Privacy Policy politicamentecorretto.com - Amico nucleare

Sezioni

Archivio

Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30

Bollettino

Iscriviti alla newsletter: (Settimanale)


  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this



Data ed ora di accesso alla pagina
-

  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this

Amico nucleare

Dimensione caratteri Decrease font Enlarge font
image

 

 


Appunti per spot pro-nucleare: l'atomo è bello, bravo e non puzza. Stella Bianchi: "Ora Berlusconi dovrà convincere anche i presidenti eletti dalla destra in alcune Regioni, che hanno fatto a gara nelle settimane scorse per smentire ogni ritorno al nucleare nel loro territorio”
 
Passate le elezioni regionali con risultati subalterni, Berlusconi si ripresenta davanti ai cittadini (francesi) con la voglia di riprendere un discorso chiuso e stantio: il ritorno al nucleare. L'ultimo incontro con Sarkozy ha, tra l'altro, avuto l'intenzione di porre in essere l'acquisto della tecnologia francese per la realizzazione di centrali atomiche di terza generazione.

Ormai è davvero difficile analizzare questo colossale sbaglio con gli occhi della ragione e della logica. Quindi forse è meglio ragionare per assurdo come un calcolo matematico. Il nucleare fa bene: questo è l'assioma da cui vogliamo partire e confermare.

L'energia atomica è praticamente infinita e consente di produrre in maniera pulita il fabbisogno energetico nazionale. Ottimo, allora cosa aspettiamo a metterle in atto? Ci sono almeno tre ragioni che ci bloccano l'entusiasmo.

I tempi: per mettere in piedi una centrale nucleare funzionante servono dai 7 ai 10 anni. Nelle migliore delle ipotesi, ovvero in un quadro di piena efficienza. Il ché significa che in Italia il primo reattore attivo non sarà pronto prima del 2020. E questo ci porta alla seconda considerazione negativa: la tecnologia.

La tecnologia utilizzata dai francesi è quella detta in gergo semplificato di Terza generazione, in uso da oltre 20 anni. Nel frattempo gli stessi ricercatori transalpini (all'avanguardia nella ricerca nucleare), americani e delle altri nazioni che hanno abbracciato da tempo la sfida nucleare hanno assicurato che per il 2020 sarà disponibile una nuova tecnologia (di quarta generazione) più efficiente, più sicura e meno costosa. Quindi, in ottica 2020, meglio l'uovo oggi o la gallina domani? Realizziamo e rendiamo una centrale atomica sapendo che i nostri vicini di casa ne stanno facendo un'altra accanto migliore?

I costi: quanto costa realizzare una centrale nucleare? Il governo ci assicura poco e noi ci crediamo (??). Ma nella parola costi vanno aggiunte voci che non sono legate solo alla costruzione e attivazione dell'impianto. E già questi due capitoli sarebbero sufficienti a mettersi le mani nei capelli (anche quelli posticci) perché sono spese variabili, sempre in aumento e senza sorta di preventivo che regga. E gli americani ci hanno già detto in maniera chiara che i costi per la realizzazione sono elevatissimi. Ma, come dicevamo, esistono altre voci da aggiungere. La prima è la materia prima: l'uranio per la fissione non è infinito e, come la maggior parte dei metalli, con l'uso perde il suo ruolo di combustibile. Una seconda voce è lo smaltimento delle scorie: tralasciando la diatriba sui siti dove depositare materiali radioattivi vetrificati, il processo di smaltimento è altrettanto costoso. Poi, da ultimo ma non meno importante, c'è da ricordare che anche gli impianti nucleari non sono sine-tempo e che dopo un po' vanno dismessi anche loro. E per chiudere un impianto in sicurezza i costi e i tempi sono stratosferici. Per chi non lo sa, gli italiani stanno ancora pagando per la dismissione dei vecchi impianti nucleari (Caorso, Borgo Sabotino, Sessa Aurunca e Trino).

Quanto catastrofismo e pessimismo, tipico di una certa sinistra!!!
Il premier avrebbe già torto in partenza ma ancora un altro lato tecnico va ancora affrontato, un punto che viene trascurato, volenti o nolenti, troppo facilmente. Nella costruzione dei primi impianti nucleari al massimo si poteva preventivare un attacco missilistico ad opera dei venusiani sventato all'ultimo da Goldrake. Ora invece il pensiero di un attacco da terra e dal cielo non è un fattore poco influente. Tutto questo si legga con una sola parola: terrorismo.

Per mettere su un centrale nucleare oltre alla sicurezza ambientale bisogna tener conto della sicurezza logistica. E quindi con manifesta chiarezza possiamo confutare l'assioma da cui siamo partiti: il nucleare non è la risposta. Almeno non è la risposta attuale, perché non esistono i presupposti.

Per Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd, “un accordo sopra le teste dei cittadini per comprare tecnologia francese costosa, già vecchia e ancora da sperimentare. Questo è il ritorno al nucleare che Berlusconi prospetta al Paese. Invece di iniziare dal consenso dei cittadini, come è giusto e necessario, Berlusconi ha fatto l’esatto contrario. Prima l’accordo con Sarkozy e i flash dei fotografi, salvo ricordarsi ora della necessità di convincere chi si ritroverà tra qualche anno una centrale nucleare vicino a casa. E assieme a loro, forse Berlusconi dovrà convincere anche i presidenti eletti dalla destra in alcune Regioni, che hanno fatto a gara nelle settimane scorse per smentire ogni ritorno al nucleare nel loro territorio.
Il governo mette l’Italia sulla strada sbagliata: un progetto fatto con tecnologia vecchia, che ha tempi lunghi e costi molto elevati, che non può contare nel nostro Paese sul sistema che serve a far funzionare il nucleare e che ha al primo posto la sicurezza, che fa saltare il mercato dell’energia
perché impone l’acquisto prioritario di quella che tra almeno un decennio sarà prodotta con il nucleare, che scarica sulle bollette dei cittadini le garanzie che le imprese chiedono per investire. Una scelta sbagliata che non dà vere opportunità di sviluppo e che non serve a rispettare gli obiettivi di contenimento delle emissioni al 2020. Continuiamo a perdere tempo invece di impegnarci seriamente sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica, sull’economia verde come opportunità per uscire dalla crisi”.

Per Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pd, “prima di pensare a convincere i cittadini sulla sicurezza delle centrali nucleari da installare sul territorio italiano, Berlusconi dovrebbe preoccuparsi di far cambiare idea ai neoeletti presidenti delle Regioni Formigoni, Zaia, Polverini, Scopelliti, che durante la campagna elettorale hanno esplicitamente detto no all’atomo in quei territori se fossero stati eletti.

Purtroppo il governo si lancia da oggi in un’avventura piena di incognite, senza il consenso dei cittadini e degli enti locali, mandando all’aria il mercato dell’energia, facendo sobbarcare agli italiani un costo enorme, decine di miliardi secondo stime attendibili, per produrre se tutto va bene
al 2020 meno del 5 per cento del fabbisogno energetico nazionale. Una scelta che il PD continuerà a contrastare senza esitazioni”.

A.Dra

Invia commento comment Commenti (0 inviato)