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Giacinta, vittima innocente del falso cristianesimo di Fátima

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Bruno Vespa, il 12 maggio, ha dedicato la sua trasmissione al viaggio di Benedetto XVI in Portogallo e al santuario di Fátima, in occasione del 10° anniversario della beatificazione di Francesco e Giacinta. Riguardo a quest'ultima piccola sventurata, vorrei accennare a quanto apprendo dal libro "Il quarto segreto di Fatima - Kaos edizioni, di Renato Pierri". Bruno Vespa si documenta e quindi certamente lo avrà letto.  Giacinta, la pastorella che ebbe a soffrire maggiormente, fu vittima di un cristianesimo malato. Lo dimostrano le assurdità scritte e dette su di lei da Lucia e da diversi autori cattolici. Suor Lucia dichiarò: "Giacinta era bambina soltanto negli anni. Per il resto sapeva già praticare la virtù e mostrare il suo amore a Dio e alla Vergine SS. praticando sacrifici".  Luigi da Gonzaga de Fonseca: "«Ah! Madonna mia! Ah! Madonna mia!», erano i suoi unici lamenti nei dolori più acuti…e certamente aggiungeva: «O Gesù, adesso potrete ben convertire molti peccatori perché questo sacrificio mi costa tanto!»". Questo le avevano fatto credere. Padre Valinho: "La malattia le provocava dolori lancinanti, ma aveva imparato che il dolore è misteriosamente utile nell’economia della salvezza e lo cercava". Questo pure le avevano fatto credere. Giovanni Paolo II, nel discorso del 13 maggio 2000 a Fátima, si mostrò persuaso che la bontà del Signore si fosse manifestata salvando lui nell’attentato a piazza S. Pietro, e facendo morire Giacinta tra le più atroci sofferenze, nonché del fatto che i sacrifici della pastorella fossero andati a suo beneficio.   Senza questo falso cristianesimo non sarebbe stato possibile creare Nostra Signora di Fátima.
 
Elisa Merlo

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