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Economia e lavoro, i nuovi obiettivi di Obama

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Il presidente Usa al discorso sullo stato dell'Unione: "sulla sanità non abbandonerò gli americani".
 
"E' stato un anno difficile, ma a dispetto delle difficoltà l'Unione è forte”. Chi si aspettava un Obama scoraggiato e stretto sulla difensiva, è rimasto deluso. Il primo discorso sullo stato dell’Unione del presidente americano è stato duro e determinato. Nessuna esitazione sulla riforma sanitaria, nessun timido passo indietro sul programma del suo mandato. Anzi la maggior preoccupazione di Obama è stata quella di fissare chiaramente i prossimi obiettivi da raggiungere: se il 2009 è stato l’anno della crisi finanziaria e della riforma sanitaria, ormai giunta al varo, la disoccupazione diverrà il chiodo fisso di quest'anno, mentre la riduzione del deficit sarà la sfida del 2011.

Il presidente Obama ha riconosciuto problemi e limiti del primo anno di mandato, e pur rievocando il sogno del cambiamento, non fugge da una buona dose di pragmatismo per riportare tutti con i piedi per terra. "Noi non siamo ingenui, - ricorda - ci aspettavamo le difficoltà". I passi falsi della Casa Bianca non vengono nascosti dal principale inquilino: “l’amministrazione ha compiuto alcuni errori”, ammette Obama, “ma ha anche salvato almeno due milioni di posti di lavoro".

E dunque è da qui che bisogna ripartire: dal lavoro. Per Obama sarà la priorità dell’anno per la sua amministrazione. Il presidente Americano non ha dimenticato i cittadini che dopo il tracollo di Wall Street hanno perso il lavoro e ora hanno bisogno del “nostro aiuto”. Per questo chiede una legge per l’occupazione, vero obiettivo post riforma sanitaria.

La guerra alla disoccupazione va contrastata anche rafforzando il sistema finanziario che regge la ragnatela economica del Paese. Obama ricorda il sacrificio di un anno prima, quando “il compito più urgente era salvare le banche che avevano contribuito a questa crisi”, compito non facile per una misura “popolare quanto la cura di una carie”, e spiega: "prenderemo i 30 miliardi di dollari restituiti dalle banche di Wall Street per aiutare le banche locali a offrire alle piccole imprese i crediti per stare a galla".

Non reggono le accuse di populismo. Ad Obama, in realtà, non interessa “punire le banche”. Piuttosto preferisce proteggere l’economia del Paese, già fortemente provata dalla crisi mondiale. “Un mercato finanziario forte e in salute – dice - permette che le imprese accedano al credito e creino nuovi posti di lavoro. Il che può accadere solo se ci difendiamo dall'ingordigia che ha quasi affondato la nostra economia”.

Queste sono le nuove sfide, ma c'è ancora una da vincere prima di volgere lo sguardo altrove. Si parla di nuovo della sospirata riforma sanitaria, la legge che potrebbe segnare per sempre la prima presidenza Obama. Sia in negativo, nel caso l'ostruzionismo repubblicano riesca a far fallire le trattative, sia in positivo, nel caso la riforma riesca a concludere l'iter legislativo. Per questa battaglia, Obama rivolge un ultimo appello a tutti i membri del senato e della House of Representatives: "Quando io avrò finito di parlare stanotte, altre americani avranno perso l'assicurazione. Quest'anno saranno milioni. Ad alcuni pazienti saranno negate le cure di cui hanno bisogno. Le piccole imprese continueranno ad eliminare le coperture assicurative. Io non voglio abbandonare questi americani; e altrettanto dovrebbero fare tutti coloro che sono seduti qui".

L'appello del presidente sulla sanità ha raccolto applausi tra i repubblicani. Tra i parlamentari che hanno applaudito c'erano il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell e la senatrice Olympia Snowe.
''Non abbandonate la riforma, non ora. Non quando siamo cosi' vicini'', ha detto Obama chiedendo al Congresso di ''trovare un modo per finire il lavoro per il popolo americano''.

G.R.

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