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Vendola, dalla Puglia all’Italia

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di Felice Besostri 
 

“Gli dei invidiano gli uomini felici” e chi è più felice di Vendola dopo le primarie di coalizione della Puglia? Le dichiarazioni rilasciate dopo la vittoria mostrano maggiore equilibrio di tanti suoi sostenitori. Se le primarie pugliesi hanno un merito è quello di avere indicato un metodo di scelta dei candidati a cariche elettive e di aver premiato uno stile di governo: se si vuole essere coerenti bisogna celebrare  la vittoria di Vendola piuttosto che la sconfitta del PD e/o dei  dalemiani.

     I numeri parlano, anzi cantano, chiaro: più di 200.000 partecipanti, a fronte dei 79.296 delle primarie 2005 e con più dei 2/3 dei suffragi per Vendola.

    Vendola ha presieduto la  Puglia e le uniche ombre sul governo regionale le hanno gettate addosso assessori espressi dal PD. Vendola era stato candidato- e non dimentichiamolo eletto- in seguito a primarie: soltanto nuove primarie potevano impedirne la riconferma. Si  fossero tenute, come richiesto da Vendola, non ci sarebbero state le polemiche e soprattutto l'immagine di coesione della coalizione non si sarebbe deteriorata. Credo che debba essere chiaro per tutti che la priorità sia di vincere le elezioni e non di regolare i conti all'interno della sinistra e del centro-sinistra.

    Le vicende pugliesi hanno dimostrato come pesi negativamente l'assenza di un partito di sinistra, che non si chiama fuori dalle responsabilità di governo, ma che non rinuncia alla sua autonomia e alla sua identità. Sinistra e Libertà poteva essere il punto di partenza e lo sarebbe stata se avesse superato il quorum: la battuta di Flaiano, che il nostro popolo ama andare in soccorso del vincitore, trova purtroppo riscontro nella realtà. Ne abbiamo avuto la prova con l'Italia dei Valori, che ha rimosso l'iniziale veto a Vendola, appena è stato chiaro, che indeboliva il PD e vinceva le primarie.

    I forti debbono essere pazienti e i vincitori magnanimi, specialmente se il laboratorio Puglia aspira a diventare un progetto nazionale di respiro europeo. L'inizio del processo costitutivo di Sinistra Ecologia Libertà assegna a Vendola responsabilità nazionali. In questa fase si corre il rischio che Vendola diventi come uno dei testimonial, che mettono in ombra il prodotto pubblicizzato.

    Il successo pugliese non è immediatamente trasferibile al Nord, malgrado la consistenza dei pugliesi emigrati e il Nord resta il buco nero della sinistra, in particolare la Lombardia e il Veneto.

    Senza il Nord non si vincono le elezioni politiche e le elezioni europee dimostrano, che non si supera la soglia di sbarramento con i soli successi meridionali.

    Si aprono due strade, quella della chiusura identitaria o quella unitaria di ricostruzione di una sinistra alternativa al PdL-Lega Nord. L'interlocuzione col PD,  come anche con la Federazione della Sinistra ,resta essenziale e proprio la Puglia dimostra che  iscritti ed elettori sono capaci di iniziative autonome, anche in dissenso coi vertici. La sinistra deve anche affrontare problemi di più ampio spessore del rapporto tra le formazioni politiche esistenti, per affrontare quello del superamento della divisioni tra socialisti e comunisti. Il decennale della scomparsa di Bettino Craxi ha dimostrato, che bisogna superare atteggiamenti, che vanno ben al di là delle differenze di valutazioni sul personaggio, molto variegate all'interno degli stessi campi. La sinistra italiana si è specializzata in occasioni mancate : l'ultima è stata l'assenza di un dibattito, con la stessa ampiezza di quello craxiano, su Nenni nel trentennale della sua morte. La biografia di Nenni ripercorre tutte le tappe cruciali dei rapporti a sinistra tra socialisti e comunisti. Una sinistra nuova non si può rinchiudere in uno steccato: femminismo e ambientalismo, per fare soltanto due esempi, hanno portato linfa nuova alla sinistra, ma la storia, che ha diviso e divide la sinistra italiana, più di ogni altra sinistra europea, è quella di socialisti e comunisti. La biografia di Vendola lo pone in grado di affrontare il nodo, la cui importanza è superiore alla consistenza elettorale e organizzativa delle forze, che alle due tradizioni si richiamano, accomunate dal destino di essere escluse dalle istituzioni parlamentari nazionali ed europee.

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