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La casa delle libertà: quella di Scajola al Colosseo

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Il ministro paga 600.000 euro una casa in centro a Roma. Ma ci sono anche 80 assegni per altri 900.000 euro nascosti al fisco, e pagati da Anemone. Bersani: "Verminaio vergognoso".  Franceschini e Finocchiaro: "Franceschini e Finocchiaro, "Scajola riferisca in tempi rapidi o da Pd iniziativa parlamentare"
Nota congiunta presidenti gruppi Pd di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro: “Scajola riferisca rapidamente o adotteremoo ogni necessaria iniziativa parlamentare”.
 
Un’evasione fiscale documentata da ottanta assegni circolari, tutti già acquisiti in copia dagli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, per un totale di 900 mila euro, serviti ad acquistare un sontuoso appartamento con vista Colosseo. Per ora è “solo” un illecito amministrativo, vale a dire l’evasione, quello che viene attribuito a Claudio Scajola, ministro per le attività produttive che, da copione rimane saldamente ancorato alla sua poltrona. Coraggiosamente, visto che gli assegni consegnati dal ministro provengono dal conto corrente di un professionista – l’architetto Angelo Zampolini – legato agli affari della cricca dei grandi appalti (il costruttore Anemone e i famosi Balducci, Della Giovanpaola e De Santis, tutti in carcere per corruzione dal 10 febbraio)
L’acquisto delle case era una delle merci di scambio utilizzato dal clan edilizio in cambio di appalti e grandi opere. Tra il 2004 e il 2006 i fondi neri di Anemone gestiti da Zampolini vengono utilizzati per comprare la casa al figlio di Balducci (435 mila euro), a Scajola (900 mila), al generale della Guardia di Finanza poi in forza all’Aisi Francesco Pittorru. A questo punto c’è da chiedersi se la magnifica casa nel cuore della capitale fosse il corrispettivo di qualche favore concesso da Scajola o un regalo del magnanimo Anemone. Una possibilità di cui sono poco convinti gli investigatori. Che stanno spulciando e incrociando dati di incarichi e appalti a favore della cricca e che possono aver interessato in qualche modo il ministro.

Ma Scajola invece di rispondere al Parlamento si limita a dare interviste ai giornali, arrivandoa dire che non si dimetterà come fece per il caso Biagi (quando accusò il professore ucciso dalle BR di essere un "rompicoglioni")!

Un'intervista che viene bollata su l'Unità dalla Presidntne dell'Assemblea Nazionale del PD, Rosy Bindi, come un insieme di "risposte prepotenti. Dobbiamo sapere se quanto emerso è vero o falso. Scajola deve chiarire, e deve farlo in Parlamento. Ricopre un incarico di governo, non può fare finta di niente".

E' Bersani poi a chiedergliene conto durante la festa del 1° maggio: "Abbiamo chiesto a Scajola di riferire in Parlamento. E’ il Parlamento che ha dato la fiducia al governo. In termini di spiegazioni, quello cha abbiamo sentito o letto fino ad ora sui giornali ha detto poco o nulla - ha spiegato a Sky Tg24 il segretario del PD - la vicenda degli appalti del G8 mostra di essere un verminaio senza fondo collegato sempre a procedure straordinarie e senza trasparenza alcuna, questione che va affrontata come un nodo cruciale della democrazia italiana".

 

“Scajola deve riferire in Parlamento sui fatti sempre più gravi che emergono dietro l’acquisto della sua abitazione al Colosseo. Se il ministro continuerà a rifiutare il confronto, il Pd sarà costretto a chiederne le
dimissioni”. Lo dichiara il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, interpellato dai giornalisti. E poche ore dopo arriva una nota congiunta dei presidenti dei gruppi Pd di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro: “Dopo aver formalizzato ai presidenti di Camera e Senato la nostra richiesta di invitare il ministro Scajola a riferire in parlamento in tempi rapidi sulla vicenda relativa ad una compravendita immobiliare, i gruppi del Partito Democratico, qualora si trovassero di fronte ad una reiterata indisponibilità del ministro dello Sviluppo economico, adotteranno ogni necessaria iniziativa parlamentare nei confronti del ministro Scajola”.

Già la scorsa settimana su Europa era intervenuto
il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda : “Davanti a fatti gravi, elementi di accusa documentati, davanti a uno scandalo che offende l'opinione pubblica italiana, per un Ministro della Repubblica l'unica risposta possibile è dare una spiegazione dettagliata e convincente. Una spiegazione che smentisca alla radice, senza lasciare adito a dubbi, i fatti che sono emersi. Proprio perché per tutti deve valere il principio di innocenza, i senatori del Pd hanno chiesto che il Ministro Scajola venga immediatamente in Senato a fornire questi chiarimenti. E' necessario che lo faccia perché, se non dovesse farlo o se non fosse in grado di farlo, va da se che dovrebbe dimettersi immediatamente".

“Scajola deve chiarire la vicenda che lo riguarda anche perché oltre a possibili aspetti corruttivi, stando alle cronache giornalistiche sembrerebbe emergere anche un caso di evasione fiscale". Lo dichiarano i senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta. "Se venisse confermato il pagamento ‘in nero’ dell’appartamento da parte del ministro Scajola, tramite assegni riconducibili all’imprenditore Anemone - sottolineano i senatori - occorrerebbe fare più di una riflessione su come in situazioni analoghe si comportano i ministri in altri Paesi. La memoria corre a fatti noti e anche recenti, primo fra tutti il caso di Jacqui Smith, l’ex ministro dell’Interno britannico che lasciò l’incarico, travolta dalla polemica sulle note spese per la prima abitazione, in particolare per il rimborso chiesto per due film porno acquistati dal marito. Quello che venne definito lo scandalo dei rimborsi dalla stampa inglese e internazionale portò alle dimissioni, dopo quelle della signora Smith, di altri quattro ministri, che avevano gonfiato i loro rimborsi spese,
mettendo a carico dei cittadini, come nel caso dell’ex ministro Blears, 5mila sterline per l’acquisto di alcuni mobili.
Per una questione di tasse non pagate in Svezia nel 2006 si dimisero nel giro di tre giorni le ministre Borelius e Cecilia Stego Chilo, perché colpevoli entrambe di pagare in nero le proprie tate. La Chilo inoltre era rea di non aver pagato per ben 16 anni il canone della televisione pubblica svedese. C’è addirittura chi ministro non c’è diventato per aver pagato in nero la ‘nannie’, come Nancy Killefer che appena scoperta la magagna rifiutò di diventare la responsabile della Sanità nell’amministrazione Obama. Stessa sorte toccò al grande evasore Tom Daschle, che nascose al fisco poco più di centomila dollari”.
“Ci auguriamo che il ministro Scajola, fornendo la sua versione dei fatti, fornisca al più presto al Parlamento e all’opinione pubblica l’occasione di valutare con completezza di informazioni la vicenda, e trarne in questo modo le dovute conseguenze”.

 

“Siamo contenti che il ministro Scajola dica di avere ‘la coscienza a posto’. Se il sospetto di corruzione che gli stanno attribuendo i media ormai con insistenza e dovizia di particolari dovesse avere un qualche fondamento, non sarebbe soltanto il problema dell’ uomo Scajola. Si affacciano dubbi di oscure manovre politiche per mettere in difficoltà il governo, ma è la credibilità delle istituzioni e di tutta la classe politica che viene messa in gioco se non si fa chiarezza. Chiunque compri un immobile, tanto più se si tratta di un acquisto di pregio per il quale si spendono milioni di euro, può dimostrare come e dove ha trovato le risorse: investimenti, mutui, altre proprietà, depositi bancari.Ci auguriamo che Scajola, per il quale vale assolutamente la presunzione di innocenza, non si nasconda nel silenzio, ma fughi ogni dubbio per se stesso, per la sua famiglia, ma soprattutto per il rispetto che deve al Paese che governa”.

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