato il geometra Cirillo Bernardo prima del 1992, il quale disse che il parente Bidognetti Francesco aveva chiesto di aiutare Cosentino per le elezioni che all'epoca si stavano per svolgere. Mi disse di raccogliere le maestranze che lavoravano per me, organizzare un buffet, indurre i miei uomini a fare volantinaggio e a promettere il loro voto».
E poi ancora Michele Orsi: «Come accadde in tutti i casi in cui fu necessario sostenere un candidato della camorra per le elezioni ci impegnammo affinché tutte le maestranze della GMC seguissero le nostre indicazioni. Disponevamo di un pacchetto di voti pari alle 60 unità più i loro familiari, ma il bacino di voti controllato attraverso la ECO4 era persino superiore, potendo contare su 250 dipendenti e i loro familiari. Tra gli impegni elettorali dei diversi candidati nelle rispettive elezioni ricordo il sostegno a Forza Italia attraverso l'onorevole Cosentino alle politiche del 2001, il sostegno di Brancaccio alle regionali del 2005 e quello di Cosentino alle provinciali del 2005».
Ecco, questi credo che siano alcuni degli elementi che hanno portato i GIP di Napoli a ritenere che in questo caso ci fossero i gravi indizi di colpevolezza e sappiamo tutti che, a fronte di ipotesi di mafia, di fronte ad esigenze di custodia cautelare, il carcere non ha alternative.
Mi pare che in questo caso possiamo anche ritenere con assoluta serenità che in nulla di queste 300 pagine (che dettagliatamente, analiticamente e puntualmente ripercorrono i legami tra l'onorevole Cosentino e alcuni gruppi camorristici facenti parte del clan dei casalesi) non sono affetti da alcun fumus persecutionis. Sono tutti fatti e circostanze puntuali e comprovati, inseriti all'interno di un'indagine - questo dovrebbe essere determinante -, che non hanno riguardato soltanto il parlamentare del Popolo della Libertà, ma politici di tutti gli schieramenti, sia di destra che di sinistra, dimostrando così - casomai ve ne fosse stato bisogno - che da parte di quella Procura si è agito avendo un unico obiettivo quale proprio scopo, cioè quello di appurare e accertare la verità e far prevalere la giustizia.
Per queste ragioni, anche se vediamo oggi un'aula gremita soprattutto nei banchi del Governo abitualmente deserti da parte di un Esecutivo che in quest'aula è sempre latitante (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) oggi, invece, quei banchi sono riempiti in tutti i loro ordini e gradi da parte di ministri e sottosegretari qui giunti per garantire ancora una volta l'impunità a un parlamentare che poi riveste un ruolo così grave rispetto alle responsabilità che gli vengono attribuite di sottosegretario all'economia.
Oggi il gruppo dell'Italia dei Valori a voterà favore della concessione dell'arresto così come richiesto dalla Procura di Napoli (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


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