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Istruzione: un lusso per pochi

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La riforma nella scuola superiore mette in ginocchio l'istruzione pubblica. E con una circolare del dicembre 2009 i contributi volontari dei genitori finanziano le spese ordinarie!
 
La cosiddetta riforma della scuola varata dal consiglio dei Ministri è l’ennesima scatola vuota del governo Berlusconi. Ancora annunci trionfalistici e spot mentre non sono state ascoltate le difficoltà del mondo della scuola, delle famiglie e degli studenti. Lo ha detto Maria Coscia, deputata Pd in Commissione cultura della Camera. Andiamoci piano dunque, prima di parlare di riforma 'epocale' nella scuola superiore, come hanno fatto il premier Berlusconi e il ministro Gelmini. Si dovrebbe essere più cauti, se non altro per rispetto nei confronti delle famiglie delle decine di migliaia di lavoratori del settore che, negli ultimi due anni, grazie ai tagli dissennati di Tremonti, hanno perso il posto di lavoro. E’ quanto dichiara la senatrice del PD Mariapia Garavaglia, commentando come le nuove direttive non siano frutto di una strategia, ma di un'ideologia che vede nell'istruzione e nella cultura solo un costo.

Il PD, al contrario, proprio perché è convinto del ruolo fondamentale della scuola, è favorevole ad investirvi in modo sostanziale e non con riforme dimezzate perché è lì che si decide il futuro dell'Italia. Il responsabile Welfare del Pd, Giuseppe Fioroni, ammonisce Berlusconi: “Caro presidente, la scuola non ‘sforna’ ragazzi come da lei testualmente affermato, ma ha il compito di formarli ed educarli”. Quello che è certo, invece, è che fare della scuola il bancomat del governo, approvando tagli di ore e di personale per fare cassa è solo un altro modo per umiliarla. Più che di riforma, sarebbe il caso di parlare di un’operazione al ribasso sulla pelle degli studenti.

Interviene anche Maria Coscia, deputata Pd in Commissione cultura, sottolineando come con l’approvazione della controriforma Gelmini, non si sia tenuto conto della richiesta di attesa di un anno, avanzata dal mondo della scuola e dalle Camere, per poter mettere mano alle moltissime criticità contenute nel progetto del Governo. Se il governo avesse aspettato, studenti e famiglie avrebbero potuto scegliere sulla base di informazioni certe il percorso di studi superiori. Un anno sarebbe stato necessario anche per garantire alle istituzioni coinvolte il tempo adeguato per adempiere agli atti dovuti, come la predisposizione degli organici, e consentire così un sereno avvio del prossimo anno scolastico. “Il riordino – prosegue Coscia - separa nettamente i percorsi di istruzione, senza peraltro garantire a tutti i ragazzi entro l’età dell’obbligo di istruzione, i saperi e le competenze necessarie per affrontare con consapevolezza l’età adulta”. Chi avrà mezzi accederà al liceo, chi non se lo potrà permettere dovrà accontentarsi degli istituti tecnici e professionali. Nell’età della conoscenza e della tecnologia, il governo italiano nega all’istruzione tecnica la dignità di un percorso che consente di conseguire i diritti di cittadinanza, come invece accade al percorso liceale. Resta il rammarico per un riordino che si è trasformato in una occasione mancata di ascolto delle voci della scuola e della società.

Ma entrando nel merito della riforma apportata dal governo, Francesca Puglisi, responsabile Scuola della Segreteria nazionale Pd, ci illustra quelle che sono le novità più sconcertanti. Ad esempio, uno dei paradossi è che nel liceo linguistico la seconda lingua straniera avrà il 33% in meno delle ore: un taglio inspiegabile e assurdo, considerata la tipologia del liceo. Ma non finisce qui. La lingua straniera, se è vero che nei licei classici è stata incrementata, nei licei scientifici avrà circa il 10% in meno delle ore, e si tornerà alle tre ore settimanali, ponendo fine allo studio della seconda lingua comunitaria per tutto il quinquennio, che era stato il fiore all’occhiello delle recenti sperimentazioni. Bisogna inoltre chiedersi come faranno i ragazzi a sostenere una materia in lingua nell’ultimo anno visto che non l’avranno appresa alle elementari, dove sono stati tagliati i fondi per gli insegnanti specialistici. Inoltre, fa notare Puglisi, la matematica si accorpa con la Fisica e diventa un’unica disciplina nei licei delle scienze umane e linguistici; ma non basta: avrà anche una riduzione oraria del 15%. Altra perla ‘gelminiana’ è la riduzione oraria, ancora più pesante (25%), per le Scienze naturali nel linguistico e nel liceo delle scienze umane. Ma, sopra ogni altra cosa, è assente, in tutti i licei, l’insegnamento almeno quadriennale di Scienze, una delle materie caratteristiche della moderna scuola del XXI secolo.

Si parla quindi di una riforma varata unicamente per alleggerire organici e costi della macchina scolastica: limitazione dell’orario scolastico e 45000 cattedre perse entro il 2013. La cosa più grave è che queste carenze vengono fatte ricadere in maniera occulta sulle famiglie italiane che mandano i propri figli a scuola. Infatti, il contributo volontario versato dai genitori che da anni è prassi comune nelle scuole e che serve a finanziare l'ampliamento dell'offerta formativa che ciascun istituto decide autonomamente, è diventato una voce di bilancio certa e prevedibile nei tempi di incasso. Tanto che il ministero consente ora di ricorrervi per colmare la carenza dei finanziamenti statali per le spese ordinarie necessarie all'erogazione del servizio scolastico base. Ciò, nei fatti, equivale all'imposizione di una nuova tassa regressiva, perché di ammontare fisso indipendentemente dal reddito. Ricordiamo come nel 2007 il decreto Bersani abbia previsto la detraibilità di questi contributi, che rientrano nelle erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione, finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa. Da adesso invece, come ricorda lavoce.info, con una nota del ministero dell’Istruzione, pervenuta il 22 dicembre 2009 e relativa al piano dell’offerta formativa per il 2010, quello che ciascuna scuola ha già di norma approvato nei mesi autunnali del 2009, cancella questa finalizzazione dei contributi volontari. Contravvenendo alle regole contabili previste dalle normative attuali, gerarchicamente sovraordinate, la nota riporta una cifra secca per il finanziamento di ciascun istituto per il periodo gennaio-agosto 2010, senza alcuna indicazione dei criteri di determinazione di assegnazione. Una domanda nasce dunque spontanea: perché il ministro Gelmini, per trasparenza, non rende noto - o invita i dirigenti scolastici a farlo durante le giornate di orientamento - ai genitori, che si apprestano a scegliere la scuola dove iscrivere nelle prime classi i loro figli, come saranno utilizzati i contributi che “volontariamente” verseranno?

Ma anche all’università la situazione non è migliore. Molti atenei infatti hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei finanziamenti ministeriali aumentando le tasse di iscrizione. Di conseguenza l’accesso all’istruzione riflette le differenze sociali dei giovani che si apprestano ad intraprendere gli studi universitari. Di quasi 200 mila studenti che ogni anno ottengono una borsa di studio, uno su quattro resta senza a causa di carenza di finanziamenti. È una farsa perché le graduatorie ci sono ma i soldi no, quindi il mito delle “elite per merito” sembra davvero restare tale. I dati Ocse ci dicono infatti che in Italia “l’alta formazione di massa” si sta affievolendo. Stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti. Di anno in anno infatti il numero delle matricole scende, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli e questo perché spesso il costo dell’università non vale l’investimento, un laureato guadagna poco più di un diplomato e ciò genera la fuga dei ragazzi delle classi sociali meno abbienti, che non possono permettersi di impiegare anni nello studio senza portare soldi a casa.

A.P.

 

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