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Scajola si è dimesso. Governo nella palude

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Non dà spiegazioni e alla fine è costretto a dimettersi. Il ministro Claudio Scajola non ha retto alle pressioni che da entrambi schieramenti politici arrivavano in merito allo scandalo sull'acquisto di appartamento nelle vicinanze del Colosseo ad un prezzo ridicolo e, non sapendo motivare il perché, ha rassegnato le dimissioni, come richiesto dal PD.

E così si è passati dalla “maialata” nei suoi confronti a un più preoccupato devo "difendermi. Non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni".

Durante la conferenza stampa, Scajola ha voluto ribadire la sua estraneità al fatto di aver ricevuto denaro da imprenditori coinvolti nell'inchiesta sugli appalti del G8. Doverosamente ha ringraziato Berlusconi, l'unico a non averlo scaricato del tutto con un strappalacrime "le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti". Resta da capire ora quale sarà la prima mossa del premier: accettare le dimissioni, rifiutarle andando contro tutto e contro tutti sapendo che alla fine anche questo scandalo sarà insabbiato o rimanere nella palude dove la Pdl sta navigando?

“Noi come Partito Democratico abbiamo tenuto fin qui una posizione lineare e seria, la scelta delle dimissioni di Scajola è una scelta giusta, perché le cose che ha detto fin qui per tentare di dare spiegazioni, non sono convincenti per nessuno, se non ha niente altro da aggiungere mi pare inevitabile che consegni le dimissioni, voglio credere che questo verminare che è emerso di questi meccanismi di appalti secondo procedure secretate, venga sgominato fino in fondo”. Così Pier Luigi Bersani commentando in diretta telefonica da Repubblica.tv le agenzie che riportavano le dimissioni di Scajola.

“La magistratura – ha continuato il leader democratico - deve essere messa in condizione di procedere, in quanto questa è una vicenda è intollerabile, accettare che nel cuore dello Stato ci siano dei ponti aperti per la corruzione. Rispetto alla tenuta del Governo è uno scossone forte, in questo scenario nel quale l’empasse politica della maggioranza è conclamata. Siamo davanti ad uno scenario dove l’alternativa è tra: palude, un blocco totale delle decisioni di Governo e un rischio di precipitazione della situazione politica. Siamo di fronte ad un passaggio delicato anche dopo le vicende di litigiosità della maggioranza e delle posizioni di Fini, queste vicende di corruzione sono un ulteriore ingrediente di una situazione davvero complicata e confusa”.

Sulla vicenda Scajola “ne abbiamo viste tante, può darsi che siamo in presenza di benefattori sconosciuti. La prima cosa che viene in mente è che domani c’è la riunione al Ministero dello sviluppo Economico per gli operai della chimica, i quali si troveranno davanti un funzionario, non il Ministro, speriamo bene. Io credo francamente che siamo in una fase in cui i problemi reali non riescono a trovare soluzione, a trovare un canale di comunicazione con le decisioni di Governo. Stiamo parlando di un Ministero molto importante, che veramente ha le mani nell’insieme dei problemi dell’economia reale, sono molto colpito da questa vicenda perché conosco i problemi di quel Ministero, in uno dei Paesi più grandi del mondo, tra l’altro ci guarda anche il mondo, fatti di questo genere lasciano sconcertati”.

 

Le dimissioni di Claudio Scajola? "Sono state un gesto inevitabile, inoltre leggo spesso che c'è una gara a chi è più veloce a presentare le mozioni di sfiducia ma la fretta, si sa, fa i gattini ciechi, difficilmente infatti si sarebbe arrivati alle dimissioni se fosse stata presentata una mozione, la nostra linea di fare pressione e chiedere chiarezza in Parlamento ha portato un risultato positivo, merito del Pd". Così Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, commenta la notizia delle dimissioni del ministro dello Sviluppo non lesinando una frecciata polemica agli alleati di Idv.

Per Anna Finocchiaro le dimissioni del ministro Claudio Scajola sono "un atto corretto".

"Ne prendiamo atto - ha commentato il presidente dei senatori del Pd - la sua posizione del resto era difficilmente sostenibile, credo abbia fatto bene a rassegnare le dimissioni".

A chi le chiede cosa potrebbe accadere se il presidente del Consiglio Berlusconi respingesse le dimissioni di Scajoa, Finocchiaro ha dichiarato: "Aveva detto che sarebbe venuto in Parlamento dopo essere andato dai magistrati, ma dovrebbe farlo immediatamente". Del resto, ha osservato, "la nostra non è una posizione giustizialista. Su giornali di diverso orientamento vediamo accuse molto gravi, i fatti hanno una loro solarità, un'evidenza". Il problema, quindi, ha concluso Finocchiaro, "è politico" e riguarda i "comportamenti".

A.Dra

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