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MARTIRI ITALIANI di Kesariani.Un commovente commento di Claudia Capone,ex v.Pres.Comites Grecia

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Quando ho accettato di prendere parte alla commissione per la memoria degli italiani uccisi dai nazisti tedeschi, l`ho fatto per interessi storici ed umani.Volevo infatti conoscere di più i fatti svoltisi in Grecia dopo il `43 e, nello stesso tempo, avvicinarmi al dramma vissuto da quei militari, il cui sacrificio è rimasto ingiustamente anonimo per così tanto tempo.

Ho conosciuto anni fa Achille, arzillo contadino di settant` anni, attendente, durante la seconda guerra mondiale, di un ufficiale italiano in servizio nel Montenegro. Raccontava con commozione le storie personali che aveva vissuto in quel periodo e sottolineava che cosa avesse imparato da quella tragica esperienza. Raccontava di quando faceva barba e capelli all` ufficiale, di come gli preparava il bagno e gli lucidava gli stivali. Ma non solo. Parlava anche dei commilitoni meno fortunati,delle loro sofferenze nei tremendi freddi balcanici, di come andassero a morire in un luogo sconosciuto, in una guerra il cui significato a loro sfuggiva. Una volta esauriti gli argomenti, Achille ricominciava daccapo, aggiungendo sempre altri particolari deformati dagli anni e dalla memoria e si offendeva se qualcuno alzava gli occhi al cielo, stanco di sentirsi ripetere le stesse cose. Avrebbe voluto trasmettere quello che lui aveva vissuto,il senso di quei giorni tragici,ma gli era difficile. Achille, tuttavia, è stato fortunato: è tornato dal fronte, ha costruito una famiglia, ha affrontato le vicissitudini di una normale esistenza, ha avuto un nipote che oggi porta il suo stesso nome, è morto.

Scorro i nomi di quei soldati e ufficiali fucilati a Kessariani nel `43: la loro età non superava i 35 anni e scopro che uno ne aveva solo 19. Rabbrividisco: come si fa ad affrontare un plotone di esecuzione a soli 19 anni? Quali indicibili, efferate colpe può aver commesso un ragazzo di 19 anni per meritare una tale fine? Dante ,la cui unica colpa ,forse , fu quella di opporre un no al fascismo e alla guerra, si è visto strappare la vita ingiustamente e in maniera vigliacca. A differenza di Achille, gli è stato negato il diritto di tornare in patria, di farsi una famiglia,d i realizzare i propri sogni, di mettere al mondo discendenti. Ma il grido della protesta emerge dalla sua nuda data di morte, attraversa 66 anni ed è forte e lacerante alle orecchie di chi si ferma ad ascoltare. Dante è un eroe non perchè si è cimentato in azioni particolarmente spericolate , ma perchè ha avuto un atteggiamento fermo e deciso in una situazione dove il sì e l` arrendevolezza erano molto più comodi e facili o semplicemente perchè ci si è trovato in quella situazione e ne ha pagato le conseguenze con la vita, vittima della cieca furia nazista.

Il suo grido può attenuarsi quando le nostre nuove generazioni sapranno che ci sono stati giovani nel passato che, come Dante, non si sono rassegnati , hanno lottato per un mondo più giusto ,sono morti ingiustamente e il loro sacrificio è passato per molto tempo nel silenzio. Esse non possono e non devono ricambiarli ancora una volta con l` indifferenza e con la scusa che oggi ci sono altri problemi da affrontare. Attraverso un dialogo ideale, tra nuove e vecchie generazioni, fatto di studi, ricerche e riflessioni sui fatti, anche un solo nome riportato alla luce ,una sola identità serve, è utile ,soprattutto per evitare di rifare errori tremendi. E la formazione di una società più pacifica, giusta e democratica, passa anche attraverso queste strade.

Claudia Capone

 

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