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Haiti: l'ONU si mobilita per inviare degli aiuti straordinari alla popolazione colpita dal sisma

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Oltre 11 milioni di dollari saranno mandati al governo caraibico. Preval, "ci stanno dando un grande aiuto e la speranza di un nuovo giorno. Ora tocca a noi fare la nostra parte dimostrando che gli sforzi del mondo non sono vani".
 
Mercoledì scorso la comunità internazionale si è riunita nel quartier generale dell’Onu a New York, per affrontare il tema della ricostruzione di Haiti. I vertici delle Nazioni Unite, tra cui l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, si sono impegnati ad inviare oltre 11 miliardi di dollari alla popolazione colpita dal sisma. "Ci stiamo mobilitando per dare al paese caraibico e alla sua gente ciò di cui forse ha più bisogno: una speranza per il futuro".

Con queste parole Ban Ki Moon, il segretario generale dell’Onu, ha aperto la conferenza.

I grandi paesi donatori hanno messo nel piatto 100 milioni di dollari. Ciascuno da ogni capo del mondo potrà vedere nel web il passaggio in tempo reale dei contributi: dalle promesse ai fatti. Il ministro degli esteri spagnolo ha detto che "Haiti può davvero diventare una nuova pagina dell’Onu, l’inizio efficace di una collaborazione globale che rilancerà le Nazioni Unite".

I primi 5 miliardi di dollari verranno stanziati nei prossimi 18 mesi. L’Unione europea, rappresentata all’Onu dall’alta responsabile per la politica estera Catherine Aston, ha impegnato 1.6 miliardi di dollari, circa 1.2 miliardi di euro, "se conteggiamo i contributi già versati per il recupero immediato e i fondi stanziati dai cittadini europei, arriviamo a circa 3 miliardi di dollari", ha detto la Ashton. Il contributo dell’Italia, oltre a quello diretto nel campo degli aiuti, è stato di 40 milioni di euro. Il presidente dell’isola Preval ha ringraziato la comunità internazionale per questa mobilitazione eccezionale, "ci stanno dando un grande aiuto e la speranza di un nuovo giorno. Tocca a noi fare la nostra parte dimostrando che gli sforzi del mondo non sono vani".

Ora si attende che il governo di Haiti renda pubblici i piani per la ricostruzione in modo che i primi fondi siano immediatamente investiti. Il processo di ricostruzione dovrà essere coadiuvato dai soccorsi umanitari già operativi nelle zone disastrate, poiché esiste ancora un grande problema da gestire. La stagione delle piogge è in arrivo e c’è la probabilità che i campi umanitari non siano capaci di sostenere eventuali inondazioni. Ci sarebbero inoltre problemi legati ai servizi igienici. In questo momento centinaia di migliaia di persone sono sfollate e vivono in alloggi di fortuna come tende e ripari di plastica, con una media di un bagno ogni cento persone. Le baracche, l’igiene, l’acqua e le medicine sono i bisogni primari. Per queste ragioni gli interventi dovranno essere tempestivi.

L’impegno della comunità internazionale punta a creare delle condizioni economiche che consentano alla popolazione terremotata di vivere un futuro sereno e di progresso. Certamente gli stessi abitanti dell’isola caraibica si dovranno impegnare con ogni sforzo da soli. Ma ci sarà una cooperazione sincera e costante con la comunità internazionale. Si ricorda che il paese ha subito danni per oltre 7 miliardi di dollari.

Fe.gas.

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