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La fabbrica dell'impunità

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Il governo al vaglio della quarta norma ad personam in pochi mesi. Per immunizzare Berlusconi, la maggioranza propone una legge anti-pentiti di Mafia. Finocchiaro: “E' questo l'impegno antimafia sbandierato dal Presidente del Consiglio Berlusconi?”
 
Il Parlamento è solo uno luogo di ratifica della fabbrica delle leggi ad personam. Questa è la logica conclusione del pensiero del premier che sta svalorizzando completamente il ruolo fondamentale delle istituzioni. Le sue vicissitudine giudiziarie sono la priorità dell'agenda politica. Ad ogni rivelazione sul suo operato presente e passato, Berlusconi risponde decretando leggi che lo immunizzano. L'ultima in ordine cronologico è una legge anti pentiti.

Bocciato il lodo Alfano, la risposta degli avvocati-parlamentari* del premier è stata l'accelerazione sul legittimo impedimento (in queste ore in Aula della Camera), sul processo breve e sul ritorno all'immunità parlamentare. Ma anche questo non ha accontentato Berlusconi soprattutto l'indomani delle rivelazioni dei pentiti di Mafia, come Spatuzza e Ciancimino. Le tesminianze accurate sul ruolo dell'amico fidato Dell'Utri, i finanziamenti di Milano2 e altre affermazioni che dovranno essere ancora confermate (o smentite) hanno indotto la maggioranza a correre ai ripari salvaguardando la carica politica del capo. È stato il senatore Giuseppe Valentino, relatore anche del processo breve, a presentare il 27 novembre a Palazzo Madama un disegno di legge formato da due articoli per impedire che i pentiti si riscontrino vicendevolmente.

Il ddl mira a minare gli articoli 192 e 195 del codice di procedura penale ovvero le norme che stabiliscono i casi in cui una testimonianza di un pentito può avere valore probante o meno in un processo. Un semplice accorgimento tecnico e di scrittura modificherebbe l'intero istituto che ruota sulla figura dei pentiti di mafia. Ecco il testo del ddl: "le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso assumono valore probatorio o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni". È proprio l'esigenza di specifici riscontri esterni che erode una giurisprudenza consolidata e blocca di fatto quanto già stabilito dalla Corte Costituzionale in merito ai cosiddetti “riscontri obiettivi”.

Nella seconda parte del ddl, si garantisce la definitiva immunità dalle rivelazioni dei pentiti laddove si rafforza il concetto dei specifici riscontri esterni. "Le dichiarazioni di più coimputati o imputati in procedimenti connessi assumono valore probatorio o di indizio ove sussistano le condizioni di cui al comma precedente". E si aggiunge a rendere inutile l'utilizzo dei pentiti che “sono inutilizzabili le dichiarazioni anche in caso di riscontri meramente parziali".

Ma Valentino, non contento di aver bloccato completamente il lavoro dei giudici, ha proposto anche la modifica dell'articolo 195 sull'ammissibilità delle dichiarazioni dei pentiti: laddove è scritto che che le testimonianze si possono usare "salvo che l'esame risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità", potrebbe essere sostituito da una semplice "l'infermità temporanea". Per far capire con esempio basta pensa un film thriller dove la vittima in punto di morte rivela al “buono” il nome dell'assassino. Il ddl renderebbe inutilizzabile anche questo.

"Con il disegno di legge Valentino vengono riformati due articoli del codice di procedura penale. Il primo risultato, grave, è che mentre oggi le dichiarazioni dei pentiti, se ritenuti attendibili, vanno comunque riscontrate, con la riforma Valentino le dichiarazioni di uno o più pentiti, anche se attendibili, sono assolutamente inutilizzabili se non esistono, a prescindere, altre prove". Lo ha dichiarato la Presidente del Gruppo del PD al senato Anna Finocchiaro.

"Altra conseguenza di questo pericolosissimo disegno di legge – ha continuato la Finocchiaro - è che le dichiarazioni ricevute, anche da un ufficiale di polizia giudiziaria, da un soggetto che con le sue ultime parole indica l'autore di un reato non potranno neanche essere riferite in giudizio, perché la testimonianza di quell'ufficiale di polizia giudiziaria non potrà essere ammessa".

"Qualora venissero approvate, queste norme azzererebbero, di fatto, i processi di mafia, anche in presenza di sentenze di condanna di primo e secondo grado e interromperebbero le collaborazioni dei pentiti".

"E' davvero difficile seguire il percorso logico per cui vengono presentate queste norme mentre al Senato è in discussione la riforma del codice di procedura penale del ministro Alfano che dice che il giudice, per ciò che riguarda le liste testimoniali proposte dalla difesa, non può escludere da queste liste neanche le testimonianze assolutamente irrilevanti. Ma evidentemente – ha aggiunto la senatrice del PD - bisogna sovvenire a qualche esigenza 'particolare'. Evidentemente una esigenza che viene da qualche processo. Siamo sempre là, a leggi ad personam. Credo che ci possiamo scordare che dal PDL venga qualche riforma organica della giustizia per rendere efficiente la macchina dei processi. Continuiamo ad 'inciampare' ogni giorno, e per fortuna due senatori del PD questa volta se ne sono accorti, in provvedimenti che servono a risolvere questo o quel caso. Non vedo intenzioni, da parte della maggioranza, di far funzionare la giustizia. Noi ci opporremo, con tutti gli strumenti che il Parlamento ci consente, anche a questo DDL. Mi chiedo se sia questo un altro pezzo di riforma della giustizia che vuole la maggioranza e se sia questo l'impegno antimafia sbandierato dal Presidente del Consiglio Berlusconi”.

Durissimo il giudizio di Walter Veltroni, membro della Commissione Antimafia, secondo cui ci stiamo indirizzando verso una vera e propria impunità per i reati mafiosi. "Invece di sostenere gli enormi sforzi che magistrati e forze dell'ordine stanno compiendo con grande successo contro le mafie militari – ha dichiarato l'ex segretario del Pd - Governo e maggioranza ultimamente mi sono sempre più impegnati nella direzione opposta”.

“Leggi come scudo fiscale e la previsione di vendita all'asta dei beni mafiosi o ancora disegni di legge come quello che riguarda la limitazione dell'utilizzo delle intercettazioni, il famigerato processo breve stanno già dando un colpo duro alla possibilità di indagare e colpire le cosche”.

"Ora si affaccia anche un progetto di legge che punta a sterilizzare uno degli strumenti più efficaci nella lotta alla mafia come le norme sui pentiti che la magistratura ha dimostrato di saper utilizzare con capacità di giudizio ed equilibrio”.

"Se tutte queste previsioni dovessero essere approvate – ha concluso Veltroni- si rischia di proteggere i livelli criminali più pericolosi: i mafiosi dal colletto bianco che muovono centinaia di miliardi di Euro ogni anno e che hanno porte aperte anche nella politica e nell'amministrazione di questo Paese. Con queste norme si va verso l'impunità dei reati mafiosi".

Per Laura Garavini, capogruppo Pd nella commissione parlamentare Antimafia, “il disegno di legge presentato dal sen. Valentino, e di cui è relatore uno degli avvocati del Presidente del Consiglio, il sen. Piero Longo, è la più vergognosa delle leggi ad personam presentate fino ad oggi dal PDL. “

“Per cercare di salvare alcuni amici del Presidente del Consiglio ed un componente del Governo – ha proseguito Garavini - si vogliono distruggere anni di lavoro nella lotta alle mafie. Cancellare la validità come prova di più dichiarazioni convergenti dei collaboratori di giustizia è un vero e proprio modo per impedire di fatto non solo i processi contro tutti i mafiosi più importanti e tutti i collusi nella politica e nell'economia, ma anche le indagini. Questo è il vero volto del PDL, altro che le roboanti dichiarazioni su inesistenti piani straordinari contro la mafia. Siamo proprio curiosi – ha concluso Garavini - di sapere cosa ne pensa il Ministro dell'Interno Maroni, se questa volta si opporrà o assisterà da spettatore ai desideri del PDL come per lo scudo fiscale, le intercettazioni ed il mancato scioglimento del Comune di Fondi.”.

A.Dra

* Niccolò Ghedini, Piero Longo e Giuseppe Valentino, rispettivamente deputato e senatori del Pdl nonché avvocati di Berlusconi

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