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MUSEO STORICO NAZIONALE DELL’ARTE SANITARIA DI ROMA

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Storia e personaggi

 


di Nino Bellinvia


Il Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria di Roma è riconosciuto, nel suo genere,  come uno tra i più importanti del mondo. Qui di seguito riportiamo solo brevi notizie tratte dalle pubblicazioni dello storico della scienza Tina Bovi, autrice anche della guida “Il Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria” (edita nel 2001 dai Fratelli Palombi Editori) che, come dice nella presentazione il prof. Eugenio La Rocca (Sopraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma e professore Ordinario di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana presso l’Università “La Sapienza”) è concepita come agile e valido aiuto per tutti coloro che volessero intraprendere un itinerario insolito e nuovo, lontano dai circuiti più consueti, in quel territorio di confine tra arte e scienza, così ricco di spunti e di suggestioni e così sorprendentemente capace di restituire, attraverso il medium di oggetti, tecniche, documenti, autentici spaccati di storia della civiltà. “Che ciò avvenga – dice ancora – toccando anche le corde profonde dell’animo umano, quali la perenne e dinamica dialettica tra salute e malessere, tra integrità e disarmonia o tra diverse concezioni mediche e quindi anche filosofiche dell’uomo e del proprio corpo, fornisce quel carattere emozionale che può rendere veramente unica e particolare l’esperienza di visita al Museo, forse il più grande museo italiano di Storia della Medicina, quanto a ricchezza di documenti e collezioni che meritano una piena e più consapevole valorizzazione.
Nel museo, che si sviluppa  su una superficie di 850 mq ed è composto da 9 sale), sono raccolti i cimeli dell’arte sanitaria di vari secoli di Roma imperiale ad oggi. Un vero sacrario della medicina, attraverso i secoli, dove è racchiusa la vita di tutti quegli oggetti, libri, che sono serviti ai medici del passato per dare ai propri simili quello che rappresenta, per la medicina, l’aspetto di maggior importanza: la vita. Il Museo è situato nella splendida cornice dell'antico Ospedale Santo Spirito a Roma e documenta con accuratezza e in modo suggestivo il lento cammino che portò la medicina, la chirurgia e la farmacologia dall'ambito originario della magia a quello della scienza medica. In particolare si promuove la “Sala Alessandrina” inserita all’interno del Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria, che grazie ad un completo restyling è in grado di accogliere ogni genere di evento (convegni, congressi, mostre, concerti, festival, serate di gala e sfilate di moda) in una location d’eccezione, esclusiva e flessibile. In questi maestosi spazi hanno avuto già luogo eventi in cui tecnologia ed arte si sono fuse in perfetta armonia con allestimenti di gran pregio, in un'atmosfera d'epoca di sicuro ed efficace impatto per l'immagine aziendale. E’ facilmente raggiungibile con ogni mezzo. Si trova nel cuore del centro storico di Roma a due passi da luoghi suggestivi come San Pietro e Castel Sant’Angelo, in una zona, cioè, con alta densità di strutture ricettive. Offre  spazi e servizi per la piccola assemblea sociale come per il grande congresso internazionale, affittando gli spazi o trovare il “pacchetto congressuale” completo. Il Museo fu inaugurato nel 1933, ideato dai professori Pietro Capparoni e Giovanni Carbonelli con il contributo del generale Mariano Borgatti; questi vollero raccogliervi le loro collezioni aggiungendole al fondo dell’antico Museo Anatomico. Esso sorgeva (come ci racconta A. Canezza, Gli Arcispedali di Roma nella vita cittadina, nella storia e nell’arte, Roma 1933) nel Braccio Nuovo, saldato all’edificio Sistino in direzione di Castel Sant’Angelo, voluto da Benedetto XIV (1748-1758). Per una serie di sfortunate coincidenze tale costruzione non è arrivata fino a noi, essendo stata distrutta durante i lavori per il lungotevere.

L’antico Museo Anatomico aveva una funzione non solo conservativa degli “oggetti”, ma soprattutto didattica; insieme al teatro anatomico era il gabinetto di anatomia per gli studenti, dove si dissezionavano i cadaveri e si mostravano le preparazioni o i modellini per far comprendere meglio l’anatomia. Alcune collezioni sono visibili ancora oggi, come i preparati anatomo-patologici e le cere anatomiche (sala Flajani), le tavole anatomiche di Paolo Mascagni e i dipinti a olio appartenuti a Guglielmo Riva, celebre anatomista e chirurgo dell’Ospedale romano della Consolazione (sala Alessandrina).

Il primo direttore del Museo fu Giuseppe Flajani che, fino al 1808, anno in cui morì, si dedicò con passione a riordinare e arricchire la raccolta con nuove collezioni di preparati anatomici. 
A lui seguirono il figlio Gaetano, poi i chirurghi primari Antonio Speroni e Gaetano Olivieri, e per ultimo il chirurgo di papa Pio IX, Giuseppe Costantini (1801-1871).
Con la morte di quest’ultimo, il Museo perse la sua vitalità. 
Nel dicembre del 1870 l’anfiteatro anatomico, fino ad allora riservato alle cerimonie solenni ed accademiche, venne destinato all’insegnamento della Fisiologia sperimentale e di Anatomia patologica. In occasione di tali cambiamenti le collezioni vennero cedute all’Università. Nel 1911, in occasione del cinquantesimo anniversario della Proclamazione del Regno d’Italia, si tenne l’ “Esposizione Internazionale di Roma di Arte Retrospettiva” a Castel Sant’Angelo, dove (per iniziativa dei professori Pietro Capparoni e Giovanni Carbonelli, con la consulenza del generale Mariano Borgatti) furono esposti la ricostruzione di una farmacia del XVII secolo e di un laboratorio alchemico e una sezione dedicata alla storia della medicina. In questa occasione venne rilanciata l’idea di costituire un Museo di Storia dell’Arte Sanitaria, anche per non disperdere il materiale della mostra. Fu così che nel 1920 nacque l’Istituto per il Museo Storico dell’Arte Sanitaria (ISIDAS), che nel 1934 si trasformò in Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria (ASAS) con lo scopo di promuovere studi storico-medici e soprattutto dare vita a un Museo. Nel 1929 il Pio Istituto Santo Spirito concesse una sede all’interno dell’Ospedale, e precisamente l’ex corsia Alessandrina. 
L’attuale Museo è composto quindi dalle collezioni storiche, integrate con materiali provenienti dalla Mostra del 1911 e con altre collezioni aggiuntesi in seguito. 
La prima in ordine di tempo fu quella donata al Museo da Pietro Capparoni, seguita nel 1931 da quella che Giovanni Carbonelli aveva donato al Comune di Roma nel 1918 e consegnato in deposito permanente al Museo. 
A queste due più importanti collezioni, nel 1939 si aggiunse quella del generale A. Cavalli Mulinelli. 
Negli anni successivi si aggiunsero quelle di Giuseppe Ovio e Orlando Solinas. Negli oggetti esposti, i visitatori che si interessano di storia della medicina possono trovare una dettagliata documentazione non solo dell’arte chirurgica ma anche di quella ostetrica e farmaceutica, nonché delle malattie che hanno colpito gli uomini nel passato. Per il visitatore meno specializzato, gli oggetti parlano il singolare linguaggio della curiosità. Dalla sala Alessandrina si accede al piano superiore percorrendo una scala monumentale; sulla doppia gradinata che si sviluppa simmetricamente sono allineati i busti di medici illustri, tra cui quello di Ippocrate (scultura di Achille Fabbri, XIX secolo) e quello di Giuseppe Maria Lancisi.

Sulla parete destra della scala è poggiato alla parete il piano del tavolo anatomico in marmo con gocciolatoio, scanalato ai bordi, sul quale fu deposto il cadavere di Goffredo Mameli. Originariamente si trovava nella camera mortuaria della Trinità dei pellegrini. Sul pianerottolo dello scalone vi è una cassapanca in legno del XVII secolo ornata da teste di leone dove venivano conservate le erbe medicinali. Proviene dalla Spezieria dell’Ospedale Santo Spirito. Ai lati della porta attraverso cui si accede alla sala Flajani si notano due grandi medaglioni, raffiguranti Pio VI e il cardinale Francesco Saverio de Zelada. Le lapidi sotto ai medaglioni ricordano i tre Fondatori del Museo (Borgatti, Capparoni e Carbonelli), e il primo presidente dell’Accademia, Pietro Capparoni, di cui è visibile la testa in bronzo.Completa il patrimonio del Museo una BIBLIOTECA in una scaffalatura autentica in noce del XVI secolo proveniente da un archivio capitolare monastico. Negli scaffali sono conservati oltre 10.000 tra libri, opuscoli, riviste e stampe riguardanti la Storia dell'Arte Sanitaria.
Molti di essi meriterebbero un esame singolo, ma questo è impossibile; alcuni hanno rilegatura di squisita leggiadria, vi si ammirano anche autografie. Uscendo da questo Museo, vero Mausoleo della Medicina, resta più che mai la convinzione che quanto si è visto ed ammirato, danno la certezza che esiste una continuità nel pensiero medico e scientifico. Quando qualcuno si lamenta della crisi che sta attraversando la Medicina in questo momento, dobbiamo dire che tutto questo è dovuto in parte alla tecnologia, ma anche all'inaridimento della mentalità dei Medici. I Medici oggi hanno perduto "l'umanitas" che, invece, deve rappresentare un attributo inerente e saliente del loro animo. La visita a questo Museo ha certamente un grande valore educativo, in particolare verso le nuove generazioni specie quelle degli operatori sanitari. Il Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria
si trova in Lungotevere in Sassia, 3 (Ospedale S. Spirito) e per informazioni e prenotazioni basta telefonare allo 06.6787864 (Fax 06.6991453). Si può raggiungere con autobus (fermata Piazza Pia - Castel Sant'Angelo,
Linee 40 e 62;  fermata Lungotevere in Sassia - S. Spirito,
Linee 46, 62, 644, 98, 870, 881, 916) o con la 
metro (Linea A, fermata Cipro Musei Vaticani).

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