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La sinistra del "noi" diviso

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Una ricomposizione della sinistra italiana può essere soltanto il frutto di un progetto politico, e non di un'ammucchiata anti-berlusconiana.

 

di Felice Besostri 

 

Occorre avere anzitutto il coraggio di guardare in faccia la realtà. Queste regionali hanno "regionalizzato" il bipolarismo all'italiana: a settentrione è forte la Lega, al centro il PD, nel meridione il PDL.  Una sinistra che voglia proporsi come forza alternativa presente su tutto il territorio nazionale deve riunire ambientalisti, comunisti, libertari e socialisti, capaci di non dimenticare le loro radici, ma anche di superare le divisioni del passato.
    La sinistra italiana deve avere un orizzonte europeo e, quindi, un rapporto, anche critico, con il socialismo europeo, altrimenti non avrebbe senso gioire per le regionali francesi o per i successi della LINKE in Germania.
    In Francia è il PS il motore del successo e in Germania la LINKE  ha cominciato a crescere soltanto dopo il robusto innesto di una componente socialdemocratica.

    Soltanto in Italia pare possibile continuare a parlare di sinistra a prescindere dal socialismo europeo.

    Per il momento la sinistra, a livello mondiale, non ha un modello di società organico da contrapporre a quella capitalistica: il modello sovietico è fallito per l’eternità.

    Venendo ai risultati elettorali, nei quali inevitabilmente si riflettono le difficoltà sopra esposte, spero che nelle regioni consegnate alla destra, anche per le divisioni delle opposizioni, il dibattito non si riduca all'individuazione del responsabile, ma si discuta delle predette divisioni e, soprattutto, si ragioni sul loro superamento: possibile o impossibile?

    Una ricomposizione può essere soltanto il frutto di un progetto politico, che una forza a sinistra del PD faccia proprio, e non di un'ammucchiata anti-berlusconiana: questo in altre parole è il progetto originario di SeL.

    L'attuale assetto politico è insoddisfacente, come dimostrano le astensioni crescenti e i risultati di movimenti al loro esordio, come i “Cinque Stelle” dei fans di Grillo, che hanno risultati superiori a quelli della sinistra in tutte le sue versioni. In questo quadro alquanto oscuro ci sono però elementi di speranza per il futuro.

    Innanzi a tutto per tre anni non dovrebbero esserci consultazioni di carattere generale, quindi non dovrebbero pesare le prospettive personali dei dirigenti delle formazioni politiche comprese quelle di sinistra.

    Il PD non potrà più pretendere una leadership solitaria dell'opposizione, in altre parole dovrà concordare con gli alleati procedure per la designazione dei candidati e/o i candidati: una prima prova saranno le elezioni del 2011 in alcune grandi città a partire da Milano.

    Qui mi allaccio al risultato milanese e lombardo. Politicamente esso fa risaltare la debolezza della sinistra, in tutte le sue espressioni, nella più grande e ricca regione italiana.
    Una sinistra più forte e radicata nei quartieri popolari della metropoli lombarda potrebbe giocare un ruolo importante nelle prossime elezioni comunali.
    L’ipotesi di una candidatura Bossi si è rafforzata: chi aspira a rappresentare il Nord deve conquistarne la capitale.
    Nelle condizioni italiane un presidenzialismo vero sarebbe una soluzione democraticamente più garantista di un semi-presidenzialismo, per non parlare dell’obbrobrio dell’elezione diretta del Primo Ministro, cui va naturalmente la simpatia di Berlusconi e non solo di lui. ADL

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