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Stop alle imprese italiane in Iran

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“Il governo deve rafforzare gli strumenti di controllo contro il rischio che alcune aziende italiane concludano accordi commerciali con ricadute sul programma nucleare militare iraniano"
 
Pochi giorni fa Berlusconi aveva manifestato la convinzione che la presenza di un tessuto economico nazionale nel territorio persiano fosse vantaggioso. Ora fa marcia indietro, probabilmente perché ospite del governo israeliano, ed esprime i propri dubbi sulla presenza delle aziende italiane. Ma ci sono dei fatti che vanno ulteriormente chiariti.
 
In un’interrogazione a risposta immediata presentata in commissione Esteri di Montecitorio il vicepresidente dei deputati Pd, Alessandro Maran ha dichiarato che “il governo deve rafforzare gli strumenti di controllo contro il rischio che alcune aziende italiane concludano accordi commerciali con ricadute sul programma nucleare militare iraniano”. La preoccupazione è proprio questa, che parte degli investimenti italiani confluiscano nel programma nucleare di Ahmadinejad. Maran ha ricordato che in Iran sono presenti i più grandi gruppi industriali nazianali: Eni, Tecnimont, Edison, Ansaldo, Fiat, Fata, ma anche compagnie medio- grandi attive in prevalenza nei settori civili o energetici.
 
Secondo alcune fonti giornalistiche, in particolare il Wall Street Journal, alcune imprese, come la Carlo Giavazzi Space, hanno concluso accordi, e sembra si apprestino a rinnovarli in futuro per contribuire ai programmi satellitari Mesbah per telecomunicazioni, che comprendono anche il trasferimento di importanti tecnologie Know- How. Maran ha chiesto se il governo può confermare queste notizie, “si tratta, infatti, di programmi che, al di là di intenzioni dichiarate o volontà inconsapevoli, possono essere facilmente deviati per scopi militari o avere ricadute sui programmi concernenti armamenti nucleari. In definitiva- ha concluso Maran nella sua interrogazione-  il governo ci dica come intende affrontare la questione delle eventuali sanzioni nei confronti dell’Iran nel momento in cui in sede Onu sembra farsi più concreto questo scenario. È indubbio che per l’Italia gli interessi commerciali con l’Iran rimangono di capitale importanza, tuttavia è necessario a questo punto, e dopo le dichiarazioni nette di Berlusconi che oggi ha auspicato sanzioni nei confronti di questo paese e ha annunciato che l’Eni non svilupperà in futuro nuovi investimenti, orientare le politiche commerciali e di interscambio anche di natura bilaterale, in modo da farle coincidere, il più possibile, con le scelte strategiche della sua politica estera”.
 
L’Italia è il secondo partner dell’Unione Europea dopo la Germania, per la quantità di scambi commerciali in Iran: solamente nel 2008 l’interscambio complessivo tra Italia e Iran è stato di oltre sei miliardi di euro.
 
Nel frattempo le cronache iraniane ci mostrano un paese imprigionato sempre più tra le fitte trame della dittatura. Il leader riformista Mousavi è tornato a parlare condannando, nuovamente, i tentativi di soffocare i media, e l’assassinio brutale della gente che manifesta. Ha affermato inoltre che gli obiettivi della rivoluzione islamica del 1979 non sono stati realizzati poiché sono ancora intatte le radici della tirannia e della dittatura che avevano contraddistinto l’epoca dello Shah Reza Pahlevi. Parole che incendiano. Si teme che le celebrazioni per il 31 anniversario della Repubblica, previste per l’11 febbraio, si trasformino in un nuovo teatro di scontri fra le autorità di sicurezza e i militanti riformisti. L’Iran si muove sull’orlo del baratro costantemente, il rischio della guerra civile è uno spettro che spesso si affaccia nel destino del popolo iraniano.
 
Fe. Gas.

 

Invia commento comment Commenti (1 inviato)

  • Inviato in data il nemico di Israele, 05 Febbraio, 2010 17:56:46
    il nemico di israele ha ricercato le difficolta'.