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Un PD fondato sul lavoro

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  "Vogliamo essere un grande partito popolare fondato sul lavoro, perché questo è il tema numero uno per gli italiani, inteso nel suo significato più ampio". Così il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, rilancia intervenendo alla manifestazione 'Per un lavoro decente' promossa a Torino a sostegno della candidata alla presidenza del Piemonte, Mercedes Bresso, la vera priorità di questa campagna elettorale.

"Noi stiamo facendo ogni sforzo per riportare la politica con i piedi per terra - ha ribadito Bersani - il tema numero uno per gli italiani si chiama lavoro: lavoro dipendente, lavoro degli autonomi, dei professionisti, dei piccoli imprenditori che sono in grave difficoltà e noi è su questo che vogliamo portare i riflettori".

"Già in questa campagna elettorale, regione per regione - ha proseguito il leader del Pd - abbiamo segnalato la nostra priorià: lavoro e grandi temi sociali, sanità, scuola, tematiche che devono essere messe insieme ai temi dell'onestà, della sobrietà della politica, alle regole che devono essere rispettate. Questa è la nostra chiave e penso che sarà vincente".

Giorno dopo giorno avanti con coerenza, mentre "abbiamo un presidente surfista che passa da una balla a un'altra come da onda a onda: ne casca giù una e ne tira su un'altra. Prima o poi però la sabbia arriva”. Bersani proprio da Torino attacca la politica degli annunci di PDL e Lega: “Hanno governato sette anni su nove, ma cosa hanno fatto se non dare colpa agli altri? Cosa li paghiamo a fare se non risolvono un problema? Berlusconi - sottolinea Bersani - ha vissuto con una tecnica comunicativa fatta di promesse e si affretta a cambiare le regole perché il consenso potrebbe non esserci in futuro - ha detto riferendosi alle ipotesi dell'elezione diretta del presidente della Repubblica - Vedo titoli a nove colonne sulle uscite estemporanee del nostro presidente del Consiglio. Spero che non proponga la monarchia! Certo, sta facendo una campagna elettorale come ha sempre fatto. Potremmo addirittura scrivergliela noi…con lui, Silvio, al centro dell'universo. E poi l'amore sì - ha detto il leader del Pd dopo che un militante dal pubblico ha urlato "e poi c'è l'amore! - l'amore ma digrignando i denti. E' nervoso, dice amore ma capisci un'altra cosa. Comunque noi - ha concluso Bersani - lo combattiamo e lo combatteremo. Prendiamolo anche un po' di sbieco, perché lui non può parlare al futuro del paese ma noi si. Dobbiamo solo sorvegliare che nel suo tramonto non produca danni”.

Poi Bersani non rinuncia a una battuta diretta a Tremonti: “Giulio tranquillizzati, per me un'Italia con un altro ministro del Tesoro è già un'altra Italia, non ho bisogno di rifarla da capo" ha detto dal palco del Palaisozaki replicando al ministro dell'economia che ieri, sempre da Torino, ci aveva definito stalinisti perché sui manifesti elettorali c’è lo slogan un'altra Italia.
Slogan che è entrato nella testa di Tremonti visto che l’ha citato anche nel dibattito sull’economia in parlamento, così YouDem ci ha realizzato uno spot! Un 'endorsement' che avrebbe del clamoroso, se non fosse solo l'ironico montaggio di una frase di Giulio Tremonti trasformato in involontario 'testimonial' di Pier Luigi Bersani, in uno dei nuovi spot Pd per le regionali.
In appena 50 secondi, ecco scorrere i principali manifesti per la campagna elettorale e poi uno spezzone di immagini dal circuito chiuso di Montecitorio, seduta del 17 marzo di quest'anno. Giusto il tempo per far dire al ministro dell'Economia, dal suo scranno al banco del governo, in Aula, "onorevole Bersani, sui vostri manifesti e' annunciato 'in poche parole, un'altra Italia'". Subito dopo ricompare il manifesto con la foto del leader Pd ma stavolta il fumetto su sfondo giallo che esce dalle sua labbra è un sardonico "se lo dice anche lui!". Un volutamente ironico "Anche Tremonti vota Pd".


E la campagna elettorale ha galvanizzato Bersani: “Siamo arrivati in questa campagna elettorale ad una situazione un po' diversa da quella che poteva immaginare la destra qualche mese fa. La destra pensava di chiuderci dentro la nostra riserva indiana e di avere tre anni per fare quello che ha in testa e che a noi non piace. Invece siamo qui, con un partito democratico capaci di misurarsi. Il Pd è capace di dimostrare quel che a volte non ci ricordiamo. Che noi siamo più uniti di quel che ci diciamo. Abbiamo molti difettucci - ha detto ancora Bersani - qualcuno dovremmo correggerlo con pazienza, ma noi discuteremo sempre all'aria aperta del nostro futuro. Noi combattiamo e combatteremo perché abbiamo gli stessi ideali e gli stessi valori. Gli altri sono più divisi di noi perché i partiti non li fa sul predellino. Lo dimostra il fatto che loro alla prima curva si sono ribaltati, con le liste regionali, facendo figuracce invereconde con quello là che va a prendere il panino, alle ore 12. E poi devono farsi il decreto su misura".

E a proposito di decreti Bersani, già ministro dell’Industria, boccia il decreto incentivi appena varato: un vero pasticcio fatto di coriandoli per 16 settori industriali coinvolti. Perché? Per il fatto che “300 milioni sono pochi, pari a un decimo di quanto speso per l'Alitalia. E poi vanno divisi tra settori che vanno dai tricicli - ha detto ironicamente - agli aerei supersonici quindi con quantità irrisorie. Ma ciò che più conta - ha sottolineato - è la tecnica di gestione che non solo non darà vantaggi ma creerà dei danni. Sono mesi che li annunciano in quei settori che sono quindi fermi perché la gente li aspetta. Il sistema telematico farà sì che chi arriva prima meglio alloggia e chi arriva dopo, arrivederci. Ma al di là dei consumatori, come fa un'impresa a ragionare su un orizzonte di dieci giorni? Un'impresa deve ragionare su un arco temporale di almeno sei mesi, un anno. Qui è come con le liste, siamo in mano a della gente che non maneggia gli attrezzi del mestiere”.

Proprio in Piemonte, dove la Bresso ha per avversario Roberto Cota (il leghista che non consoce i confini del Piemonte) il segretario del PD attacca la Lega: “Non può fare tutte le parti nella commedia. Avranno anche governato con passione in passato, ma oggi loro tengon su il miliardario. Non sono un partito popolare. Se non ci fossero loro il miliardario sarebbe a casa, loro sono determinanti e che adesso si prendano la responsabilità. Fa tristezza vedere un partito nato come antiburocratico e moralizzatore votare quel che ha votato - ha detto Bersani - non glielo facciamo più fare quel gioco lì, che noi siamo gli snob e loro son popolari. Loro non hanno inventato niente. I leghisti sono bravi a fare i federalisti nei week end ma poi si trovano benissimo in settimana a Roma a regger tutta la baracca".

"Un giorno quando ero ministro - ha raccontato il segretario Pd - ero a Mantova a parlare in un convegno sul Po. Avevo fatto un piano per il Po di 180 milioni di euro, un progetto unitario con gli enti locali. Poi sono arrivati i padani e li han tirati via, non ci sono più. Ma io dico ma quante ampolle compri con 180 milioni di euro?". E Bersani dopo aver attaccato il Carroccio ci ha tenuto a distinguersi: “No a chi vuol mettere il Pd nel mucchio della politica che fa frastuono, ed è litigiosa. Adesso viene fuori da parte delle forze sociali principali e dei commentatori, che non se la sentono più di alzare il pungolo contro Berlusconi, un'altra serie, quella che la politica fa frastuono, e' litigiosa. Ma lo dicono a noi? Io non ci sto, io non intendo che il nostro partito venga messo nel mucchio di questi difetti. Non siamo stati noi ad occuparci di processi brevi, di legittimi impedimenti, di Protezione civile Spa. E non accetto neanche che si dimentichi che abbiamo un governo che pur avendo cento voti di maggioranza in Parlamento ha fatto 30 voti di fiducia, 58 decreti, 200 ordinanze in deroga. Di questo ne risponde lui e non noi. Non ci sto - conclude Bersani - e non dobbiamo starci a questi discorsi qui, chiunque li faccia, amico o meno amico".

Di certo se abitasse in Piemonte Bersani voterebbe Merceds Bresso (che il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino definisce “il nostro centravanti di sfondamento”) e stamattina ha firmato l’appello “Normalmente straordinari” promosso da centinaia di giovani per la rielezione della candidata del PD a Presidente del Piemonte. Normalmente straordinari è il progetto di ragazze e ragazzi che in Piemonte studiano, lavorano, faticano, si impegnano e stanno viaggiando verso un futuro migliore, e chiedono di possedere gli strumenti per costruirselo, mettendosi in rete e condividendo i loro percorsi. Hanno scritto un patto generazionale, sottoscritto da Mercedes Bresso per il Piemonte, non solo dei prossimi 5 anni, ma a partire da quelli. Un progetto che Bresso si impegna a portare avanti da Presidente della Regione e che da oggi è firmato e sottoscritto anche dal segretario del PD!


Il centrosinistra a Torino e in Piemonte ha governato bene. Avanti dunque per confermare la grande esperienza del centrosinistra, Avanti Piemonte, come sintetizza bene lo slogan della Bresso in questa campagna elettorale.

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