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Lo Stato arreso

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di Mauro Montanari

 

In questo 2008 si festeggiano i sessanta anni della costituzione repubblicana che tanto sangue è costata ad una generazione di italiani; in quest’anno la resa dello Stato, a Napoli, nella questione dei rifiuti, lascia tutti nello sconcerto. Di chi sia la responsabilità non è difficile dirlo.
Della politica, anzitutto, che non sa raccogliere la spazzatura ma sa benissimo raccogliere voti affindandone la gestione alla camorra. Questa è una politica che progetta inceneritori pur sapendo che non saranno mai costruiti; pur sapendo che le procedure saranno eseguite soltanto a metà. Questa è una politica che mette in scena una normalità che non esiste, che risolve i problemi discutendone da Bruno Vespa o a qualche altro Talk Show.
L’emergenza dei rifiuti dura da sempre a Napoli e si ingoia 780 milioni di euro all’anno. E allora è chiaro che la fine di una emergenza così non piace a nessuno. Il mercato dell’immondizia più caro del mondo fa comodo. Per esempio ai comuni del Napoletano, che hanno incassano 250 milioni dalla tassa sui rifiuti -la Tarsu- e se li tengono in tasca senza versarli, come dovrebbero, al commissariato apposito. Nell’emergenza ci si sguazza. C’è qualche folle che ancora pensa di fare gli inceneritori?
Niente paura, basta creare un po’ di panico. Se una capra muore di asma, ad Acerra, si organizza una bella scena di isteria collettiva contro l’inquinamento da inceneritore (che non c’è). Perché l’inquinamento da spazzatura (che c’è) non conta. Ancora: la responsabilità dei fatti di Napoli è di una stampa pecorona e velinara che preferisce il gossip alle inchieste, che ama la verità solo quando conviene e che dopo vent’anni di silenzio e di connivenza solo ora si accorge dell’emergenza rifiuti, del fatto che ce ne sono centomila tonnellate da smaltire e che Napoli, da sola, ne produce 1500 al giorno.
La colpa è di tutti noi, dei cittadini italiani che non vogliono vedere, che non vogliono sentire, che non vogliono sapere. La colpa è di quegli elettori napoletani (ma direi di tutta la Penisola) che ancora oggi barattano il voto per un pacco di pasta, per un biglietto da dieci euro, per fare un piacere all’amico, per la promessa di un posto di lavoro che nessuno darà mai.
Questi sono i grandi e veri amici della camorra. Allora, il pensiero torni, per un attimo, ai padri fondatori della Repubblica, che avrebbero desiderato senz’altro una Italia migliore.
 

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