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La prima volta

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Oggi ci sarà il primo sciopero degli immigrati in Italia, una manifestazione nazionale per rendere visibili gli stranieri che vivono e lavorano nel nostro Paese. Saranno 60 le piazze in cui oggi immigrati e italiani saranno insieme per far capire l'importanza dell'immigrazione per la tenuta dell'economia e della società italiana. Alle 21 reportage su YouDem. Aderisci alla campagna di Mobilitanti.it e manda una cartolina sullo sciopero.

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Una manifestazione nazionale per rendere visibili gli stranieri che vivono e lavorano nel nostro Paese. Saranno sessanta le piazze in cui oggi immigrati e italiani manifesteranno “per sostenere l'importanza dell'immigrazione per la tenuta socio-economica del Paese”. Si tratta del primo sciopero in Italia e in Europa di questo genere; la mobilitazione nasce Francia, dove il 1° marzo del 1963 partì lo storico e durissimo sciopero di 200mila minatori, e dove, il 1° marzo del 2005, è entrato in vigore il cosiddetto codice degli stranieri, la legge che simboleggia la concezione utilitarista dell'immigrazione, cioè l'idea che questo fenomeno epocale sia da valutare anche con criteri economici. Nata in maniera spontanea, la protesta del Primo Marzo ha ricevuto l'adesione di una serie di partiti politici, tra cui il Partito Democratico, alcune organizzazioni, come Emergency e Legambiente e anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno dato il loro sostegno.
La giornata è caratterizzata da decine di manifestazioni in tutta Italia, da Milano a Siracusa , organizzate insieme da italiani e stranieri. L’elemento comune delle iniziative è la piazza, concepita come luogo di incontro e di visibilità. Su richiesta del Partito Democratico, il comitato “Primo marzo – una giornata senza di noi” e la segreteria nazionale del Pd si sono incontrati a Roma presso la sede nazionale di Sant’Andrea delle Fratte nei giorni scorsi per fare il punto sulle manifestazioni in programma, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore della presenza dei cittadini immigrati nella società italiana. Dall’incontro è emersa una condivisione degli obiettivi e, soprattutto, la volontà di promuovere una partecipazione dal basso e dai territori, coinvolgendo direttamente gli immigrati per promuovere una nuova cultura della convivenza e dell’integrazione”, ha commentato Livia Turco, presidente del Forum Immigrazione del Partito democratico. Il Pd si è impegnato a sollecitare la partecipazione dei suoi iscritti ed elettori anche all’estero.

Come ha spiegato Francesca Terzoni, portavoce nazionale del comitato Primo Marzo 2010 - una giornata senza di Noi- le iniziative previste sono molteplici: a Varese verrà offerto un "pranzo etnico" agli agenti della polizia penitenziaria, a Trieste ci si adopererà per cancellare le scritte razziste dai muri, a Bologna ci sarà una mostra fotografica all'aperto con i volti dei “nuovi italiani”, a Milano verranno offerte delle lezioni di lingua straniera in piazza, altre iniziative similari si svolgeranno in contemporanea in Francia, Spagna e Grecia. Alle 18.30, in tutte le piazze italiane coinvolte verranno "liberati" dei palloncini gialli, il colore simbolo del comitato.
Alla manifestazione nazionale prevista a Roma alle 18.00 in piazza Vittorio, prenderanno parte la presidente del Forum Immigrazione del partito Livia Turco, Il responsabile Organizzazione della segreteria nazionale Nico Stumpo, il deputato Jean Leonard Touadi, Khalid Chaouki, responsabile Immigrazione dei Giovani democratici e Marco Pacciotti, coordinatore del Forum Immigrazione . “Quella del primo marzo è una giornata importante – dichiara Livia Turco – si ritroveranno insieme in tutta Italia italiani e stranieri per dire no al razzismo e sì ad una nuova e più civile convivenza. Abbiamo combattuto con fermezza contro la legge Bossi-Fini prima e poi contro i provvedimenti voluti da Maroni poi, per questo oggi e nei giorni a venire saremo a fianco dei cittadini italiani e stranieri per chiedere una svolta nelle politiche dell’immigrazione e dell’integrazione”. La riduzione delle sacche di clandestinità con una lotta ferma al lavoro nero; la promozione degli ingressi regolari; la messa a punto di un piano nazionale per le politiche di integrazione dotato di un relativo fondo; una riforma della legge della cittadinanza che la riconosca innanzitutto ai minori di 18 anni nati in Italia che oggi sono italiani di fatto ma stranieri per la legge, sono queste le misure urgenti che il Pd si impegna a promuovere in Parlamento e nel Paese, e che sono oggetto di una mozione parlamentare depositata alla Camera. “Intenzione del Pd è poi quella di dare continuità a questa bella giornata – conclude Turco –, attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare per il diritto di voto amministrativo”.
Abbiamo aderito, come Partito Democratico, perché rifiutiamo quegli stereotipi veicolati da chi, come la Lega nord e parte del centrodestra italiano, vuole inquinare la convivenza civile nel nostro Paese. Abbiamo aderito perché non vogliamo che accada più che un giornale nazionale, pubblichi un articolo, con lo stile che gli è proprio, dal titolo: “Il sindacato vieta lo sciopero ai negri”: un titolo strumentale, grezzo ma che conteneva poi tra le righe del pezzo la verità ineluttabile, ovvero che è anche grazie agli stranieri che va avanti la baracca. Il primo marzo è dunque il giorno di un'Italia dove chi fa i lavori più duri, quelli che nessuno vuole più fare, quelli che mandano avanti le fabbriche del Nord, i latifondi del Sud e le aziende del Nord-Est , le nostre stesse case, si ferma, sciopera, non lavora. È un modo per contarsi e per mandare un segnale: gli immigrati ci sono e sono utili. Utili sì, infatti lo sappiamo bene quali siano le realtà economiche che si basano ormai quasi esclusivamente sulla manodopera straniera, dalle badanti dei nostri anziani ai mungitori indiani. Utili ma vittime di un sistema di accoglienza e integrazione miope, secondo il quale un lavoratore che si ritrova in cassa integrazione col permesso di soggiorno scaduto diventa clandestino e dunque deve abbandonare l'Italia.
Le politiche dell’immigrazione sono la prima questione morale del nostro Paese. Se non si sconfigge l’idea, che i migranti siano estranei o peggio nemici, se non si sconfigge l’equazione migranti irregolari uguale delinquenti, l’Italia è destinata a perdersi”. Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, senatori Pd, hanno motivano così la loro adesione alla “Giornata senza Immigrati” nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa tenutasi a Roma. Dichiarano: “Facciamo nostra in tal senso la proposta di allungare il periodo di tempo con cui uno straniero che ha perso il lavoro può continuare a risiedere in Italia, avanzata dal Comitato immigrati di Roma. Lo porteremo avanti in Parlamento insieme alla proposta di legge per l'adozione dello jus soli' come criterio fondamentale della cittadinanza, stabilendo che tutti i nati in Italia da genitori stranieri siano cittadini italiani .
Dopo i fatti di Rosarno probabilmente forse non possiamo più dipingerci come ”italiani brava gente”, e non solo per il comportamento della esasperata popolazione locale, ma anche per quella reazione tiepida da parte dell'opinione pubblica, sicuramente al di sotto della gravità del fatto. Dunque mai come adesso abbiamo bisogno di una manifestazione dal grande valore simbolico, che vedrà cittadini stranieri e italiani uniti insieme per rivendicare quel sacrosanto diritto all'inclusione piena e completa che spetta a chi contribuisce, col proprio lavoro e la propria cultura, a fare dell'Italia un Paese migliore.

Il 1° Marzo è l’occasione per mostrare all’Italia che senza il lavoro degli immigrati, senza la loro partecipazione alla vita collettiva, il nostro Paese è zoppo, non funziona. È più povero civilmente e anche economicamente, in sintonia con tutti i Paesi europei che hanno scelto questo giorno come data simbolo per dire no all’ondata xenofoba, troppo spesso alimentata dalle politiche di esclusione dei governi europei e che in questi ultimi anni ha inquinato la civile convivenza, innescando meccanismi di odio e violenza.

Le leggi volute dai governi di centrodestra con la scusa della sicurezza – spiega Cecile Kyenge, responsabile Immigrazione del Pd dell'Emilia-Romagna – hanno prodotto esattamente l'effetto opposto, più insicurezza per tutti. Gli stranieri, ormai, producono il 9 per cento del nostro Pil e anche per questo non possiamo più considerarle persone di passaggio nel nostro Paese”.
Le cifre parlano chiaro: sono 450 mila i residenti stranieri in Emilia-Romagna; 20 mila le persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo 10 anni; circa 100 mila le persone in possesso della carta di soggiorno; altre 186 mila quelle munite di permesso di soggiorno. E sono ben 58 mila i minori nati in Italia - su un totale di 96 mila – che in moltissimi casi non hanno mai visto il Paese d’origine. Purtroppo, secondo la legge attuale, potranno diventare cittadini italiani solo dopo 18 anni ininterrotti di residenza in Italia.
Gli addetti ai forni di ciclo continuo delle imprese ceramiche – spiegano i tre esponenti democratici – sono solo stranieri, senza di loro il distretto ceramico non esisterebbe; nella macellazione, gli addetti stranieri superano la metà della forza lavoro; la raccolta di frutta dipende in gran parte da immigrati rumeni; tra gli operai addetti alla lavorazione del parmigiano reggiano, uno su tre è indiano e lo stesso vale per la filiera del prosciutto di Parma. Sono tutti lavoratori perfettamente in regola – aggiungono – per i quali serve una vera politica d’integrazione.

Sempre a proposito di immigrazione, un fatto scandaloso è accaduto nel comune di Goito in provincia di Mantova, amministrato da una giunta di centro-destra, dove si consente l'iscrizione all’asilo pubblico comunale soltanto alle famiglie che accettano "l'ispirazione cristiana della vita". ll Pd ha presentato una interrogazione in parlamento al ministro Maroni su tale regolamento, ne è stato promotore il deputato mantovano Marco Carra che ha coinvolto in questa iniziativa il capogruppo democratico alla Camera, Dario Franceschini, Piero Fassino, Pierluigi Castagnetti, Valter Veltroni, Sesa Amici, Gianclaudio Bressa, Manuela Ghizzoni, Emanuele Fiano, Matteo Colaninno, Pierangelo Ferrari. I democratici nello stigmatizzare le parole del sindaco di Goito che sostiene che “pur essendo l’asilo pubblico, da sempre viene gestito secondo criteri che si ispirano al cristianesimo” chiedono al ministro dell’Interno “se sia a conoscenza di questi fatti e, qualora essi corrispondano al vero, se non ritenga che ci si trovi in presenza di una grave violazione della nostra carta costituzionale”.

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